Il basket europeo è arrivato a un bivio e la decisione maturerà tra oggi e domani. A Cernobbio, a Villa d’Este, gli azionisti di Eurolega si riuniscono per decidere se avviare una trattativa con l’NBA oppure proseguire autonomamente sulla strada dell’espansione. La riunione, ospitata dall’Olimpia Milano, è in programma questa sera e sarà riconvocata martedì mattina.
Come riferisce Affari & Finanza, al tavolo siedono i club con diritto di voto nell'”Euroleague Commercial Assets”, la società che gestisce gli asset commerciali della competizione: tra questi Real Madrid, Barcellona, Olimpia, Panathinaikos, Olympiacos, Maccabi Tel Aviv, Žalgiris, Fenerbahçe, Anadolu Efes e Bayern Monaco, oltre al management guidato dal ceo Chus Bueno. Alla riunione prenderanno parte anche i proprietari, oltre ai general manager e ai rappresentanti dei club.
Ogni decisione dovrà essere presa all’unanimità.
Due strade davanti all’Eurolega
La proposta formale dell’NBA sarebbe già stata sottoposta all’attenzione dell’Eurolega, anche se i dettagli economici e societari rimangono riservati. Da una parte c’è l’ipotesi di un accordo per integrare l’attuale competizione all’interno di NBA Europe. Dall’altra c’è il piano di crescita già avviato dall’Eurolega, che prevede il passaggio da 20 a 24 squadre a partire dalla stagione 2027/28, con licenze di lungo periodo più stabili e ricavi più prevedibili, secondo un modello vicino a quello di una lega chiusa.
Le nuove licenze assegnabili saranno fino a otto, mentre due posti resteranno legati all’EuroCup.
Le candidature per NBA Europe, riferisce la stampa di settore, sono state ristrette a undici progetti per otto posti, valutati non soltanto sulla base dell’offerta economica ma anche considerando mercato, proprietà, pubblico, sponsor e sostenibilità. Dall’Italia sono in corsa le due neonate società romane – Maxima Roma e BC Roma – con Varese sullo sfondo.
Il progetto di Silver
NBA Europe, secondo la bozza circolata, avrebbe 16 squadre: dodici permanenti e quattro ammesse attraverso la qualificazione. L’obiettivo indicato da Adam Silver è il debutto nell’ottobre 2027. Il commissioner ha chiarito di non voler aspettare all’infinito: «È un’opportunità che capita una volta nella vita», ha dichiarato, definendola «un progetto storico per lo sport europeo».
Per quanto riguarda le trattative con l’Eurolega, ha parlato di progressi e di un accordo che sarebbe preferibile per tutti; tuttavia il progetto partirebbe anche in assenza di un’intesa. Bueno ha replicato sulla stessa linea: senza un accordo, l’Eurolega andrà avanti per conto proprio.
L’NBA avrebbe esteso i contatti anche ad alcuni dei principali club calcistici europei, tra cui Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Paris Saint-Germain e Milan. Il coinvolgimento del club rossonero richiama RedBird, che ne è proprietario, e coinvolge indirettamente anche Varese. L’Olimpia, invece, sembra puntare soprattutto a un accordo complessivo tra le due leghe.
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Il modello americano
Il fulcro del piano è l’esportazione del modello statunitense: diritti audiovisivi internazionali e impianti in grado di generare fatturato anche nei giorni in cui non si disputano partite, attraverso hospitality, ristorazione, negozi, eventi e concerti. Un altro pilastro è il controllo della spesa, con un salary cap collegato ai ricavi e una luxury tax oltre determinate soglie, mentre l’Eurolega ha lasciato agli azionisti una maggiore libertà di investimento.
Dal basket italiano arrivano valutazioni positive. Andrea Bargnani, executive advisor della Lega Basket Serie A, considera il progetto un acceleratore che «sposterà capitali» e attirerà investitori finora rimasti fuori dal sistema. Maurizio Gherardini, presidente della Lega, invita invece alla compattezza per evitare di sprecare l’occasione.
La finanza americana è già in campo
Il tema è strettamente legato agli investimenti Usa nello sport italiano. Un report di iMark Holdings stima che nel calcio gli investitori americani controllino oltre un terzo dei club di vertice: Oaktree possiede il 99,6% dell’Inter, RedBird il Milan, i Friedkin la Roma, Rocco Commisso la Fiorentina e Krause Group il Parma, mentre Stephen Pagliuca e Bain Capital detengono il 55% della subholding dell’Atalanta. Nel basket, North Sixth Group di Matt Rizzetta possiede il 67% di Napoli, Newport Holdings il 90% di Trieste e East Coast Sports Investment Group di Ron Rowan la maggioranza di Pistoia.
La logica consiste nell’acquistare società a valutazioni molto più basse rispetto a quelle delle franchigie americane per aumentarne valore e ricavi.
Roberta Marcenaro Lyon, ceo e founder di iMark, sposta l’attenzione sul Golfo: secondo lei, il vero retroscena di NBA Europe è l’arrivo dei fondi mediorientali, già osservato nel calcio con Psg e Manchester City, favorito dalla disponibilità dell’Nba a concedere ai fondi sovrani il 100% della proprietà.
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I nodi giuridici e di mercato
Restano due questioni aperte: quante competizioni il basket europeo possa sostenere sotto il profilo economico e del pubblico, e come il modello NBA possa inserirsi nel diritto europeo.
Luca Ferrari, responsabile globale della practice Sports, Talent and Entertainment di Withers, osserva che il salary cap può entrare in conflitto con le norme Ue sulla concorrenza, ma beneficia di una deroga legata alla contrattazione collettiva, sulla quale poggiano il sistema Eurolega e il tetto salariale introdotto nel 2013 dalla Lega Serie B. Lo stesso principio, a suo giudizio, potrebbe estendersi agli scambi, attraverso un assenso preventivo ai trasferimenti, mentre un impianto centralizzato potrebbe convivere con promozioni e retrocessioni.
Le decisioni di Cernobbio stabiliranno se il 2027 porterà a un’unica grande competizione costruita insieme all’NBA oppure a due sistemi in concorrenza per squadre, pubblico e ricavi.
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