America’s Cup, De Nora: «Come la Formula 1. Questo deve essere il nostro futuro»

L’America’s Cup riparte da Napoli con le regate preliminari. Matteo de Nora, team principal di New Zealand, indica nella Formula 1 il modello per il futuro commerciale della Coppa.

 

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Image Credits: Ricardo Pinto / America's Cup

Prende il via oggi nel Golfo di Napoli la fase delle regate preliminari dell’America’s Cup, e a tracciare la rotta del nuovo corso della manifestazione è Matteo de Nora, team principal di Emirates Team New Zealand. È stato proprio lui a indicare la città partenopea come sede dell’evento: «Ho prima scelto l’Italia, poi Napoli», ha dichiarato a Il Giornale, spiegando di trovarsi bene nel capoluogo campano.

De Nora, da anni alla guida del team che detiene il trofeo, è tra gli uomini che hanno contribuito a costruire il nuovo format della competizione e oggi guarda a un’evoluzione destinata a modificare anche la dimensione economica della Coppa.

La direzione indicata è chiara e prende come riferimento uno dei più grandi fenomeni sportivi globali: «L’America’s Cup come la Formula 1. Questo deve essere il nostro futuro».

La svolta commerciale della Coppa

La riflessione di De Nora parte da una caratteristica storica dell’America’s Cup. Negli ultimi decenni, la competizione ha mantenuto una struttura distante dai grandi modelli dello sport professionistico contemporaneo, con un rapporto limitato con la commercializzazione dell’evento. Una scelta che lo stesso manager neozelandese considera ormai da superare.

«Grazie a, o per colpa di Team New Zealand, c’era sempre stata, negli ultimi vent’anni da quando vinciamo, una specie di allergia a farne una cosa molto commerciale», ha raccontato a Il Giornale. De Nora ha ricordato come la Coppa non abbia tradizionalmente puntato sulla vendita dei biglietti e abbia persino rinunciato in alcune occasioni alla valorizzazione economica dei diritti televisivi: «Non ci sono biglietti di ingresso, abbiamo anche regalato i diritti tv. Altri sport sono dei mega business. Noi abbiamo sempre resistito e adesso abbiamo aperto la porta».

Il modello verso cui guardare è quello costruito da Liberty Media attorno alla Formula 1, capace di trasformare una competizione fortemente legata alla tecnologia in un prodotto globale nel quale sport, contenuti e intrattenimento convivono. Secondo De Nora, questa evoluzione può produrre ricadute economiche significative: «Questi eventi in teoria molto tecnologici si trasformano veramente in uno show. I ritorni dal punto di vista economico sono impressionanti».

Il modello degli altri grandi sport

Il parallelismo era già emerso nelle parole di Max Sirena durante l’evento “Il Foglio a San Siro”. Il team director di Luna Rossa ha inserito la trasformazione della Coppa all’interno di un percorso già seguito da altre discipline internazionali.

«È un po’ il processo che hanno fatto molti sport professionistici, dal calcio alla Formula 1», ha spiegato Sirena. La componente commerciale, secondo il manager italiano, è diventata una parte strutturale dello sviluppo di un movimento sportivo e richiede una nuova visione dell’evento: «Lavorare sulla visione dell’evento da un punto di vista sportivo, di interesse pubblico e soprattutto commerciale era fondamentale».

Il tema è quindi trovare un equilibrio tra la necessità di ampliare il pubblico e quella di preservare il valore della competizione. Sirena ha sottolineato proprio questo aspetto quando ha parlato dell’esigenza di «mantenere le riflessioni di quella che è l’attuale economia della competizione».

La partita si gioca inoltre in un mercato nel quale lo sport deve confrontarsi con una quantità crescente di contenuti e forme di intrattenimento. Streaming, social media e piattaforme digitali hanno reso l’attenzione del pubblico una risorsa contesa e spingono gli organizzatori a ripensare la costruzione dell’esperienza attorno all’evento.

