C’è un paradosso affascinante che attraversa la nuova era dell’America’s Cup: la competizione sportiva più antica al mondo si trova oggi in una fase che ricorda, per approccio e visione, quella di una startup.
«È anche bella questa sfida perché la manifestazione più antica al mondo è in una fase di start up, – ha spiegato Marzio Perrelli, ceo dell’America’s Cup Partnership all’evento “Il Foglio a San Siro”. – Si parte da una nuova cosa, un nuovo modello e non si pensa solo all’aspetto tecnico, ma anche a tutto quello che si riuscirà a fare intorno».
La manifestazione più antica del mondo in fase startup
La rivoluzione parte dalla governance. L’America’s Cup cambia forma, abbandonando uno dei suoi pilastri storici: il ruolo centrale del defender. «C’è un cambio di forma: il defender non è più quello che organizza tutto, – ha sottolineato Perrelli. – Fino ad oggi il defender diceva “metto la coppa in patio, giorno X, ora X, nel posto X”. Adesso invece si cambia: tutti i team sono uguali».
Una trasformazione che si accompagna anche a una revisione dei tempi: «L’idea è quella di arrivare a fare qualcosa di più ravvicinato nel tempo con la Coppa sarà ogni due anni: 27-29-31».
Un’impostazione che avvicina la competizione ai modelli contemporanei, rendendola più dinamica e appetibile per pubblico e investitori.
Un cambio di paradigma: la rotta tracciata da Formula 1 e MotoGP
Il percorso intrapreso non è isolato, ma si inserisce in una traiettoria già battuta da altri sport globali come la Formula 1 e la MotoGP.
«È un po’ il processo che hanno fatto molti sport professionistici, – ha spiegato Max Sirena, team director di Luna Rossa. – Dal calcio, alla Formula 1, alla MotoGP. La parte commerciale di un movimento sportivo diventa sempre importante… lavorare sulla visione dell’evento da un punto di vista sportivo, di interesse pubblico e soprattutto commerciale era fondamentale».
Il punto, quindi, non è solo evolvere, ma farlo mantenendo equilibrio con l’identità della competizione: «Dovremo essere bravi a mantenere le riflessioni di quella che è l’attuale economia della competizione».
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Dallo sport all’entertainment: la vera sfida è il tempo delle persone
Il punto chiave della trasformazione è però un altro: la competizione non è più solo tra sport, ma con tutto ciò che occupa il tempo delle persone. Streaming, social media, contenuti digitali: l’attenzione è diventata la risorsa più preziosa e, anche lo sport è chiamato a evolversi quale prodotto di intrattenimento.
Perrelli lo sintetizza con efficacia: l’obiettivo è catturare quanta più parte possibile delle 24 ore di ciascun individuo.
«Alla fine occorre catturare il più tempo possibile delle 24 ore di ogni persona», ha dichiarato Perrelli, sintetizzando con efficacia come il vero avversario non sia un altro sport, ma l’intero ecosistema digitale: «Una persona passa talmente tanto tempo davanti a uno schermo che la competizione è proprio su tutti, non è solo sullo sport».
Ed è qui che emerge la necessità di un salto di qualità complessivo: «Quindi devi diventare bello dal punto di vista competitivo, devi diventare bello da un punto di vista glamour, devi diventare bello da un punto di vista di tutto quello che circonda l’evento», ha puntualizzato il ceo.
La competizione, quindi, non si esaurisce in acqua, ma si gioca anche nella capacità di creare un’esperienza totale, che unisca spettacolo, narrazione e coinvolgimento.
Napoli, laboratorio di una nuova visione
In questo scenario, il ruolo di Napoli assume una valenza strategica. La città non sarà solo sede dell’evento, ma parte integrante del progetto, con l’ambizione di trasformarsi nel “place to be” dei prossimi anni.
«Napoli è una città abituata al calcio. Questo per Napoli è un’opportunità incredibile, – ha sottolineato Perrelli. – C’è un calore, un’attenzione, una spinta. Siamo 15 mesi a Napoli… è qualcosa di importante che verrà lasciato in eredità alla città».
Il tema è quello della legacy, già visto in altri grandi eventi internazionali: «A Napoli non sarà un palazzetto dello sport, ma sarà direttamente una nuova zona, un pezzo della città».
La nuova America’s Cup riparte da qui: da una città che diventa simbolo di un cambiamento più grande, in cui lo sport si fonde con l’entertainment e si misura, sempre di più, con il tempo e l’attenzione delle persone.