Il tennis è diventato il terreno più conteso della televisione italiana. Complice l’esplosione di Jannik Sinner, la racchetta oggi rappresenta un contenuto capace di generare valore sia nella pay tv sia nella televisione in chiaro. Gli ascolti crescono, la pubblicità accelera e i broadcaster si contendono i diritti di tornei sempre più centrali nelle strategie editoriali.
A differenza del calcio, il tennis mantiene costi relativamente accessibili ma garantisce due vantaggi decisivi: fidelizza gli abbonati delle piattaforme pay e, allo stesso tempo, riesce a trasformarsi in fenomeno nazional-popolare quando in campo ci sono gli italiani.
Per questo il settore vive una fase di forte fermento, tra nuove acquisizioni, aste competitive e modelli distributivi sempre più ibridi.
Sky e Comcast blindano ATP e WTA fino al 2028
La svolta del mercato arriva nel novembre 2023, quando Comcast, holding di Sky, chiude un accordo transnazionale con ATP e WTA per la trasmissione dei tornei dal 2024 al 2028 in diversi Paesi europei, tra cui l’Italia.
Un’operazione costruita su scala continentale, che rende la quota imputata al solo bilancio di Sky Italia – ben sotto i dieci milioni annui – poco rappresentativa del reale valore di mercato. È una logica interna al gruppo, non un indicatore del prezzo del tennis tricolore.
Ciò ha modificato gli equilibri del settore. In precedenza Sky collaborava con SuperTennis, il canale della FITP, in una partnership che aveva presentato un’offerta congiunta superiore del 25% rispetto al precedente contratto. L’ATP, però, ha preferito la proposta di Comcast, giudicata più forte sul piano internazionale.
La scelta si è rivelata vincente. Sky ha compensato almeno in parte la perdita del pacchetto principale della Serie A di calcio puntando su un prodotto in forte crescita. Gli ascolti del tennis sono infatti aumentati di oltre il 25% anno su anno nei primi mesi della stagione.
I diritti sono blindati fino al 2028, ma tra un anno si aprirà la questione del rinnovo: a quel punto Comcast dovrà fare i conti con un mercato cambiato, il peso delle piattaforme streaming e una base d’asta ben più alta rispetto al 2023.
Mediaset strappa le ATP Finals alla Rai
L’ascesa del tennis ha cambiato anche il valore dei diritti free. A febbraio Mediaset ha superato la Rai nella corsa alle ATP Finals, investendo circa 4 milioni di euro per edizione nel nuovo ciclo pluriennale e aggiudicandosi una selezione degli otto migliori incontri.
La tv pubblica, che fino al 2025 pagava poco più di un milione annuo, ha ritenuto la cifra fuori mercato. Ma il business pubblicitario racconta un’altra storia. Secondo le stime del settore, Publitalia ’80 avrebbe previsto ricavi advertising ben superiori all’investimento iniziale, circa il doppio.
Gli ascolti giustificano l’operazione: la finale delle ATP Finals 2025 tra Sinner e Carlos Alcaraz ha fatto registrare uno share medio del 17% sulla sola Rai, con un picco del 29% (circa 5,6 milioni di telespettatori).
Sostenibile, dunque, a patto che il fenomeno Sinner continui.
Tra NBA Europe e tennis, San Donato si candida a diventare la casa dello sport milanese
La strategia di Sky e Discovery: il canale in chiaro è la chiave
Il più recente caso degli Internazionali d’Italia e quanto visto per gli Australian Open raccontano il nuovo peso del tennis nelle strategie televisive.
Partendo dagli IBI, quest’anno Sky ha scelto di non sublicenziare alla Rai o a Mediaset la partita quotidiana in chiaro prevista dagli accordi ATP, mantenendo la trasmissione su TV8.
L’obiettivo è rafforzare il posizionamento editoriale del canale free del gruppo, che punta sempre di più su sport premium e intrattenimento. Tennis, Champions League e motori rappresentano oggi i contenuti chiave per attirare investitori pubblicitari e creare sinergie.
Ciò ha inevitabilmente inciso sugli ascolti rispetto alla platea generalista di Raiuno. Se la finale 2025 degli Internazionali tra Sinner e Alcaraz aveva firmato un record toccando il 46,4% di share con 6 milioni di spettatori, la finale 2026 contro Casper Ruud ha raccolto complessivamente 4,6 milioni di telespettatori tra Tv8 e Sky.
Comcast ha però scelto deliberatamente di sacrificare qualche punto di share in favore di un’integrazione più stretta tra l’offerta free e quella premium e confermando la forza del prodotto tennis.
Strategia adottata anche da Warner Bros. Discovery Italia, che detiene i diritti di Australian Open e Roland Garros.
Sul fronte della trasmissione gratuita non esistono ancora obblighi immediati, per legge bisognerà attendere il prossimo rinnovo dei diritti tv, ma il gruppo si è già mostrato aperto alla diffusione in chiaro sul canale Nove. È accaduto, ad esempio, con la semifinale degli Australian Open 2026 tra Sinner e Novak Djokovic.
Non è escluso che la stessa scelta venga replicata per il Roland Garros. L’impressione infatti è che, in presenza di Sinner nelle fasi decisive degli Slam, la possibilità di trasmettere semifinali e finali in chiaro diventi sempre più concreta.
Dopo gli IBI ora è il turno delle ATP Finals: nodo governance risolto e Masterplan in arrivo in estate
SuperTennis, la scommessa federale
Molto prima dell’esplosione del fenomeno, la FITP aveva intuito il potenziale della racchetta. Nel 2008 nacque SuperTennis, progetto editoriale gestito da Sportcast con l’obiettivo di offrire una finestra gratuita e permanente sul tennis.
Oggi opera con un budget complessivo di oltre 10 milioni di euro all’anno, tra diritti e struttura operativa. Il colpo più importante è arrivato nel 2023 con l’acquisizione degli US Open per tre milioni, unico Slam integralmente in chiaro in Italia, con rinnovo fino al 2030.
SuperTennis, oltre a partite ATP e WTA, trasmette il circuito Challenger, la Billie Jean King Cup e la Coppa Davis, consolidando un’offerta sempre più ampia. Gli ascolti continuano a crescere nonostante l’uscita dei tornei ATP dal palinsesto: +60% nel 2025 e ulteriore incremento del 16% nei primi mesi del 2026.
Il dato simbolo resta quello della finale US Open 2025 tra Sinner e Alcaraz: il canale superò in prima serata Raiuno e Canale 5 con il 15,5% di share.
Pubblicità, streaming e nuovi equilibri: il tennis guarda al futuro
L’espansione del tennis coinvolge anche il mercato pubblicitario. Digitalia ’08 – consociata di Publitalia – ha raddoppiato il valore del contratto di SuperTennis rispetto al passato, mentre Sportcast è recentemente entrata nel capitale del gruppo editoriale SAE, proprietario de La Stampa, con un aumento di capitale da circa cinque milioni per una quota attorno al 7%.
L’obiettivo è creare nuove sinergie editoriali e territoriali per valorizzare tennis e padel, aumentando la visibilità degli eventi e dei circoli.
Nel frattempo, il mercato guarda già alla prossima fase. Quando si aprirà il nuovo ciclo di rinnovo dei diritti tv, sarà inevitabile vedere l’influenza dell’effetto Sinner. Ciò che è certo è che il tennis, oggi, non è più soltanto uno sport: è uno dei business più appetibili.