L'Eurolega alza l'asticella per un futuro in continua espansione

L’EuroLeague guarda al futuro con ambizioni sempre più globali: espansione, modello franchising, dialogo aperto con l’NBA e una strategia digitale per trasformare il crescente appeal del basket europeo in valore economico.

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il ceo fa il punto
Image Credits: @EuroleagueBasketball

La Final Four di Atene è stata la cornice scelta da Chus Bueno per delineare il futuro di un movimento in piena ebollizione. Il CEO dell’Eurolega ha incontrato i media con numeri da esibire e un’agenda fitta di dossier aperti: dall’espansione in franchising al dialogo con l’NBA, passando per una piattaforma digitale che la lega non ha ancora ma di cui sente urgentemente il bisogno.

Il punto di partenza è la salute del prodotto. «Durante la stagione regolare abbiamo avuto 122 milioni di spettatori che hanno seguito le partite dal vivo», ha esordito Bueno.

Le visualizzazioni sui social media hanno toccato quota 1,5 miliardi, con una crescita dell’80% rispetto all’anno precedente, mentre quelle in diretta e in differita sono aumentate dell’82%. Cifre che alimentano l’appetito del mercato: 17 offerte per diventare franchigia di espansione e 40 club in fila per l’EuroCup.

Il modello cambia: arriva il franchising

La stagione prossima segnerà il passaggio formale al modello franchising, con l’integrazione progressiva di nuove squadre negli anni successivi. Nel mirino c’è un allargamento da 20 a 22 club attraverso un sistema a conference, fino ad arrivare a ventiquattro. Stella Rossa e Partizan hanno già consegnato una lettera di intenti.

«Sono con noi praticamente dall’inizio e hanno dimostrato il loro impegno: la passione, i tifosi, gli stadi pieni», ha detto Bueno, precisando che i club fondatori beneficeranno di condizioni agevolate rispetto ai nuovi entranti.

Per dare la misura del valore in gioco, il CEO ha citato la valutazione effettuata dalla banca d’investimento JB Capital: 1,4 miliardi di euro per l’intera lega, con le azioni degli attuali azionisti stimate a 83 milioni. La quota standard per diventare franchigia si aggirerebbe intorno agli 80 milioni, cifra destinata a scendere sensibilmente per chi ha già contribuito a costruire il campionato.

La piattaforma che manca

Uno dei nervi scoperti dell’Eurolega è la mancanza di un rapporto diretto e strutturato con i propri tifosi. «Siamo bravi nelle vendite b2b, ma non monetizziamo i fan, non interagiamo con loro e non creiamo esperienze come potremmo», ha ammesso candidamente Bueno.

Sito web, app e prodotto fantasy viaggiano oggi su binari separati.

L’obiettivo è riunire tutto in un’unica piattaforma proprietaria da cui gestire VOD, fantasy gaming, biglietteria e altri servizi. In Europa, ha ricordato il CEO, esistono circa dieci milioni di tifosi disposti a spendere: «C’è mercato, ma non c’è un posto nel mercato».

Il nodo NBA: tutto sul tavolo, nessuna fretta

Il dossier più atteso riguarda i contatti con NBA Europe. Bueno ha confermato l’esistenza di un dialogo aperto, ma ha invitato alla cautela: «Siamo aperti all’esplorazione, ma questo non significa che accadrà».

Il principio condiviso da entrambe le parti è che la frammentazione diluisce il valore, crea attrito e nuoce al business. Cosa ne seguirà, se una partnership, una joint venture o una fusione vera e propria, resta da definire.

Le questioni sul tavolo sono numerose e complesse: proprietà intellettuale, accordi commerciali preesistenti, numero di squadre, persino il nome dell’eventuale nuova lega. Il dato rassicurante, secondo il CEO, è che per ora non emergono linee rosse invalicabili. «Da quello che sento, ci sono idee differenti e interessanti, ma non veri punti di rottura».

L’Eurolega, in ogni caso, non si siede al tavolo in posizione di debolezza: «Se per qualsiasi motivo non dovesse andare a buon fine, abbiamo un piano solido. I club hanno approvato all’unanimità la nostra strategia e andiamo avanti».

I dossier aperti

Restano in sospeso alcune questioni operative di rilievo. Non è ancora fissata una data per la decisione sull’ingresso del Bourg en Bresse in Eurolega, mossa che potrebbe avere ricadute sulle posizioni di Monaco e Paris. Sul fronte del Medio Oriente, la lega monitora l’evoluzione della situazione per stabilire le condizioni di partecipazione delle squadre israeliane nella prossima stagione.

Quanto alla Final Four 2027, l’accordo con Abu Dhabi esiste ma non verrà ufficializzato finché lo scenario regionale non offrirà maggiori certezze. A settembre sarà valutata l’eventualità di un piano alternativo.

Intanto l’Olympiacos, fresco campione d’Europa, ha trasformato Atene in un bagno di folla. Centinaia di migliaia di persone per le strade della città: uno spettacolo che, a chi segue il basket italiano (ma più in generale lo sport italiano), lascia qualcosa di più di una semplice invidia sportiva.

Perchè numeri così in Italia non si raggiungeranno mai.

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