LeBron James, l'ultima decisione: la firma con i Philadelphia 76ers e il taglio di stipendio

LeBron James lascia i Los Angeles Lakers e firma con i Philadelphia 76ers un contratto biennale da 8 milioni di dollari, il più basso della sua carriera. Un taglio drastico che non intacca il suo impero economico.

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l'impero del re
Image Credits: Los Angeles Lakers

Dopo settimane di attesa che avevano messo in difficoltà persino la programmazione della lega, LeBron James ha sciolto le riserve. La sua nuova squadra sarà Philadelphia 76ers, non Golden State né Miami né Cleveland, come invece suggerivano le voci di mercato circolate per settimane.

Il commissioner Adam Silver aveva più volte fatto pressione sul giocatore per accelerare la decisione, necessaria per definire il calendario 2026-27 e appuntamenti chiave come l’opening night e le partite di Natale.

Un contratto simbolico, non economico

L’accordo firmato con i 76ers vale circa 8 milioni di dollari in due stagioni, con un’opzione a favore del giocatore. Per la stagione 2026-27 James percepirà 3,88 milioni di dollari, il minimo salariale previsto per un veterano della sua anzianità. Una cifra inferiore persino ai 4 milioni incassati da rookie a Cleveland nel 2003, quando aveva diciannove anni.

Il confronto con l’ultimo ingaggio, pari a 52,8 milioni di dollari, restituisce un taglio di circa il 92%. Secondo HoopsHype si tratta della riduzione di stipendio più consistente mai registrata nella storia della Nba, davanti a precedenti come quelli di Westbrook e Blake Griffin. The Athletic ha calcolato che almeno diciotto giocatori ancora al college guadagneranno più di lui nella prossima stagione, complice la possibilità per gli atenei di offrire contratti professionistici ai propri atleti.

Per James, tuttavia, il contratto ha oggi un valore soprattutto tecnico. Lo ha spiegato lui stesso sui social annunciando il passaggio ai Sixers: «Credo di poter contribuire a trasformare i Philadelphia 76ers in una squadra da titolo».

Il patrimonio più solido dell’NBA

Il taglio salariale non scalfisce la posizione di James nella classifica dei guadagni sportivi. Secondo Forbes, nell’ultimo report annuale il giocatore si è collocato al quarto posto tra gli atleti più pagati al mondo nel 2026 con 137,8 milioni di dollari complessivi tra stipendio e ricavi extra contrattuali, alle spalle di Cristiano Ronaldo, Canelo Alvarez e Lionel Messi. Sportico stima invece i guadagni complessivi in carriera attorno a 1,4 miliardi di dollari, cifra che al netto dell’inflazione lo pone al quarto posto nella storia dello sport dietro Michael Jordan, Tiger Woods e lo stesso Ronaldo.

Il primo mattone di questo patrimonio risale al 1999, quando ancora minorenne firmò con Nike un contratto da 90 milioni di dollari in sette anni. Nel 2015 è arrivato il rinnovo a vita, il primo mai concesso dal marchio a un atleta, con un valore stimato vicino al miliardo di dollari. Nel 2022 James è diventato il primo giocatore Nba ancora in attività a raggiungere lo status di miliardario secondo Forbes, un traguardo che a Michael Jordan era costato undici anni di ritiro.

Negli anni il ruolo di testimonial si è progressivamente affiancato a quello di investitore. Tra le operazioni più redditizie figura la catena Blaze Pizza, insieme alla partecipazione in Beats by Dre ceduta ad Apple nel 2014. Nel 2011 James ha ottenuto una quota di minoranza del Liverpool tramite una partnership con Fenway Sports Group, poi convertita in una fetta dell’intero gruppo, proprietario anche dei Boston Red Sox e della scuderia Nascar RFK Racing. Il valore del club inglese è cresciuto da circa 550 milioni di dollari nel 2011 a quasi 5,74 miliardi secondo le valutazioni di Sportico.

Il bene più prezioso resta però la SpringHill Company, che riunisce la casa di produzione SpringHill Entertainment e la piattaforma Uninterrupted. Nel 2021 la cessione di una quota di minoranza a un consorzio guidato da RedBird Capital Partners ha valutato la società 725 milioni di dollari. Parte di questa ricchezza torna alla comunità di Akron attraverso la LeBron James Family Foundation, che con il programma “I PROMISE” segue oltre 1.400 studenti e ha destinato più di 40 milioni di dollari a borse di studio universitarie.

L’effetto Philadelphia

L’arrivo di James potrebbe avere ricadute significative anche sull’economia della città. Secondo una stima della società di consulenza Boyd Company, specializzata in strategie di sviluppo economico, il primo anno completo del giocatore con i Sixers potrebbe generare tra i 250 e i 430 milioni di dollari per la regione di Philadelphia, considerando incassi da botteghino, presenze alberghiere, consumi in locali e ristoranti, vendita di merchandising ed esposizione mediatica nazionale.

Una cifra che, nella stima più prudente, supera di oltre sessanta volte il costo del suo stipendio.

Una scelta guidata dall’agonismo

Nell’annuncio pubblicato su X, James ha chiarito che la decisione non è stata dettata né da motivazioni economiche né familiari, respingendo così le ipotesi di un ritorno a Cleveland o di un trasferimento più comodo per la famiglia.

«Voglio ancora sacrificarmi, voglio ancora lavorare, voglio ancora competere» ha scritto, sintetizzando la spinta agonistica dietro alla scelta.

A Philadelphia troverà un roster costruito nelle ultime settimane attorno a Joel Embiid e Tyrese Maxey, rinforzato dall’arrivo di Jaylen Brown via trade dai Celtics e dal giovane talento VJ Edgecombe. Una squadra che, con l’aggiunta di James, punta a interrompere un digiuno di Finals che dura dal 2001, ai tempi di Allen Iverson.

Nella stagione in corso, nonostante i quarantuno anni compiuti, James ha comunque mantenuto numeri da All-Star: 20,9 punti, 7,2 assist e 6,1 rimbalzi di media in 33 minuti di utilizzo. Statistiche che, insieme alla leadership e all’esposizione mediatica garantita al franchise, spiegano perché la dirigenza dei Sixers abbia deciso di puntare su di lui anche a stipendio ridotto, scommettendo su un ritorno d’immagine e di risultati ben più alto del costo del contratto.

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