Olimpiadi, Roma è pronta. Gualtieri: «Ha tutto per primeggiare»

Dal Campidoglio al Coni, si consolida il fronte romano per i Grandi Giochi. Gualtieri punta su Metro C, rigenerazione urbana e il “Metodo Giubileo”.

Stadio dei Marmi, Foro Italico
progetti e affermazioni
Image credit: Insidefoto

Roma rilancia sulle Olimpiadi. A muovere le acque è stato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha dichiarato a chiare lettere: «Dopo Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali abbiamo l’obbligo di crederci ancora e immaginare un percorso che porti alla candidatura di Roma per i Giochi del 2036».

Parole che suonano come un mandato, non come un auspicio.

Il sindaco Roberto Gualtieri non si è fatto attendere. Presentando il suo programma per il mandato bis al Salone delle Fontane, il primo cittadino ha ribadito la volontà della Capitale di candidarsi a ospitare grandi eventi internazionali, come scrive Il Messaggero:

«Ribadiamo la volontà di collaborare con il Governo e con il Coni per candidarci a ospitare grandi eventi internazionali, a partire dalle Olimpiadi, come occasione di sviluppo, infrastrutturazione e rilancio complessivo della Capitale».

Nessuna data indicata, il 2036 o il 2040 dipenderà da variabili ancora da definire, ma la direzione è tracciata.

Una città che si è già messa alla prova

Il terreno non è vergine. Roma ha ospitato, sta ospitando, e ospiterà, una sequenza di appuntamenti internazionali che ha messo in luce una maturità organizzativa difficile da ignorare: dagli Internazionali d’Italia al concorso ippico di Piazza di Siena, dalla finale di Coppa Italia al Golden Gala, passando per eventi mondiali di taekwondo e padel fino alla tappa conclusiva del Giro d’Italia.

Una continuità che ha rafforzato il posizionamento della Capitale come piattaforma per lo sport di alto livello.

«Roma in questo momento sta dimostrando di avere tutte le capacità, le competenze e le persone», ha sottolineato Buonfiglio, confermando la capitale come una realtà già in grado di competere.

Infrastrutture e ambizione: la Roma «massima possibile»

Il nodo, storicamente, è sempre stato quello delle infrastrutture. E Gualtieri lo affronta con una logica che definisce di sguardo lungo: «Non ci possiamo accontentare della Roma minima necessaria. Scommettiamo sulla Roma massima possibile».

Tra i cantieri già in moto, la Metro C con la futura fermata di Piazza Venezia attesa per il 2032, le sei nuove stazioni fino a Farnesina, e un campus da 40.000 metri quadri a Pietralata pensato per accelerare almeno 200 startup nei settori della tecnologia avanzata, dell’intelligenza artificiale, delle life sciences e della transizione energetica.

Sul fronte sportivo, il sindaco ha ribadito la copertura del campo centrale del Foro Italico, che diventerà un palazzetto dello sport, e il nuovo palazzetto della musica. E per il 2032, in attesa degli Europei di calcio: «Roma è pronta a vivere, anche nel nuovo stadio della Roma, l’emozione degli Europei di calcio del 2032».

Un campo aperto, con concorrenti interni

La partita, tuttavia, non è a senso unico. Il dibattito italiano ha già visto circolare ipotesi alternative: un sistema territoriale Veneto, un asse Milano-Torino-Genova, o una candidatura lungo la direttrice Bologna-Firenze. Scenari che testimoniano quanto sia vivo l’interesse del Paese per una nuova vetrina olimpica, ma che frammentano anche il fronte.

Roma parte con argomenti che le altre candidature faticano a replicare: è già stata città olimpica nel 1960, dispone di un marchio globale immediatamente riconoscibile e può contare su un patrimonio storico, culturale e infrastrutturale che poche metropoli europee possono vantare, e che le stesse città italiane non hanno.

Gualtieri lo chiama «Metodo Giubileo», ossia la capacità dimostrata di gestire eventi complessi unendo istituzioni, privati e competenze tecniche, ed è oggi il modello su cui costruire la candidatura.

Il punto di partenza

Gli investimenti diretti sul mercato immobiliare romano hanno raggiunto nel 2025 circa 1,7 miliardi di euro, con una crescita superiore al 13,5% rispetto all’anno precedente. I programmi di rigenerazione urbana in corso sviluppano un volume economico di circa 10 miliardi.

Numeri che indicano fatti.

La corsa verso il 2036 o il 2040 è appena iniziata. Roma si siede al tavolo con credenziali solide e un rinnovato slancio istituzionale. Il resto lo dirà la politica, nazionale e internazionale, nei prossimi mesi.