Dopo le Nitto ATP Finals di Torino, le Final Eight di Coppa Davis di Bologna e gli Internazionali BNL d’Italia di Roma, l’Italia si appresta ad aggiungere un altro gioiello alla propria corona tennistica. Le Next Gen ATP Finals – il torneo di fine anno riservato agli otto migliori under 20 del circuito maschile – torneranno nel Belpaese a partire dal 2026.
L’annuncio ufficiale non è ancora arrivato, ma la notizia riportata dalla Gazzetta dello Sport e dal giornalista Ben Rothenberg su X non lascia spazio a dubbi: l’accordo è sostanzialmente definito. L’Arabia Saudita ha rescisso anticipatamente il contratto, che avrebbe dovuto coprire il periodo fino al 2027, e la Federazione Italiana Tennis e Padel ha colto l’occasione al volo.
La notizia si inserisce in un quadro più ampio che vale la pena esaminare non solo attraverso la lente sportiva, ma soprattutto economica e geopolitica.
Come si è arrivati a questo punto
La storia del torneo è recente. Avviato a Rho nel 2017 – prima edizione vinta dal sudcoreano Hyeon Chung – l’evento si era poi consolidato a Milano fino al 2022, regalando al pubblico italiano trionfi indimenticabili: Stefanos Tsitsipas nel 2018, Jannik Sinner nel 2019 (a soli 17 anni, in finale contro Alex De Minaur), Carlos Alcaraz nel 2021 e Brandon Nakashima nel 2022.
Dal 2023 il torneo si era trasferito a Gedda, in Arabia Saudita, con un contratto in scadenza nel 2027. Ma lo scorso novembre la federazione saudita ha deciso di rescindere anticipatamente l’accordo, spingendo l’ATP a rimettere l’evento sul mercato.
L’Italia ha risposto con tempestività. Il presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), Angelo Binaghi, aveva già anticipato la mossa in conferenza stampa: «In questo momento ci offrono di tutto. È possibile che torni anche la Next Gen in Italia almeno per un anno. E lavoreremo per portare nel nostro Paese anche la Billie Jean King Cup».
Parole che si sono rivelate, come spesso accade con Binaghi, anticipatrici di fatti compiuti.
Il Sud nel mirino
La novità rispetto al ciclo milanese riguarda la sede. Con Roma già presidiata dagli Internazionali, Torino dalle ATP Finals e Bologna dalla Coppa Davis, la Federazione ha deciso di guardare verso il Mezzogiorno, intendendo premiare la crescente passione tennistica del Sud Italia.
Tre le città candidate per le Next Gen Finals: Napoli, Bari e Reggio Calabria, quest’ultima data in pole position secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane.
Una scelta che non è solo logistica: significa portare indotto turistico, visibilità mediatica e sponsor locali in aree tradizionalmente escluse dal circuito dei grandi eventi internazionali.
L’Italia punta sui Challenger: 22 tornei in calendario, ma Torino esce di scena
Un momento irripetibile
Il ritorno delle Next Gen Finals in Italia non è un episodio isolato, ma parte di una strategia ben precisa che la FITP sta perseguendo con notevole efficacia.
Con Sinner numero 1 al mondo e tre altri azzurri nella top 20, il movimento italiano vive una stagione d’oro che Binaghi vuole capitalizzare fino in fondo: «Stiamo facendo cose irripetibili – ha detto il presidente. – Una coincidenza di risultati così straordinari non c’è mai stata e mai più ci sarà».
Dal 2028, peraltro, l’Italia ospiterà anche un ATP 250 su erba, dopo che la FITP ha acquisito la licenza del torneo di Bruxelles.
Va detto, però, che il ritorno del torneo nel Belpaese non è il frutto di una semplice asta vinta al rialzo. Le Next Gen Finals non sono un prodotto particolarmente appetibile sul mercato: l’Italia ha accettato di farsene carico, e ora l’ATP le è debitrice di un favore.
È la logica del do ut des, applicata al mercato dei diritti sportivi.
Una mossa pragmatica, dunque, che si inserisce però all’interno di una visione di lungo periodo. Il presidente Angelo Binaghi lo ha detto apertamente: l’obiettivo è portare in Italia anche le finali della Billie Jean King Cup, il corrispettivo femminile della Davis. E non è escluso che la pressione per trasformare gli Internazionali BNL d’Italia nel quinto Slam rimanga sullo sfondo dell’agenda federale.
Il modello Italia
Il dato di contesto più significativo è forse quello che riguarda il circuito minore: nel 2026 l’Italia organizzerà 22 tornei Challenger, un record assoluto. La Federazione investe oltre 10 milioni di euro l’anno a supporto di circoli e organizzatori, ottenendo in cambio un ruolo attivo nella gestione delle wild card, strumento prezioso per inserire i giovani talenti azzurri in contesti competitivi di alto livello.
È un modello che guarda al futuro con consapevolezza.
La fuga dell’Arabia Saudita dallo sport – fenomeno sempre più diffuso, come testimonia il futuro incerto delle WTA Finals a Riyadh – lascia vuoti che l’Italia si sta dimostrando brava a riempire. Con tempestività, con risorse e, soprattutto, con una visione di lungo periodo che va oltre il singolo torneo.
Il rischio, se vogliamo individuarne uno, è che la dipendenza da eventi itineranti – per definizione precari – non sostituisca la costruzione di tornei stabili nel calendario ATP e WTA. Ma per ora, la strategia funziona.
L’Italia del tennis vuole tutto. E riesce a prenderlo.
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