Perugia è campione d'Italia per la terza volta: l'Umbria al centro del volley maschile

Nove vittorie e zero sconfitte nei playoff, Lube battuta 3-0 in finale: la Sir Susa Scai Perugia conquista il terzo scudetto della storia e ora punta alla tripla corona con la Final Four di Champions League a Torino.

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Image credits: Legavolley

Nove vittorie, zero sconfitte. È il bilancio dei playoff 2025/2026 della Sir Susa Scai Perugia, che ha conquistato il terzo scudetto della propria storia battendo la Cucine Lube Civitanova per 3-0 nella serie finale, dopo aver già superato quarti e semifinale con lo stesso identico score. Un «clean sheet» in postseason riuscito nella storia della Superlega soltanto a Treviso nel 2000-2001.

La vittoria, arrivata davanti a cinquemila spettatori nel PalaBarton di Perugia, chiude una stagione straordinaria ma non ancora conclusa: tra il 16 e il 17 maggio, a Torino, il club umbro tornerà in campo nella Final Four di Champions League per difendere il titolo continentale conquistato lo scorso anno contro lo Zawiercie.

Se dovesse vincere, Perugia si aggiudicherebbe la «tripla corona» stagionale: già in bacheca il Mondiale per Club disputato in Brasile a dicembre e, ora, lo scudetto.

18 trofei in meno di quindici anni

Per capire le dimensioni del fenomeno Sir, basta un numero: 18 trofei complessivi dall’ingresso nel massimo campionato italiano, stagione 2012/2013. Una media che sfiora i due titoli per stagione, costruita su tre scudetti (2018, 2022 e 2025), quattro Coppe Italia, tre Mondiali per Club, sette Supercoppe e una Champions League.

«Con questo trionfo siamo diventati maggiorenni», ha dichiarato il presidente Gino Sirci al termine della gara, sintetizzando in una battuta la parabola di una società nata in una regione con poco meno di ottocentomila abitanti.

«Perugia vince, Perugia regna» è il mantra del patron. Ma dietro al campionato sportivo c’è un modello finanziario che merita attenzione.

Sponsor territoriali, ambizioni globali

Il nome della squadra racconta già molto della strategia: Sir Susa Scai Perugia è una denominazione a tre sponsor, tutti radicati nel territorio umbro. Accanto alla storica Sir e alla Susa, nell’ultima stagione è entrata Scai, azienda di Ospedalicchio specializzata nella vendita, nel noleggio e nell’assistenza di macchine per il movimento terra.

Un accordo biennale che il presidente Sirci ha commentato sottolineando come i grandi giocatori arrivino solo se ci sono le finanze per sostenerli: «Servono entrate. I giocatori che valgono hanno contratti consistenti, sono quelli che spostano le partite e i risultati».

La logica è quella dell’ecosistema locale che si proietta sulla scena mondiale. Il direttore sportivo Goran Vujevic la sintetizza così: «Se abbiamo accanto sponsor importanti è perché in passato si è fatto qualcosa di buono».

Un circolo virtuoso – risultati, visibilità, investimenti, risultati – che il club ha trasformato in un vantaggio competitivo strutturale.

A completare il quadro delle partnership ci sono realtà come Farmacentro, presente attraverso il network Mia Farmacia con iniziative rivolte alla comunità perugina, e la storica cantina Lungarotti di Torgiano, sponsor tecnico che fornisce vini per gli eventi del club.

«La pallavolo italiana sta vivendo un momento d’oro che alimenta l’interesse per il made in Italy, di cui il vino è un elemento importante», ha dichiarato la rappresentante dell’azienda vitivinicola nel corso di un evento del 2025.

Umbria come modello per il sistema-sport italiano

Ciò che rende la Sir interessante per chi osserva l’intersezione tra sport e business è la capacità di aggregare risorse in un territorio tradizionalmente periferico rispetto ai grandi centri economici del Paese. «Una piccola regione come l’Umbria sta vincendo e vincendo tanto – ha affermato Sirci. – Per l’Italia è un esempio interessante».

Il direttore generale Benedetto Rizzuto ha aggiunto che l’obiettivo dei prossimi anni è dare sempre maggiore rilievo agli investitori: «Aver convinto grandi aziende a finanziare la nostra attività è fondamentale».

La Final Four di Torino, dunque, non è soltanto il prossimo appuntamento sportivo. È il banco di prova del modello: se la Sir dovesse conquistare anche la Champions League, l’Umbria avrebbe prodotto in una sola stagione il campione del mondo per club, il campione d’Italia e il campione d’Europa.

Un’iperbole sportiva con solide radici finanziarie e una lezione di management territoriale che va ben oltre la pallavolo.

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