È in questo contesto che Marzio Perrelli, ceo dell’America’s Cup Partnership, ha indicato la necessità di intervenire sulla percezione complessiva della manifestazione. «Devi diventare bello dal punto di vista competitivo, devi diventare bello da un punto di vista glamour, devi diventare bello da un punto di vista di tutto quello che circonda l’evento», ha spiegato.

Napoli al centro del progetto

La scelta di Napoli si inserisce direttamente in questa strategia. La città ospiterà per 15 mesi le attività legate all’America’s Cup e diventa così uno dei luoghi attraverso i quali testare la capacità della competizione di costruire una relazione più ampia con il pubblico e con il territorio.

La permanenza prolungata dell’evento viene considerata parte integrante del progetto. «Siamo 15 mesi a Napoli… è qualcosa di importante che verrà lasciato in eredità alla città», ha aggiunto Perrelli.

Anche De Nora ha sottolineato l’importanza della collaborazione con le strutture e le istituzioni coinvolte nell’organizzazione. A proposito di Sport e Salute, si è detto soddisfatto del rapporto costruito con l’ente: «Sport e Salute è una delle buone sorprese. Quando organizzi questi eventi, soprattutto in una città complessa come Napoli, è importante collaborare e trovare la strada per risolvere i problemi. Possiamo chiamare, parlare, chiarire e cercare di risolvere». Un giudizio comunque non privo di margini.

Le incognite sportive e legali

Sul piano sportivo, Emirates Team New Zealand arriva alle regate preliminari con meno tempo di permanenza nel Golfo rispetto ad alcuni degli avversari. La squadra neozelandese è arrivata a Napoli dieci giorni prima dell’inizio delle gare, mentre altri team – tra cui Luna Rossa – hanno potuto accumulare una maggiore conoscenza del campo di regata.

«Oggi a Napoli non siamo forti perché non conosciamo il Golfo», ha spiegato De Nora. La scelta di prepararsi in Nuova Zelanda con la barca della Coppa è stata legata anche ai tempi necessari per il successivo trasferimento dell’imbarcazione in Europa. L’obiettivo, ha chiarito il team principal, era arrivare alla fase europea con la barca nelle migliori condizioni possibili.

Restano inoltre alcuni dossier tecnici sui quali il confronto tra i team potrebbe proseguire. De Nora ha citato in particolare la questione delle vele e dei brevetti detenuti da Emirates Team New Zealand, facendo riferimento anche al passaggio del proprietario di North Sails alla guida del team inglese.

Sul fronte legale, invece, il manager neozelandese ha parlato delle azioni avviate negli Stati Uniti dal New York Yacht Club. «Sicuramente ci… occupano, perché tutte queste cose vanno prese sul serio», ha dichiarato, spiegando che il team ha seguito con attenzione i principi e le regole del Deed of Gift e si è avvalso anche del parere di avvocati americani.

La posizione sulla continuità dell’edizione resta però chiara: «Sicuramente questa edizione della Coppa non è a rischio». Se necessario, come tutte le cose nuove, non sono esclusi aggiustamenti in vista della competizione ufficiale nel 2027.

La nuova sfida dell’America’s Cup

La trasformazione passa dunque dalla capacità di costruire un modello economico più strutturato mantenendo al centro la componente tecnologica che ne ha caratterizzato la storia recente. Il riferimento alla Formula 1 serve a indicare una direzione nella quale l’evento sportivo diventa anche una piattaforma internazionale per contenuti, pubblico e partner commerciali.

«Bisogna avere senso di responsabilità verso il futuro dell’evento – ha concluso de Nora – e che questa sia la priorità di chi oggi ha in mano l’organizzazione, i team che partecipano ad ACP (America’s Cup Partnership). Non bisogna pensare ai propri risultati e interessi ma all’evento. Questa buona volontà farà la differenza per il futuro buono o cattivo della Coppa».

La nuova America’s Cup oggi riparte da qui. La rotta indicata è quella; ora spetta alla Coppa costruire il proprio percorso.