La Formula 1 è in fiamme. Non solo sui circuiti, dove il nuovo regolamento 2026 ha scatenato polemiche a raffica anche nelle stanze dei bottoni, dove Stefano Domenicali è chiamato a governare uno spettacolo sempre più grande e complicato.
Il presidente e CEO della massima categoria dell’automobilismo mondiale, 61 anni, originario di Imola, ha rilasciato una lunga intervista a Leo Turrini per la Nazione, toccando i nervi scoperti di una stagione nata sotto una cattiva stella tecnica e di un campionato che, economicamente, non ha mai brillato tanto.
Un regolamento sotto accusa
Il 2026 doveva segnare una rivoluzione. L’ha segnata, ma non sempre nel senso auspicato. Le nuove power unit, con una componente elettrica molto più incisiva rispetto al passato, hanno generato critiche diffuse sul comportamento delle vetture e sulla guidabilità delle monoposto.
La Federazione Internazionale è già intervenuta con correttivi tecnici dopo i primi tre round, e per il 2027 si prevede un ritorno parziale verso architetture motoristiche più tradizionali. Domenicali non si tira indietro:
«Beh, la mettiamo che sono un Boomer pure io e figuriamoci se non comprendo istanze e rimostranze di quanti amano giustamente definirsi puristi del motorsport. – Poi, però, difende la rotta: – Il mondo cambia, le cose evolvono. Non automaticamente in modo migliore, talvolta sono necessarie correzioni. Ma dire che la moderna F1 è come il wrestling anche no, grazie».
E chiude con una battuta che vale più di mille analisi: «Antonelli guida una monoposto che non è come quelle di Senna o Schumi, così come Sinner mica usa la racchetta di Panatta».
Il punto è sottile, ma centrale: il prodotto cambia, ma il brand deve restare riconoscibile.
Il modello Liberty Media e la crescita globale
Domenicali opera sotto l’ombrello di Liberty Media, e la sua gestione riflette una visione corporate di lungo periodo più strutturata rispetto all’era Ecclestone: fan experience, sostenibilità, penetrazione nei mercati emergenti, calendario in espansione.
I numeri gli danno ragione: la F1 ha raggiunto livelli di popolarità senza precedenti, trainata anche dal fenomeno Drive to Survive su Netflix e da un pubblico giovane sempre più fidelizzato.
«La F1 è oggi seguitissima dai giovani, da chi è nato nel nuovo millennio», osserva il manager emiliano. Un dato che è benzina per investitori, sponsor, diritti televisivi. La generazione Z che si identifica con Kimi Antonelli vale, sul mercato pubblicitario globale, cifre considerevoli.
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Il fenomeno Antonelli
Ed è qui che la F1 2026 trova il suo volto più luminoso. Andrea Kimi Antonelli, bolognese, classe 2006, è diventato in pochi mesi il simbolo di una categoria che cercava un nuovo idolo italiano dopo anni di digiuno. Primo pilota tricolore dopo Alberto Ascari a vincere tre Gran Premi consecutivi, Antonelli ha scatenato una Kimi-mania che rimanda inevitabilmente all’effetto Sinner nel tennis.
Domenicali, che per ruolo dovrebbe mantenere equidistanza tra i team, non nasconde l’entusiasmo: «Se vincesse il mondiale sarei felicissimo, parliamo lo stesso dialetto, potrebbe essere mio figlio. – Poi aggiunge: – Di Kimi, a parte l’istinto naturale per la velocità, mi colpisce la rapidità con la quale impara dagli errori».
Nessun paragone con i campioni del passato, però. «Antonelli ha tutta la carriera davanti. Non è giusto per lui e non è rispettoso nei confronti delle leggende dell’automobilismo».
Sport come aggregazione
In chiusura, Domenicali allarga lo sguardo. Il parallelo tra Antonelli e Jannik Sinner, due giovani italiani diventati simboli globali quasi in contemporanea, gli offre lo spunto per una riflessione più ampia:
«È bello che l’Italia abbia trovato in Sinner e Antonelli gli idoli che andava cercando. Lo sport, quando è vissuto bene, è una spinta all’aggregazione sana, al netto del business, che pure ovviamente è fondamentale».
Un equilibrio difficile, quello tra identità sportiva e crescita commerciale, che Domenicali continua a cercare ogni giorno. Con la consapevolezza che la Formula 1, oggi più che mai, non appartiene soltanto a chi la segue da decenni.