Il basket italiano prepara la maxi-riforma: FIP, LBA e LNP aprono il tavolo sul futuro

Prende il via tavolo tecnico per ridisegnare il sistema, con al centro sostenibilità economica, valorizzazione dei giovani e revisione dei regolamenti

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Image Credits: LBA

Il basket italiano prova a ridisegnare le proprie fondamenta. Dopo una stagione segnata da forti scossoni, tra cui l’esclusione di Trapani e il trasferimento di Cremona e Brescia a Roma, Federazione Italiana Pallacanestro, Lega Basket Serie A e Lega Nazionale Pallacanestro hanno annunciato la costituzione di un tavolo tecnico destinato a elaborare una riforma complessiva del movimento.

L’iniziativa rappresenta il primo risultato concreto del confronto avviato nei mesi scorsi tra le tre componenti, con l’obiettivo di superare gli interventi emergenziali e costruire una strategia condivisa. Nel comunicato congiunto si fa riferimento allo studio di «strategie per lo sviluppo del movimento cestistico italiano, per la sostenibilità economico finanziaria dei club e per la valorizzazione dei giovani».

Sostenibilità economica e professionismo

A chiarire la dimensione dell’intervento è stato il presidente della LNP Francesco Maiorana, che, interpellato da Il Messaggero Veneto, ha definito la futura riforma di portata «epocale». Il punto di partenza sarà la necessità di riequilibrare un sistema nel quale i costi sono cresciuti più rapidamente dei ricavi, lasciando molte società dipendenti dagli interventi degli azionisti e dalla loro disponibilità a coprire ogni anno le perdite accumulate.

«Il tema della sostenibilità economica mi è particolarmente caro e i recenti sviluppi hanno reso ancor più urgente un intervento in questo senso – ha spiegato Maiorana -. Il mondo del basket sta correndo a volte senza limiti e abbiamo voluto comunicare questa nostra iniziativa perché sentiamo di aver strutturato la cornice di questa riforma, il cui contenuto sarà scritto proprio durante questi incontri volti non solo a mettere nero su bianco le idee di cui abbiamo discusso, ma anche a calibrare i tre mondi coinvolti».

Il confronto dovrà infatti tenere conto delle profonde differenze tra la Serie A professionistica e le competizioni organizzate dalla LNP, a partire dalla Serie A2 e dalla Serie B Nazionale, che continuano a muoversi in un perimetro sostanzialmente dilettantistico. Una separazione che riporta al centro anche il tema della normativa sul professionismo sportivo e della Legge 91, adottata dal basket negli anni Novanta ma considerata da tempo poco adatta alle caratteristiche economiche del settore.

«La riforma ha portata epocale, nella nostra idea è strutturale e culturale; andrà curata con attenzione e in questa fase non ne vogliamo anticipare i temi – ha aggiunto il presidente della LNP -. 6+6? È un tema marginale, rispetto alla portata dei ragionamenti in atto. Vogliamo portare una crescita del sistema basket nella direzione che ha preso lo sport, vale a dire al fianco del business. Il match, al giorno d’oggi, è solo parte dell’evento sportivo».

Crescita dei giovani e instabilità regolamentare

Nel percorso entrerà inevitabilmente anche il tema della crescita dei giovani. La FIP punta a rendere più continuo il ricambio generazionale e a offrire opportunità concrete ai prospetti italiani, in una fase nella quale un numero crescente di talenti guarda alla NCAA e al basket universitario statunitense come alternativa al percorso nazionale.

In Serie A lo spazio concesso agli Under 20 resta estremamente ridotto, mentre anche in A2 sono poche le società che negli ultimi anni hanno costruito con continuità giocatori poi diventati elementi stabili delle rotazioni. Tra le eccezioni spicca Cividale, capace di affiancare la competitività sportiva a un lavoro strutturato sullo sviluppo dei prospetti.

Un altro capitolo riguarderà l’instabilità regolamentare. Negli ultimi quindici anni sono cambiate ripetutamente le norme sull’eleggibilità degli stranieri e dei giocatori con doppio passaporto, i meccanismi di accesso alle categorie, le modalità di promozione e retrocessione e la stessa struttura dei campionati organizzati dalla LNP. Una continua revisione che ha complicato la programmazione industriale e sportiva delle società.

Sul tavolo peseranno inoltre l’ampliamento delle competizioni europee e il possibile arrivo di NBA Europe, progetto destinato a modificare gli equilibri della pallacanestro continentale. L’ingresso di nuovi capitali e di nuovi operatori può rappresentare un’opportunità, ma rischia allo stesso tempo di aumentare la distanza tra i club con maggiore capacità di investimento e quelli che già oggi faticano a sostenere i costi delle competizioni nazionali.

Le crisi societarie e le tempistiche del percorso

A rendere urgente il confronto è anche la lunga serie di crisi societarie registrate nell’ultimo decennio. Dal 2016 in avanti club come Caserta, Chieti, Siena, Torino, Scandone Avellino, Virtus Roma, Biella, Roseto, Poderosa Montegranaro, Stella Azzurra Roma, Treviglio, Trapani e Bergamo hanno attraversato, con modalità differenti, fallimenti, esclusioni, rinunce o successive rifondazioni.

Il tavolo tecnico inizierà a lavorare nei primi giorni di agosto e sarà scandito da incontri periodici. Non è stata stabilita una scadenza precisa, perché la definizione del nuovo sistema dipenderà anche dalla possibilità di intervenire sulle norme che regolano il professionismo, i campionati e i rapporti tra Federazione e Leghe.

«Vogliamo avere il tempo per ragionare assieme sul da farsi. Quanto tempo servirà? Al momento non è possibile dirlo, ci vorranno dei mesi ma molto dipenderà dagli aspetti normativi con cui occorrerà fare i conti», ha sottolineato Maiorana.

Nessuna modifica interesserà dunque i campionati ormai prossimi alla partenza, né sul versante della LBA né su quello della LNP. Anche una volta raggiunta un’intesa definitiva, il nuovo impianto avrà bisogno di un periodo di transizione che consenta alle società di adeguarsi dal punto di vista finanziario, organizzativo e sportivo.

«Una volta stabilito in maniera definitiva il da farsi, la riforma non potrà partire prima di due anni», ha concluso Maiorana. Un orizzonte temporale che conferma l’ambizione dell’intervento, ovvero il tentativo di costruire un modello capace di rendere il basket italiano più solido, attrattivo e sostenibile nel lungo periodo.

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