È ancora poco più di una suggestione, ma il Gran Premio di Imola potrebbe rientrare, almeno come soluzione straordinaria, nel calendario della Formula 1 per quest’anno.
L’ipotesi è emersa dalle parole del presidente e ceo della F1 Stefano Domenicali, che ha confermato come il Circus stia valutando scenari alternativi nel caso in cui la situazione geopolitica in Medio Oriente rendesse impossibile disputare gli ultimi due appuntamenti del Mondiale 2026, in programma in Qatar e ad Abu Dhabi.
Al momento entrambe le gare restano confermate e, come ha spiegato Domenicali a Motorsport.com, una decisione definitiva non arriverà prima della metà di settembre.
«Ci prenderemo tutto il tempo necessario per valutare come evolverà la situazione e sarà presa una decisione nel momento opportuno, che non sarà prima della metà di settembre – ha spiegato il numero uno del Circus –. Ad oggi le gare del Qatar e di Abu Dhabi sono confermate e, tra l’altro, sono già entrambe sold out. Naturalmente, se entro metà settembre la situazione non sarà sufficientemente chiara, valuteremo le decisioni necessarie. Imola è tra le opzioni prese in considerazione, ma non è stato ancora scelto nulla. Posso solo dire che è nel gruppo delle possibilità disponibili».
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Il manager italiano ha però chiarito quale sarebbe il piano alternativo della Formula 1 nel caso in cui il finale di stagione in Medio Oriente non potesse disputarsi.
«Posso già confermare che, qualora non fosse possibile disputare le ultime due gare in Medio Oriente, la stagione si concluderà in Europa, perché non abbiamo alternative praticabili in altre aree del mondo. Questa è la situazione attuale».
La cara Vecchia Europa, madre della F1 e protagonista indiscussa del calendario di un Circus anche sempre più (giustamente) a trazione globale, può chiaramente ospitare altri appuntamenti, considerando inoltre che tanti tracciati, come l’Imola di cui sopra, scalpitano per ritornare in calendario.
Ma la strada non è tutta in discesa e, tra le perplessità emerse nelle ultime settimane, c’è anche quella legata alle condizioni climatiche di un Gran Premio europeo disputato tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.
Un aspetto non di certo secondario ma che, secondo Domenicali, è meno problematico di quanto si possa immaginare sulla base dei dati meteorologici più recenti, pur in un contesto reso sempre più imprevedibile dagli effetti dei cambiamenti climatici.
«Se guardiamo alle statistiche delle temperature medie in Europa in quel periodo dell’anno, scopriamo che in molti casi fa meno freddo rispetto a Las Vegas nel periodo in cui ci corriamo. Sono dati oggettivi, potete verificarli – puntualizza il ceo della F1 -. Naturalmente nessuno può sapere con certezza quale sarà il meteo: oggi, con i cambiamenti climatici, è sempre più difficile fare previsioni. Speriamo naturalmente che non nevichi. Ricordo che molti anni fa, al Nürburgring, ci trovammo a correre con qualche fiocco di neve, che poi si trasformò in pioggia. Pirelli, però, non è ancora pronta con le gomme da neve ma, scherzi a parte, credo che le condizioni climatiche ci consentirebbero comunque di correre in Europa anche all’inizio di dicembre».
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Esclusa una quarta gara negli Stati Uniti: «Non svalutiamo il gioiello Las Vegas»
Domenicali ha infine escluso anche l’ipotesi di spostare il finale di stagione negli Stati Uniti, nonostante in passato fosse stata valutata la possibilità di aggiungere un ulteriore appuntamento a Las Vegas.
«Non organizzeremo un’altra gara negli Stati Uniti. C’era stata anche l’ipotesi di disputare due gare a Las Vegas, ma non vogliamo svalutare un gioiello che sta crescendo così bene».
Una scelta su cui, come è facilmente intuibile, contribuiscono anche motivazioni di carattere commerciale e, in seconda istanza, logistico.
Da un lato la Formula 1 intende evitare una sovrapposizione con l’NFL, il campionato che domina il mercato statunitense a maggior ragione nel periodo invernale con il SuperBowl; dall’altro, vuole limitare la complessità degli spostamenti delle squadre nella fase conclusiva della stagione, mantenendo il calendario il più possibile razionale nel caso in cui fosse necessario ricorrere al piano alternativo europeo.