C’era una volta Milano. Per quasi un secolo il capoluogo lombardo è stato il sinonimo del Giro d’Italia, la destinazione naturale e quasi scontata della corsa rosa: 78 arrivi su 108 edizioni, tra l’Arena Civica, il leggendario velodromo Vigorelli e la maestosa Piazza Duomo. Dal 1990 al 2008, per quasi vent’anni consecutivi, non esisteva nemmeno il dubbio: il Grande Arrivo era milanese per definizione, prima ancora che le tappe venissero annunciate.
Oggi quel mondo non esiste più.
Dal biennio pandemico in poi, Milano ha progressivamente perso il filo che la legava alla maglia rosa. Dopo la parentesi veronese del 2022, con l’arrivo nella celebre Arena, è stata Roma a raccogliere il testimone e a non lasciarlo più.
Tre edizioni consecutive con il Gran Finale nella Capitale, e la conferma anche per il 2026: il 31 maggio prossimo, al termine di 3.337 chilometri percorsi da Trieste, i corridori taglieranno il traguardo al Circo Massimo, all’ombra dei Fori Imperiali.
Il modello Parigi: un parallelo che pesa
Il paragone che gli organizzatori di RCS Sport amano evocare non è casuale. «Come avviene per il Tour de France a Parigi», recita ormai la formula consolidata con cui Roma rivendica il suo ruolo. Un accostamento che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato audace, quasi presuntuoso, e che oggi appare invece sempre più calzante.
Il Tour e gli Champs-Élysées sono un tutt’uno nell’immaginario collettivo: un legame antico, identitario, commercialmente blindato. Il Giro e Roma stanno costruendo qualcosa di simile, ma con una velocità sorprendente e partendo da una diffidenza altrettanto radicata.
A tenerli lontani erano stati, per decenni, la complessità urbanistica della Capitale, la volontà di non tradire l’anima milanese della corsa e, non ultima, la convinzione che ai romani del ciclismo importasse poco.
I fatti hanno smentito tutto. Dopo l’approccio nell’indifferenza del 2009 e quello caotico ma spettacolare del 2018, il Giro ha trovato a Roma un equilibrio che Milano non era più in grado di offrire.
Il percorso della tappa finale: dall’Eur al Circo Massimo
Il tracciato conclusivo ricalca sostanzialmente quello di due anni fa. Partenza nel cuore dell’Eur, accanto alle strutture olimpiche del 1960, con avvio tranquillo verso Ostia attraverso la Pineta di Castelfusano.
Uno sguardo alle spiagge del litorale – su cui Roma Capitale sta conducendo un importante lavoro di bonifica e messa a norma – prima del ritorno verso le Mura Aureliane. Quindi gli otto giri del circuito finale, con l’andatura che sale progressivamente fino alla volata di massa sotto i Fori Imperiali.
L’anno scorso il Giro aveva lasciato impietrito persino il Tour con il passaggio nei Giardini Vaticani e il saluto di Papa Leone. Quest’anno le iniziative sono ancora in fase di definizione, ma è già confermata la pedalata mattutina aperta a tutti i cittadini.
Prima di Roma, i ciclisti percorreranno 3.459 chilometri e 50.000 metri di dislivello, articolati in 21 tappe. L’8 maggio il Giro prenderà il via dalla Bulgaria, segnando la seconda apertura consecutiva all’estero dopo quella albanese del 2025.
Pogacar vince la Liegi-Bastogne-Liegi 2026: quanto vale davvero il trionfo
Dopodichè, nel dettaglio: una cronometro individuale di 40,2 chilometri – la cosiddetta Tappa Bartali, da Viareggio a Massa, in Toscana. La Cima Coppi sarà il Passo Giau, a 2.233 metri, mentre la Montagna Pantani è stata individuata a Piani di Pezzè.
Tra le novità più significative spicca una tappa interamente in territorio svizzero, da Bellinzona a Carì, e il ritorno di Milano nel calendario, alla sua 90ª presenza come sede di arrivo di una frazione.
La penultima giornata di gara si chiuderà sulla salita di Piancavallo, in Friuli-Venezia Giulia – regione che quest’anno sarà partner della maglia rosa – prima del trasferimento verso Roma per il gran finale.
Gualtieri: «Milioni di persone vedranno la bellezza della Capitale»
Alla presentazione del gemellaggio in Campidoglio, il sindaco Roberto Gualtieri ha inquadrato l’evento nella più ampia strategia di promozione della città.
«Il Giro è capace ogni anno di portare nel mondo immagini straordinarie della nostra città – ha dichiarato il primo cittadino, come riporta il Corriere della Sera – e ci aspettano 131 chilometri di emozioni lungo un percorso che passa da Ostia, il mare di Roma, e da alcuni dei luoghi più iconici della città, passando per il Colosseo e le Terme di Caracalla fino al traguardo finale al Circo Massimo. Sarà una giornata di festa che trasmetterà ancora una volta a milioni di persone l’energia e la bellezza della Capitale».
Roma è davvero ormai anche la capitale sportiva d’Italia, ha subito una trasformazione culturale significativa: il Sei Nazioni, gli Internazionali di tennis e il Gran Finale del Giro sono segnali di un cambiamento strutturale nel rapporto tra la città e lo sport di livello internazionale.
Giro d’Italia 2026, ufficiali le 23 squadre al via, tra big e wild card da tenere d'occhio
I conti che spiegano tutto
Dietro la retorica sportiva, ci sono numeri che raccontano una storia precisa. L’indotto generato dal Gran Finale a Roma oscilla tra i 100 e i 200 milioni di euro, una cifra che rende l’investimento non solo sostenibile, ma altamente redditizio per le casse comunali e per l’intera filiera economica cittadina.
Milano, dal canto suo, si trova oggi in una posizione scomoda. Per ospitare una semplice tappa intermedia – quella che l’edizione 2026 le concederà, per la 90ª volta nella sua storia, ma in veste ben diversa rispetto al Gran Finale – il Comune deve reperire almeno 400 mila euro richiesti da RCS Sport, ai quali vanno aggiunte le spese gestionali per polizia locale e raccolta rifiuti. Un esborso non proibitivo, ma che evidenzia quanto sia cambiato il rapporto di forza tra le due città.
Roma è stata scaltra, per usare un termine che circolava nei corridoi del settore, a raccogliere un testimone che Milano aveva lasciato cadere «forse con troppa leggerezza». Il capoluogo lombardo, distratto da altre priorità e meno reattivo nel coltivare il rapporto con gli organizzatori, ha perso il treno. E ora deve accontentarsi.
Paolo Bellino, amministratore delegato di RCS Sport & Events, ha chiuso il cerchio con la sintesi più efficace: «Grazie alla copertura capillare in tutto il mondo, la corsa raggiunge milioni di spettatori stranieri. In questo scenario, la Città Eterna diventa il palcoscenico ideale per suggellare alla perfezione un evento internazionale di valore straordinario, capace di generare ricadute concrete e durature sul territorio».
Il Giro ha trovato casa. E non sembra avere intenzione di traslocare.