Palla contesa. Da un lato, Gerry Cardinale che rilancia la sua visione di un basket europeo rifondato attorno alla NBA Europe e ai grandi club calcistici del continente. Dall’altro, Chus Bueno, ceo dell’Eurolega, che dalla sala stampa delle Final Four non usa mezzi termini: le parole del numero uno di RedBird sono state «irrispettose e arroganti».
Lo scontro
Come già scritto su Sport e Finanza, Cardinale ha mostrato le sue intenzioni: il modello cestistico europeo, nella sua forma attuale, non sarebbe in grado di generare redditività diffusa per i club. La soluzione, secondo il presidente del fondo proprietario dell’A.C. Milan, passerebbe da una collaborazione strutturata tra la lega americana e i principali club del calcio europeo.
Un cambio di paradigma, insomma, che metterebbe in discussione l’architettura attuale della competizione continentale.
Bueno ha risposto punto per punto. «Non conosco Gerry personalmente, – ha esordito il dirigente spagnolo, – ma ritengo che il suo commento sia stato irrispettoso, perché afferma che il business non è sostenibile e che lui, in quanto uomo d’affari, risolverà il problema, senza considerare l’Olimpia Milano e i suoi quasi novant’anni di storia, il patrimonio di Antonello Riva, Dan Peterson, Mike D’Antoni, Dino Meneghin. La famiglia Armani ha costruito una comunità, una cultura, una tradizione, un’identità: questo va rispettato».
Sul fronte dell’arroganza, Bueno ha poi ribaltato i termini del confronto: «La Serie A perde più di trecento milioni di euro all’anno, forse quattro miliardi in dieci anni. Cardinale sa bene quanto sia difficile avere un proprio stadio: il Milan è a San Siro da cent’anni ed è uno dei pochi club a non possedere il proprio impianto. Eppure dice che risolverà tutto».
Il ceo dell’Eurolega ha però voluto distinguere la posizione del singolo da quella della lega: «Non credo che l’NBA la pensi così. Stiamo lavorando insieme per costruire la migliore partnership possibile, e loro comprendono e rispettano la comunità del basket».
Il progetto nel cassetto
Al di là delle scaramucce verbali, il piano di Cardinale prenderebbe forma attorno a un elemento concreto: l’area di San Donato Milanese. Quella stessa zona inizialmente scelta dal Milan per il nuovo stadio, e poi accantonata dopo la decisione di restare a San Siro, potrebbe diventare il cuore pulsante dell’ambizione cestistica di RedBird.
Il fondo ha già investito nell’area circa 55 milioni di euro complessivi, e punta a valorizzare quell’esborso attraverso la costruzione di un nuovo palazzetto, con un costo stimato intorno ai 400 milioni.
L’impianto non sarebbe dedicato esclusivamente al basket: la formula prevede concerti ed eventi per garantire un utilizzo continuativo durante l’anno, elemento essenziale per la sostenibilità finanziaria dell’operazione. Milano, del resto, non è terreno vergine sul fronte dell’intrattenimento dal vivo, e la concorrenza cittadina è tutt’altro che assente.
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Nodi da sciogliere
Prima ancora di parlare di mattoni e cemento, il progetto NBA Europe dovrà chiarire la sua posizione rispetto all’Eurolega. Le interlocuzioni tra le parti sono in corso, ma il livello di integrazione con i club già esistenti resta la variabile più delicata dell’intera equazione.
Il rischio, per chi si propone come riformatore, è di alienarsi fin da subito gli interlocutori più importanti.
E se le prime impressioni contano, e nel mondo degli affari contano eccome, Cardinale ha mancato il bersaglio. Le parole di Bueno suonano come un campanello d’allarme: costruire alleanze in Europa richiede rispetto per ciò che è già stato edificato, prima ancora di proporre di demolirlo e ricostruirlo da capo.