Roma guarda con crescente interesse ai cinque cerchi. L’ambizione capitolina di organizzare i Giochi Olimpici si poggia sulla capacità dimostrata nel corso degli anni di reggere il peso organizzativo dei grandi eventi internazionali.
L’orizzonte indicato è quello del 2036, una data solo all’apparenza lontana: per farsi trovare pronti è necessario iniziare fin da subito a costruire un percorso credibile coinvolgendo le istituzioni a tutti i livelli.
Il calendario di eventi sportivi di primo piano
A rilanciare il dossier è stato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ha collegato la prospettiva alla nuova stagione aperta dallo sport italiano dopo l’esperienza di Milano Cortina.
«Dopo Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali abbiamo l’obbligo di crederci ancora e immaginare un percorso che porti alla candidatura di Roma per i Giochi del 2036», ha dichiarato il numero uno del Comitato olimpico nazionale.
La Capitale vanta una grande tradizione in tema di sport, ma è proprio negli ultimi mesi che si è confermata una piattaforma centrale per gli eventi internazionali, ospitando una sequenza di appuntamenti di alto profilo.
Dagli Internazionali d’Italia al concorso ippico di Piazza di Siena, dalla finale di Coppa Italia al Golden Gala, fino agli eventi mondiali di taekwondo e padel e alla tappa conclusiva del Giro d’Italia, Roma ha mostrato una continuità organizzativa che rafforza il suo posizionamento.
La sostenibilità economica dell’operazione
Buonfiglio ha rivendicato proprio questo patrimonio di competenze, sottolineando come la capacità di sostenere manifestazioni così complesse rappresenti un elemento distintivo del sistema sportivo italiano.
«Non so quante altre nazioni siano in grado di fare e sostenere eventi come questi», ha affermato, nell’ottica di valorizzare il fitto calendario recente come spinta a favore di una possibile candidatura.
La forza del progetto, tuttavia, deve poggiare su una visione di lungo periodo, che si fondi su una disponibilità preesistente di impianti che possa garantire la sostenibilità economica dell’operazione.
Le basi della candidatura di Roma
La Capitale in tal senso si distingue come una città che dispone già di una base significativa da cui partire, sia sul piano delle infrastrutture sia su quello delle professionalità maturate negli anni.
«Roma in questo momento sta dimostrando di avere tutte le capacità, le competenze e le persone», ha aggiunto Buonfiglio Il punto, ora, è capire se queste premesse potranno trasformarsi in una candidatura.
Il nodo politico resta infatti centrale, soprattutto alla luce del precedente del 2024, quando il progetto olimpico romano si fermò davanti al no dell’allora sindaca Virginia Raggi, che si oppose alla manifestazione.
Buonfiglio ha richiamato la vicenda, che per molti rappresenta ancora una ferita aperta: «Se la storia è maestra di vita devi cercare di non ripetere gli errori», ha ricordato il presidente del Coni.
La necessità di una convergenza istituzionale
La candidatura, per avere possibilità concrete, dovrà quindi nascere da un allineamento pieno tra Governo, Regione, Comune e Coni per presentarsi in maniera compatta di fronte agli interlocutori internazionali.
Su questa linea si è mosso anche Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore dei Giochi invernali, richiamando alla necessità di evitare fughe in avanti procedendo in ordine sparso.
«Bisogna avere una condivisione di insieme di tutte le forze, politiche nazionali e locali, Coni e Cio», ha spiegato, avvertendo che «qualsiasi iniziativa isolata potrebbe essere legittima, ma anche controproducente».
Le ipotesi alternative
Il dibattito italiano, del resto, si è già animato attorno a diverse ipotesi alternative alla Capitale. Negli ultimi mesi sono circolate suggestioni legate al Veneto come sistema territoriale, a un possibile asse Milano-Torino-Genova e persino a una candidatura costruita lungo la direttrice Bologna-Firenze.
Roma mantiene però alcuni punti di forza distintivi: è già stata città olimpica, possiede un marchio globale immediatamente riconoscibile e può contare su un patrimonio storico, turistico e infrastrutturale capace di dare forza alla candidatura.
La corsa verso il 2036 è dunque soltanto all’inizio, ma Roma torna a sedersi al tavolo con argomenti solidi e rinnovato interesse, con il contesto sportivo italiano che offre una spinta favorevole: la sfida sarà trasformare questi elementi in un dossier competitivo.