Il tennis italiano cambia volto. Le tribune dei tornei dei massimi circuiti non sono più soltanto il territorio di un pubblico altolocato ed educato ai codici storici della disciplina, ma un ritrovo sempre più popolare e trasversale.
Per decenni il comportamento sugli spalti è stato regolato da un galateo quasi sacro. Quel mondo non è scomparso, ma oggi convive con un pubblico nuovo, che risponde alle logiche dell’intrattenimento sportivo contemporaneo.
Il cambiamento parte innanzitutto da un allargamento della platea: secondo il Report Tennis e Padel 2024 della FITP, in Italia gli appassionati di tennis sono arrivati a 16,9 milioni, con una crescita dell’86% in meno di dieci anni.
A confermare la portata del fenomeno c’è anche un sondaggio SWG riportato da Domani, secondo cui sette italiani su dieci seguono il tennis almeno occasionalmente, mentre l’interesse generale e la frequenza di fruizione televisiva sono aumentati del 50% negli ultimi cinque anni.
I numeri degli Internazionali
Gli Internazionali BNL d’Italia rappresentano il risultato più evidente di questa mutazione. Nel 2022 i paganti al Foro Italico erano stati 230.277, mentre nel 2025 sono saliti a 393.051, generando un incasso complessivo da 35,3 milioni di euro.
Prima ancora dell’avvio dell’edizione 2026 erano già stati venduti 299.535 biglietti, l’11% in più rispetto allo stesso momento dell’anno precedente, con i primi giorni del torneo segnati anche dal record di oltre 40mila tagliandi staccati per singola giornata.
La crescita della domanda ha spinto anche l’espansione fisica dell’evento. Nel 2026 il site degli Internazionali è arrivato a 21 campi complessivi, di cui 19 all’interno del Foro Italico e 2 sul Lungotevere.
I dati delle ATP Finals
Il tennis, in questa nuova dimensione, non si limita più alla partita, ma diventa per il fruitore un’esperienza costellata da eventi di contorno e accompagnata da un racconto continuo attorno ai protagonisti anche attraverso i canali digitali.
La stessa dinamica emerge dalle ATP Finals, che negli ultimi anni hanno consolidato Torino come una delle capitali del tennis internazionale. Nel 2025 l’evento ha richiamato 229.879 spettatori, con il 18,1% del pubblico proveniente dall’estero.
Tra gli italiani presenti, il 68,7% arrivava da fuori Torino: un dato che dimostra come il tennis sia ormai diventato anche un prodotto di turismo sportivo, capace di muovere flussi rilevanti al di fuori della dimensione locale.
Il tennis dentro le case degli italiani
La trasformazione non riguarda soltanto la visione dal vivo, ma abbraccia anche chi segue le gare dal divano: nel 2024 SuperTennis è stato il canale monosportivo con l’ascolto medio più alto in Italia.
L’interesse per la disciplina è ben rappresentato dalla finale degli Internazionali 2025 tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, che ha raccolto 4,885 milioni di spettatori su Rai 1 e quasi 6 milioni complessivi considerando anche Sky: quasi un italiano su dieci incollato allo schermo.
Ancora più significativo il dato della finale delle ATP Finals 2025, sempre tra Sinner e Alcaraz, che ha raggiunto 7.008.000 spettatori complessivi tra Rai e Sky, testimonianza di un crescendo continuo.
Si tratta del miglior risultato per un match di tennis nell’era Auditel, la conferma definitiva dell’ingresso della disciplina nel palinsesto generalista e, di conseguenza, in una porzione sempre più ampia della cultura popolare italiana.
L’impatto sulla base di praticanti
L’effetto traino si riflette anche sulla base organizzata. A gennaio 2026 il presidente della Federtennis Angelo Binaghi ha indicato in 1,25 milioni il numero dei tesserati, mentre tennis e padel insieme contano 6,2 milioni di praticanti.
Il progetto Racchette in Classe, nell’anno scolastico in corso, ha coinvolto circa 719mila studenti e 2.348 istituti scolastici, mostrando come la crescita non passi soltanto dai grandi campioni, ma anche da una diffusione più capillare.
Un pubblico più ampio rende il tennis meno autoreferenziale e meno legato a un’immagine esclusiva. L’arrivo di spettatori occasionali, famiglie, giovani e curiosi modifica inevitabilmente il clima sugli spalti, talvolta irritando i puristi.
Allo stesso tempo, la trasformazione in atto è anche il segno di una disciplina che ha smesso di parlare soltanto a se stessa e ha iniziato a occupare uno spazio centrale nell’immaginario sportivo nazionale.
Il costo dell’esperienza live
Il punto critico, però, resta l’accessibiltà. La popolarità crescente non coincide automaticamente con una piena democratizzazione, con i costi che rimangono spesso onerosi specie nelle fasi finali dei grandi tornei.
Agli Internazionali in corso il biglietto ground arriva a 58 euro nel sabato della prima settimana, mentre la semifinale serale sul Centrale oscilla tra 444 e 1.551 euro. Per la finale si sale ancora, con prezzi compresi tra 597 e 2.691 euro.
Anche le ATP Finals si muovono su livelli non lontani: nel caso del torneo dei maestri le prime sessioni partono da 82 euro nei settori più economici, mentre la finale va da 538 a 1.560 euro.
È il paradosso della nuova età dell’oro del tennis italiano: la disciplina conquista milioni di persone, ma i suoi appuntamenti più desiderati rischiano di diventare accessibili solo a una platea economicamente selezionata.