EuroLeague pronta contro NBA Europe, Bueno: «Se serve, competeremo da soli»

NBA Europe e EuroLeague si preparano a contendersi il futuro del basket europeo. Investimenti, nuovi club, diritti TV e talenti: ecco la sfida che può ridisegnare il movimento continentale.

Bueno Eurolega
futuro del basket europeo
Image credits: Euroleague

Il basket europeo è arrivato a un punto di svolta. Nei prossimi anni potrebbe prendere forma un nuovo equilibrio destinato a condizionare il movimento per decenni: da una parte l’EuroLeague, il massimo torneo continentale nato nel 2000 e reduce da una profonda riorganizzazione sul piano commerciale e finanziario; dall’altra l’NBA, che insieme alla FIBA sta preparando NBA Europe, la nuova competizione destinata, nelle intenzioni, a debuttare nell’ottobre 2027.

A tracciare i confini della sfida è Chus Bueno, amministratore delegato dell’EuroLeague dallo scorso febbraio. Il dirigente non esclude alcuno scenario, compreso quello di una competizione diretta.

«Se non riusciamo a concludere un accordo in Europa, gareggeremo in Europa», ha dichiarato a Reuters, precisando che un eventuale accordo con la lega americana «deve funzionare per entrambi, non solo per uno di noi».

La strategia dell’EuroLeague

È proprio la possibile nascita di due competizioni concorrenti a preoccupare maggiormente l’EuroLeague. Bueno teme una frammentazione del mercato capace di ridurre il valore complessivo del basket europeo.

«Se ci sono due leghe, questo creerà una frammentazione del valore, sia a livello istituzionale che commerciale, in termini di diritti televisivi e presenze dei tifosi», ha spiegato il dirigente.

L’EuroLeague, tuttavia, non intende limitarsi a difendere lo status quo. Bueno rivendica il ruolo dei club storici, molti dei quali radicati nelle rispettive città da decenni, in alcuni casi da oltre un secolo. Una presenza sul territorio che, secondo il manager, rappresenta un patrimonio che anche l’NBA potrebbe sfruttare per conoscere e penetrare meglio i singoli mercati europei.

Sul piano sportivo e commerciale, l’EuroLeague punta a crescere dalle attuali venti squadre a ventiquattro nella stagione 2027-28, con ventuno club dotati di licenza permanente. Le tredici licenze di categoria A già assegnate alle società storiche verrebbero convertite senza costi aggiuntivi. A queste si aggiungerebbero otto concessioni di lungo periodo destinate a mercati considerati strategici.

Il progetto ha già attirato capitali importanti: le proposte vincolanti arrivate finora sono dodici, per un valore complessivo superiore agli 800 milioni di euro, in aumento rispetto ai circa 700 milioni registrati appena poche settimane prima.

Il vero obiettivo: colmare il divario con il calcio

Dietro lo scontro tra EuroLeague e NBA Europe c’è però una partita ancora più ampia: quella per aumentare il peso economico del basket nel mercato sportivo europeo.

Secondo Bueno, oggi il basket rappresenta meno del 2% del mercato media sportivo del continente, mentre il calcio arriva al 92%. Un divario enorme per quello che, in termini di seguito, è considerato il secondo sport europeo.

Per provare a ridurlo, l’EuroLeague prepara per ottobre il lancio di una piattaforma direct-to-consumer unificata. L’obiettivo è concentrare in un’unica infrastruttura proprietaria diversi servizi: streaming, biglietteria, merchandising e scommesse.

Il traguardo fissato dalla lega è particolarmente ambizioso: raggiungere dieci milioni di abbonati mensili e generare, attraverso il nuovo ecosistema digitale, un giro d’affari potenziale di un miliardo di euro.

Una sfida che va oltre il parquet

Il futuro del basket europeo, dunque, potrebbe dipendere dalla capacità di costruire un modello commerciale sostenibile e competitivo.

EuroLeague e NBA Europe potrebbero trovare un accordo e costruire una convivenza, oppure trasformarsi in rivali dirette per club, giocatori, tifosi, sponsor e diritti televisivi. In entrambi i casi, la posta in gioco è enorme.

Bueno non si sottrae allo scenario più duro. «Se abbiamo due leghe, va bene, competeremo», ha concluso. Ma la sua avvertenza è altrettanto chiara: «La frammentazione non diluisce soltanto il valore: crea attrito. E quando si compete, sappiamo che accadranno cose che non piaceranno a nessuno».

La partita, insomma, è già cominciata.

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