Il finale del Mondiale di Formula 1 resta in sospeso. La decisione sui Gran Premi di Qatar e Abu Dhabi, ultime due gare del calendario, era attesa per metà settembre. La scadenza è però passata senza annunci e, secondo quanto riferisce Il Resto del Carlino, la scelta potrebbe arrivare soltanto a ottobre inoltrato. Alla base del rinvio ci sarebbero soprattutto ragioni economiche.
Il meccanismo è semplice. Se sono i promotori ad annullare una gara, devono comunque versare alla Formula 1 la quota di autorizzazione prevista dal contratto; quando una gara viene cancellata per cause esterne, dipende invece dalle clausole del singolo contratto. Se invece a rinunciare è il detentore dei diritti commerciali, i promotori non sono tenuti al pagamento e la Formula 1 perde l’incasso.
Una questione di soldi
Per Qatar e Abu Dhabi si parla, secondo diverse fonti, di circa 55 e 40 milioni di dollari all’anno, cifre considerate tuttavia altamente speculative. La posta in gioco, comunque, va oltre le sole quote, perché comprende anche il valore commerciale dell’ospitalità e della cartellonistica a bordo pista (quindi le sponsorship).
I conti di Formula One Management, depositati presso Companies House, indicano le cancellazioni come il principale fattore di rischio e incertezza. Il documento precisa che le polizze del gruppo «non coprono di norma l’annullamento di un evento».
Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile ante imposte di 19,9 milioni di sterline, lo stesso risultato registrato nel 2024. Con almeno 22 gare in calendario, la società non dovrebbe riconoscere alcun rimborso alle emittenti.
I GP cancellati
Un precedente riguarda la Russia, il cui Gran Premio del 2022 venne cancellato per ragioni analoghe a quelli in Medioriente, anche se il più recente è Imola, tra le città travolte dall’alluvione nel 2023.
A marzo di quest’anno Bahrain e Arabia Saudita, annullati a causa del conflitto che oppone l’Iran, da una parte, a Stati Uniti e Israele, dall’altra. Per il Bahrain hanno trovata una soluzione: la gara si disputa a Sepang, in Malesia, con marchio e denominazione bahreinita, perché lo Stato del Golfo contribuisce ai costi, di fatto affittando il circuito. In questo modo entrambe le parti rispettano gli obblighi contrattuali.
L’appuntamento saudita non è stato sostituito e lo stesso destino è probabile per il Qatar, qualora la gara dovesse saltare.
Abu Dhabi blocca tutto, per ora
Imola sarebbe individuata per ospitare l’ultima gara del 6 dicembre nel caso in cui Abu Dhabi venisse annullata. Molti addetti ai lavori si sono già mossi, tanto che gli hotel attorno all’autodromo italiano risultano quasi al completo per quel fine settimana. Gli organizzatori del Golfo mostrano però pubblicamente di voler andare avanti. Ad Abu Dhabi sono stati annunciati concerti di richiamo, anche se la cantante Zara Larsson – tra i nomi – ha poi fatto sapere che non si esibirà.
La soluzione commercialmente più gradita sarebbe una gara sostitutiva che prenda il posto di una sola delle due tappe, sul modello di quanto avvenuto con la Malesia.
A fine luglio Domenicali aveva dichiarato: «Prenderemo la decisione al momento opportuno», aggiungendo che non sarebbe arrivata prima di metà settembre. Il manager aveva ricordato che i biglietti risultavano già esauriti e che la scelta sarebbe stata presa soltanto in assenza di un chiarimento del quadro. Aveva inoltre escluso una doppia gara a Las Vegas: la comunità imprenditoriale locale non gradirebbe due eventi consecutivi e il secondo appuntamento cadrebbe nel periodo del Ringraziamento.
Senza le due tappe del Golfo, il calendario scenderebbe a 22 appuntamenti, un numero compatibile con la maggior parte degli accordi televisivi, anche se almeno uno ne prevede 23.
A stringere i tempi contribuisce anche la logistica. Per rispettare l’obiettivo di zero emissioni nette entro il 2030, la Formula 1 trasferisce ormai gran parte dell’attrezzatura via mare, con tempi di consegna più lunghi. Il transito dallo Stretto di Hormuz, che si apre e si chiude in base al livello di tensione tra Teheran e Washington, aggiunge un ulteriore elemento di incertezza. Ricorrere al trasporto aereo farebbe aumentare costi ed emissioni.
Anche le squadre devono affrontare un interrogativo: portare uomini e materiali in aree vicine a obiettivi militari potrebbe non essere coperto dalle loro assicurazioni, oltre al fatto che non sarebbe propriamente etico.
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Imola è pronta
Da Imola arriva intanto un segnale di disponibilità. Intervenuto all’Historic Minardi Day, l’ex presidente di Formula Imola Gian Carlo Minardi ha spiegato al Resto del Carlino di essere «moderatamente ottimista» sulla possibilità di ospitare la gara a inizio dicembre.
«L’autodromo di Imola è sempre stato pronto, sia nel 2020 che nel 2021, quando c’ero anche io, a sopperire a questa grave mancanza che il Covid aveva dato a Liberty Media, – ha ricordato l’ex presidente di Formula Imola. – Insieme ad Aci Sport e al Cda di Formula Imola siamo riusciti a ottenere tre anni di contratto. Uno purtroppo è andato male, perché proprio quel giorno abbiamo avuto uno dei momenti più brutti per la nostra terra di Romagna», ha aggiunto riferendosi all’alluvione del maggio 2023.
Anni che hanno manifestato la prontezza e le capacità della città bolognese e del circuito, elementi a cui Liberty Media tiene conto tanto che «a parole ci è sempre stato detto che, davanti a un problema, Imola è la prima riserva».
Minardi ha però evitato di legare la vicenda alla crisi internazionale, definendo scorretto auspicare quella data quando «nel mondo ci sono cose più serie».
Sul meteo ha rassicurato: gli inverni sono miti da anni, la nebbia che preoccupa Liberty Media non si presenta più e a Las Vegas si corre con 7 o 8 gradi, la stessa temperatura che Imola offrirebbe durante il giorno.