Spiagge dell’Adriatico per il beach volley, l’Appennino per il ciclismo, Punta Ala per gli sport nautici, il golf tra le colline senesi. E sullo sfondo, in mondovisione, i paesaggi di Emilia Romagna e Toscana. È questo il cuore del progetto per le Olimpiadi 2036 o 2040 che Luigi Angelini, riminese, 51 anni, docente a contratto all’Università di Bologna ed ex dirigente Technogym, sta portando avanti con una determinazione crescente.
«Emilia-Romagna e Toscana, insieme, hanno le carte in regola per candidarsi e vincere la sfida», spiega Angelini a Il Giorno.
Attorno a lui sta prendendo forma un comitato civile – nessun politico, almeno nelle intenzioni – composto da imprenditori, docenti universitari, studiosi e addetti ai lavori. L’obiettivo non è sostituire le istituzioni, ma spronarle: nel gennaio 2025 i presidenti delle due regioni avevano già firmato una lettera d’intenti in questa direzione, ma da allora i passi concreti si sono fatti attendere.
Quattro assi per il dossier
Il comitato lavorerà su quattro macro-temi: infrastrutture sportive, mobilità, ospitalità ed eredità culturale dei Giochi. Sul primo fronte, il quadro è incoraggiante. Bologna è la capitale italiana del basket, la Fiera di Rimini – già sede di grandi eventi e dotata di una stazione ferroviaria dedicata – potrebbe replicare il modello che ha reso celebre quella di Milano durante i Giochi invernali. Anche San Marino, a tal proposito, può giocare un ruolo importante nella candidatura grazie all’organizzazione di eventi di alto livello nel tennis, nel nuoto e nel tiro a volo.
Gli aeroporti di Bologna, Firenze e Pisa movimentano complessivamente 21 milioni di passeggeri l’anno, con margini di crescita per scali minori come quello di Rimini.
Più complesso il capitolo mobilità. «Siamo forti sulla Bologna-Firenze, molto più deboli sulla dorsale adriatica», ammette Angelini senza giri di parole. L’Alta Velocità tra i due capoluogo regionali – trenta minuti di percorrenza – rappresenta un punto di forza non banale, ma la costa romagnola resta penalizzata da infrastrutture ferroviarie che un’Olimpiade potrebbe finalmente sbloccare.
Sul fronte dell’ospitalità i numeri parlano chiaro: le due regioni insieme superano i 110 milioni di pernottamenti annui, con la Toscana che presidia la fascia luxury e l’Emilia-Romagna il turismo di massa di qualità. Un’offerta complementare, difficile da replicare altrove in Italia.
La partita italiana è già aperta
Il problema è che il tempo stringe, e non soltanto per le scadenze del Comitato Olimpico Internazionale, con la scelta sui Giochi del 2036 congelata per rivedere i criteri di assegnazione. Il vero ostacolo è interno.
Piemonte, Lombardia e Liguria si sono già mosse ufficialmente, con Torino, Milano e Genova pronte a costruire una candidatura condivisa del Nord-Ovest. E Roma, forte di un patrimonio impiantistico invidiabile – lo Stadio Olimpico, il Foro Italico, il Golf and Country Club che ha ospitato la Ryder Cup 2024 – era fino a pochi mesi fa considerata la favorita naturale, con Napoli come possibile alleata grazie all’America’s Cup in arrivo nel Golfo partenopeo.
«Non siamo indietro, – risponde Angelini alla domanda sulla concorrenza interna. – L’idea è già consolidata». Ma ammette anche che il 2027, anno di elezioni politiche, potrebbe compromettere i tempi per una candidatura al 2036: «È più realistica quella ai Giochi del 2040».
Napoli verso la candidatura con Roma: le Olimpiadi sono una sfida tra Nord e Sud
Il modello Tour de France
A chi obietta che certe sfide sono troppo grandi per territori che non siano grandi metropoli, Angelini risponde con un precedente recente: «Portare il Tour de France in Italia sembrava impossibile. Invece ci siamo riusciti, e la grande partenza del 2024 è stata un successo».
Restano fuori dai giochi le grandi potenze del Golfo, almeno in parte: l’attuale instabilità in Medio Oriente, sostiene Angelini, è un fattore che il CIO non potrà ignorare nella valutazione dei candidati. Un’opportunità in più per l’Italia – tutta l’Italia – a patto di smettere di litigare e cominciare a costruire.
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