Nord-Ovest all'assalto: Torino, Milano e Genova sfidano Roma per le Olimpiadi estive

Piemonte, Lombardia e Liguria scendono in campo con le rispettive città capoluogo e lanciano una candidatura olimpica condivisa per i Giochi estivi del 2036 o del 2040.

Milano Cortina sponsor
alternativa solida
Image Credits: Andrea Ninni / Image / Insidefoto

L’entusiasmo per Milano Cortina 2026 aveva riacceso il dibattito su una futura Olimpiade estiva in Italia, con Roma stabilmente in pole position nei ragionamenti di CONI e Governo. Poi, a rimescolare le carte, è arrivato l’annuncio congiunto di Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle città di Torino, Milano e Genova: una candidatura olimpica condivisa del Nord-Ovest, con il mirino puntato sui Giochi del 2036 o del 2040.

«L’obiettivo – sottolineano congiuntamente le istituzioni promotrici – è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando al contempo la vocazione internazionale del Paese e la capacità di promuovere l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. Il Nord-Ovest italiano possiede tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso, capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport.»

Un ingresso a sorpresa, che trasforma quella che sembrava una corsa solitaria in una competizione tutta italiana.

Roma sembrava la scelta scontata

Nei mesi precedenti all’annuncio, il fronte romano si muoveva con una certa sicurezza. Il presidente del CONI Luciano Buonfiglio aveva indicato la direzione senza troppi giri di parole: «Punterei su Roma: c’è una percentuale di impianti già realizzati. Il nostro Paese merita un’altra Olimpiade estiva, perché una volta ci è stata scippata».

Il riferimento è alla sconfitta del 1997, quando Atene soffiò alla Capitale i Giochi del 2004 nonostante un dossier solido e competitivo: una ferita che, a trent’anni di distanza, non si è ancora del tutto rimarginata. Per non parlare del ritiro della candidatura ai Giochi del 2024, che di fatto ha dato il via libera a Parigi.

Giovanni Malagò aveva invitato alla cautela – «chiunque oggi esprima opinioni su questo argomento sbaglia, è fuori luogo» – pur riconoscendo il vantaggio strutturale della Capitale: «È indubbio che Roma abbia un vantaggio oggettivo, se non altro dovuto all’esistenza dello stadio Olimpico». Oltre allo stadio Olimpico, occorre citare il Foro Italico, con anche i lavori del Centrale, e il Golf and Country Club dove nel 2024 si è disputata la Ryder Cup.

In prospettiva 2040, poi, la coincidenza con gli ottant’anni dai Giochi del 1960 aggiunge un valore simbolico difficile da ignorare.

L’assessore capitolino allo sport Alessandro Onorato aveva tracciato la linea con altrettanta fermezza: «Per storia, tradizione sportiva e per l’impiantistica che ha e che realizzerà, Roma può candidarsi con autorevolezza come una delle opzioni più forti e credibili». Aggiungendo, con una mano tesa non priva di ambiguità: «Le Olimpiadi non possono essere una sfida tra territori, ma un progetto condiviso di tutto il Paese. Quando l’Italia si muove insieme, con Roma Capitale al centro, può sicuramente puntare ai traguardi più ambiziosi».

Poi è arrivato il Nord-Ovest

In questo clima di unanimità quasi acquisita, l’annuncio congiunto delle istituzioni del Nord-Ovest ha l’effetto di un sasso nello stagno.

«L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare la vocazione sportiva, infrastrutturale e internazionale di tre territori fortemente connessi tra loro, – si legge nel comunicato presentato al termine di un primo incontro operativo, – capaci di mettere a sistema competenze, impianti sportivi, infrastrutture di mobilità e una consolidata esperienza nell’organizzazione di grandi eventi.»

Il progetto non è una variante della candidatura romana: è una filosofia olimpica diversa, prima ancora che una geografia alternativa. Un approccio che risponde con precisione chirurgica alle ultime indicazioni del CIO, sempre più orientato verso candidature territorialmente integrate e finanziariamente sobrie.

L’asse Torino-Milano-Genova porta in dote un patrimonio organizzativo difficilmente replicabile: dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006 all’esperienza di Milano Cortina 2026, passando per decenni di grandi eventi sportivi e fieristici, ad esempio le ATP Finals.

C’è poi un elemento strategico non secondario: una parte significativa delle opere infrastrutturali avviate attraverso Simico – slittate con scadenze fino al 2032 – troverebbe in un appuntamento olimpico estivo l’occasione naturale per essere completata, dando finalmente senso compiuto alla legacy dei Giochi invernali.

Un Paese, due candidature

Nella fase attuale il percorso del Nord-Ovest resta esplorativo: verrà costituito un gruppo operativo interistituzionale – sei Capi di Gabinetto, uno per ciascuna amministrazione – con il compito di avviare l’istruttoria preliminare e aprire il dialogo con CONI, Governo e stakeholder territoriali. Nessuna decisione formale, per ora.

Ma la sola esistenza di una candidatura alternativa strutturata e istituzionalmente solida cambia i termini del dibattito. Roma non dovrà più convincere solo il CIO: dovrà prima fare i conti con il Nord-Ovest. In un Paese storicamente incline ai campanilismi, il rischio di uno scontro tutto italiano è reale, e la Capitale lo sa.

L’Italia ci riprova, dunque. La domanda non è più «se», ma – per la prima volta in modo concreto – «dove».