NBA Europe-Eurolega, il dialogo non decolla: Bueno blinda la competizione

Chus Bueno rivendica la nuova compattezza dei club e manda un messaggio alla NBA: il dialogo resta aperto, ma senza un’intesa condivisa il rischio è una frammentazione nel basket europeo.

Bueno Eurolega
la posizione del ceo
Image credits: Euroleague

Confronto aperto tra NBA ed EuroLeague, ma la scintilla non è ancora scattata. Chus Bueno, amministratore delegato della massima competizione europea, non chiude la porta a un accordo con la lega americana, ma rivendica una posizione di forza dopo mesi in cui il progetto NBA Europe sembrava destinato a mettere sotto pressione l’intero ecosistema continentale.

«Sono stati mesi molto, molto intensi da quando ho assunto l’incarico, ma oggi siamo molto felici – ha spiegato Bueno a CityAM -. Posso dire che non siamo mai stati meglio. Siamo più forti, siamo insieme per dieci anni e le squadre vogliono passare al modello delle franchigie, il che significa stare insieme per sempre».

La posizione dell’Eurolega

Il messaggio è rivolto anche alla NBA, che punta a lanciare dal 2027 una nuova lega europea insieme alla FIBA e continua a guardare ai grandi marchi del basket continentale. EuroLeague, nel frattempo, ha blindato i tredici club azionisti con accordi decennali e sta lavorando alla trasformazione del proprio modello, con l’obiettivo di passare da 20 a 24 squadre e raccogliere nuovo capitale attraverso la vendita di franchigie.

Il punto centrale, però, è che EuroLeague non intende presentarsi al tavolo come una realtà in difficoltà. Anzi, Bueno rivendica una posizione di forza e respinge l’idea che l’arrivo della NBA in Europa possa cancellare la competizione esistente, anche nello scenario più complicato di una possibile uscita di alcuni club.

«Va bene competere. Voglio dire, competiamo con la BCL. Una cosa che la gente deve capire è che EuroLeague non scomparirà mai. Anche nello scenario peggiore, se cinque squadre andassero via, EuroLeague avrebbe comunque quindici squadre, quindi non c’è alcuna possibilità che la lega scompaia».

Le cifre sul piatto

La strategia passa anche dal mercato. EuroLeague sostiene di aver già ricevuto oltre venti manifestazioni di interesse per nuove franchigie, per un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di euro. «Siamo molto fiduciosi, perché il mercato sta già comprando. Ci sentiamo molto forti e consegneremo i numeri».

La differenza rispetto alla proposta NBA resta però evidente. Le nuove franchigie EuroLeague dovrebbero muoversi in un ordine di grandezza tra 50 e 100 milioni di euro, molto lontano dalle valutazioni ipotizzate per NBA Europe, dove alcune piazze strategiche potrebbero arrivare a richieste nell’ordine di centinaia di milioni o persino del miliardo di dollari.

Bueno non nega la capacità della NBA di attrarre capitali, ma invita a distinguere tra interesse teorico e contratti firmati. A suo giudizio, gli investitori istituzionali accetteranno cifre elevate solo a fronte di garanzie molto robuste, soprattutto se il perimetro sportivo e commerciale della nuova lega resterà ancora indefinito.

«Non finanziano il rischio, non finanziano l’incertezza, e se metti sul tavolo grandi numeri, ci sono grandi protezioni. I miei ex colleghi sono molto bravi, molto sofisticati, quindi presumo che riescano a raccogliere denaro. Ma presumo anche che sarà denaro molto condizionato».

La ricerca di un terreno comune

Il nodo riguarda soprattutto la sostenibilità industriale del progetto NBA Europe. Per reggere nel lungo periodo serviranno diritti media importanti, ma secondo Bueno è difficile valutare oggi un prodotto di cui non sono ancora noti club, giocatori, format definitivo e struttura competitiva.

«Non conosco nemmeno le squadre che avrai, i giocatori che giocheranno in quella lega. Quindi, se mi costringi a mettere un numero, metterò molte protezioni», ha spiegato il CEO di EuroLeague.

Entrambe le parti riconoscono che una soluzione condivisa sarebbe preferibile, ma i colloqui finora non hanno prodotto la svolta. EuroLeague chiede che tutti i suoi club siano riconosciuti e compensati per il lavoro fatto nel costruire il basket europeo moderno; la NBA, invece, ragiona su un modello in cui l’accesso alla nuova lega richiede capitali importanti.

«La NBA nelle ultime settimane è sempre più rumorosa. Verranno con EuroLeague o senza EuroLeague, e le squadre stanno reagendo a questo. È come dire: prepariamoci con la NBA, ma prepariamoci anche a combattere», ha dichiarato Bueno.

Il rischio frammentazione

Il rischio, secondo il dirigente, è una frammentazione del mercato europeo. Due competizioni rivali si contenderebbero club, città, sponsor, diritti media e investitori, indebolendo il valore complessivo del prodotto proprio mentre il basket continentale prova a crescere come asset sportivo globale.

«Questo genererà molta frammentazione e molto attrito, e noi non lo vogliamo. Non dovremmo volerlo entrambi, ma è inevitabile – ha avvertito Bueno -. La frammentazione creerà competizione tra le nostre migliori squadre europee attuali e le nuove squadre, sul lato dei diritti media e delle sponsorizzazioni, e persino nei nuovi mercati, perché abbiamo offerte per andare in piazze come Roma, Londra e Berlino, e anche loro sono in quei mercati».

La sintesi è che il dialogo resta aperto, ma non ancora produttivo. Bueno continua a definirsi ottimista, ma l’intervista fotografa una fase in cui EuroLeague non si sente più sotto assedio: si considera più forte, più compatta e pronta a trattare solo da pari a pari.

«Avrei voluto essere qui tre anni prima, e avremmo potuto fare un accordo prima e poi andare insieme sul mercato – ha concluso -. Spero – sono un tipo ottimista – che possiamo ancora trovare una soluzione. Penso che oggi non abbiamo ancora trovato il click, ma ci sono alcune conversazioni e magari da una settimana all’altra le cose possono cambiare».

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