La Major League Baseball (MLB) apre ai fondi di private equity, ma lo fa fissando un limite che ne impedisce la scalata. Secondo quanto riportato da Front Office Sports, durante l’estate i proprietari hanno votato per aumentare dal 15% al 20% la quota massima che un fondo può detenere in una franchigia.
La modifica non è stata annunciata ufficialmente ed è emersa attraverso una fonte a conoscenza del dossier. A riferire per primo la notizia è stato Maury Brown, collaboratore di Forbes.
Il vincolo sul socio di controllo
Da tenere in considerazione il rapporto tra il fondo e il proprietario della squadra. La quota dell’investitore non può superare quella del socio di controllo: se quest’ultimo detiene il 19% di un club, anche il fondo non potrà andare oltre quella percentuale. Una norma distinta della MLB stabilisce inoltre che il socio di controllo debba possedere almeno il 15% del capitale.
Di conseguenza, nessun fondo potrà diventare l’azionista di maggioranza di una delle 30 franchigie.
L’impostazione segue quella della NBA, dove il limite del 20% si riduce nel caso in cui il proprietario di riferimento detenga una quota inferiore. La lega di baseball ha motivato l’allineamento richiamando le regole già in vigore nel basket, nell’hockey e nel calcio statunitense, dove la soglia massima è la stessa. Nella NFL, la più ricca tra le leghe americane, il limite resta invece al 10%. In tutti i casi, se nella stessa franchigia entrano più investitori finanziari, la quota complessiva non può superare il 30%.
In quante squadre può investire un fondo
Le differenze più significative riguardano il numero di club in cui uno stesso fondo può investire. La NBA consente di arrivare a otto, dopo che il limite era rimasto a cinque fino all’inizio dell’anno. La NFL si ferma a sei, mentre NHL e MLS permettono rispettivamente cinque e quattro partecipazioni. La MLB non prevede invece alcun tetto: un fondo può quindi investire in tutte le squadre, purché ogni singola quota resti entro il 20%.
La NBA ha modificato di recente le proprie regole anche su un altro fronte, consentendo a una società e ai suoi dirigenti di investire contemporaneamente. Secondo Bloomberg, il cambiamento serve in parte a permettere a Thrive Eternal di Josh Kushner di affiancarlo nell’operazione per l’acquisto dei Lakers.
La NFL ha aperto ai fondi un anno fa, fissando un limite del 10% e autorizzando quattro società, tra cui Ares Management e Sixth Street Partners. Oggi sono sette i club che hanno accolto capitali di questo tipo, gli ultimi dei quali sono Seahawks e Falcons. L’elenco degli operatori approvati non è aumentato, anche se Apollo, che non ne fa parte, ha manifestato interesse.
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Un mercato già affollato
Nel baseball i fondi sono presenti da tempo. Circa dieci squadre hanno ricevuto investimenti di private equity e quasi venti hanno un legame con questo mondo. Tra gli esempi più recenti figurano i San Diego Padres, rilevati dal cofondatore di Clearlake Capital per 3,9 miliardi di dollari, e i New York Yankees, dove Apollo Sports Capital, azionista di maggioranza dell’Atletico Madrid, ha investito 2,6 miliardi in un’operazione conclusa il mese scorso.
Tra i club con capitali diretti figurano anche Giants e Athletics, che a luglio hanno raggiunto un accordo con Harbinger Sports Partners di Mark Cuban.
Sull’operazione con gli Yankees è intervenuto Sam Porter, responsabile della strategia di Apollo, durante l’evento Asset Class di Front Office Sports. «Pensavano che potesse esserci bisogno di capitale per la crescita, per rifinanziare il debito esistente e per realizzare una soluzione finanziaria olistica», ha spiegato, aggiungendo che il club dispone di ampia libertà nell’utilizzo delle risorse, compreso il rifinanziamento ordinario del debito.
Secondo Dave Checketts, veterano dello sport americano con un passato alla guida di Knicks e Jazz, l’aumento delle valutazioni costringerà prima o poi le leghe a eliminare completamente i limiti alla presenza dei fondi.
Il fronte del salary cap
Nelle ultime settimane la MLB sta valutando anche l’introduzione di un tetto salariale, assente da oltre 30 anni. L’obiettivo dichiarato dai proprietari è garantire maggiore equilibrio competitivo e frenare il predominio di club come Los Angeles Dodgers e New York Mets.
La proposta prevede un limite massimo di 245,3 milioni di dollari e una soglia minima di spesa di 171,2 milioni. Quest’ultima mira a scoraggiare il «tanking», ovvero la pratica di perdere deliberatamente per ottenere una buona scelta al draft.
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I numeri della lega
Il contesto economico spiega l’interesse dei capitali. La MLB ha generato 11,3 miliardi di dollari di ricavi lo scorso anno e punta a raggiungere 11,8 miliardi in questa stagione. I diritti televisivi valgono 4 miliardi all’anno, anche grazie all’accordo da 800 milioni annui fino al 2028 firmato con ESPN e NBC, cui si affianca Netflix.
Le partite portano 4,2 miliardi allo stadio, mentre le sponsorizzazioni aggiungono altri 1,4 miliardi.
Il quadro non è però sufficiente a difendere la posizione in classifica. Secondo i dati di Sports Value consultati da Palco23, la NBA ha superato la MLB e occupa ora il secondo posto tra i campionati più ricchi al mondo. Al vertice resta la NFL, che prevede un fatturato record di 23 miliardi di dollari per la stagione in corso.
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