La Sir Perugia non si limita a vincere: domina, costruisce un ciclo e trasforma il successo sportivo in valore economico. Il trionfo nella CEV Champions League 2026, conquistato all’Inalpi Arena di Torino con un doppio 3-0 contro le polacche PGE Projekt Varsavia e Aluron Warta Zawiercie, vale infatti molto più di una semplice coppa da aggiungere in bacheca.
La squadra allenata da Angelo Lorenzetti ha chiuso una stagione straordinaria centrando il quarto trofeo dell’anno dopo Scudetto, Supercoppa e Mondiale per Club. Un’annata praticamente perfetta, impreziosita dalla conferma europea arrivata dodici mesi dopo il primo storico successo continentale.
Perugia entra così nell’élite del volley mondiale. Soltanto altre tre squadre nella storia erano riuscite a vincere almeno due Champions League consecutive: Zenit Kazan, Kedzierzyn-Kozle e Belogorie Belgorod.
Il montepremi: 500mila euro sul piatto
La vittoria finale vale 500mila euro di prize money, il doppio rispetto ai 250mila garantiti alla finalista Zawiercie. Una cifra significativa, che si somma ai bonus accumulati lungo tutta la competizione: ogni vittoria nei turni eliminatori porta da 3mila a 12mila euro, ogni sconfitta comunque garantisce un rimborso tra i 2mila e i 6mila euro.
La Champions League diventa quindi un moltiplicatore di investimenti. Il presidente Gino Sirci lo ha spiegato chiaramente: «Servono entrate. I giocatori che valgono hanno contratti consistenti, sono quelli che spostano le partite e i risultati».
Tradotto: i successi internazionali generano ricavi, i ricavi permettono di trattenere campioni e costruire roster sempre più competitivi. Un ragionamento lineare, quasi brutale nella sua chiarezza.
Tre sponsor, un territorio: il circolo virtuoso
Il modello Perugia si fonda su un forte radicamento territoriale. Il nome della squadra è già un manifesto strategico: Sir Susa Scai Perugia è una denominazione a tre sponsor, tutti radicati nel tessuto umbro. Alla storica Sir e alla Susa si è aggiunta nell’ultima stagione Scai, azienda di Ospedalicchio specializzata nella vendita, nel noleggio e nell’assistenza di macchine per il movimento terra, con un accordo biennale.
Accanto a loro ci sono partner storici come Farmacentro e Lungarotti, a testimonianza di una rete imprenditoriale che ha trasformato una realtà regionale in una potenza globale del volley.
Il direttore sportivo Goran Vujevic parla di “circolo virtuoso”: «Se abbiamo accanto sponsor importanti è perché in passato si è fatto qualcosa di buono».
Una macchina che oggi consente alla Sir di competere stabilmente con le grandi corazzate europee. E i numeri certificano la crescita: quello conquistato a Torino è il 19° trofeo della storia del club, il secondo europeo consecutivo e il quinto internazionale considerando anche i tre Mondiali per Club.
CEV Final Four, Perugia a caccia del poker e Torino si gode il volley europeo
Una piccola regione, un esempio nazionale
Quattro trofei in una stagione – Scudetto, Supercoppa, Mondiale per Club e Champions League – da una regione che per dimensioni e peso economico non dovrebbe poterselo permettere.
La vittoria della Sir assume inoltre un valore simbolico per tutto il movimento italiano. Se a livello femminile l’ultima volta in cui è successo è stata lo scorso anno, con i trionfi di Piacenza in CEV Cup e Milano in Challenge Cup, il volley azzurro maschile centra infatti uno storico “triplete” europeo che mancava dalla stagione 2010/11.
Perugia, però, è la punta più avanzata di questo rinascimento: una squadra costruita in Umbria capace di salire sul tetto d’Italia, d’Europa e del mondo.