Ferrari ha scelto di presentarsi al mondo con una livrea dominata dal Giallo Fly e dal carbonio grigio. Non su una pista, ma sull’acqua. Anzi: sopra l’acqua. Perché Hypersail, il monoscafo oceanico da 100 piedi del Cavallino Rampante, è progettato per volare letteralmente sulle onde grazie a un sistema di foil derivato direttamente dall’ingegneria motorsport.
La rivelazione è avvenuta durante la Milano Design Week, dove Ferrari ha scelto la cornice del proprio Flagship Store di via Berchet e la terrazza di HIGHLINE Milano, con vista sul Duomo, per presentare il “vestito” definitivo dell’imbarcazione, attesa al varo entro la fine dell’anno.
Un laboratorio galleggiante
Definirla semplicemente una barca sarebbe riduttivo. Ferrari Hypersail nasce come piattaforma di open innovation, frutto della collaborazione tra il Tech Team Ferrari guidato da Matteo Lanzavecchia e Marco Guglielmo Ribigini, il Ferrari Design Studio diretto da Flavio Manzoni e l’architetto navale francese Guillaume Verdier, celebre per i suoi velieri foiling. Il progetto affonda le sue radici nel 2024, quando Ferrari incontra il navigatore oceanico Giovanni Soldini, il più titolato d’Italia. Oggi il team è guidato da Enrico Voltolini come Team Principal.
La filosofia alla base è la stessa che ha portato tre volte la Ferrari 499P alla vittoria nella 24 Ore di Le Mans: ogni soluzione tecnica nasce dalla funzione, il design la trasforma in bellezza. «Il volo dell’imbarcazione è reso possibile da un sofisticato sistema di controllo che eredita il know-how sviluppato sulle vetture Ferrari, alimentato da energia recuperata da fonti rinnovabili come il vento, il sole e il movimento», spiega Lanzavecchia, Chief Technology Officer del progetto. In pratica, la filosofia ibrida delle hypercar di Maranello applicata a uno scafo oceanico da 30 metri.
Totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico, Hypersail integra pannelli solari calpestabili nella coperta e nelle murate, posizionati attraverso uno studio avanzato dell’esposizione solare durante la navigazione. L’albero raggiunge i 40 metri di altezza, trasformando l’imbarcazione in una presenza quasi architettonica sull’acqua.
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Il Giallo Fly e la storia di una scelta cromatica
La livrea di Hypersail racconta una storia precisa. Il Grigio Hypersail – nome assegnato alla nuova variante cromatica del carbonio lasciato a vista – costituisce la base strutturale e visiva dell’imbarcazione. Su questa superficie si staglia il Giallo Fly, colore applicato alla cabina, ai foil e alle linee della murata.
Il giallo non è una scelta casuale. È storicamente la seconda anima di Ferrari, dopo il rosso. Nacque da un’intuizione di Fiamma Breschi, vedova del pilota Luigi Musso – noto per il suo inconfondibile casco giallo – e amica di Enzo Ferrari. Venne adottato per la prima volta nel 1964 su una 275 GTB, diventando da quel momento parte del DNA estetico del marchio.
Nel caso di Hypersail, il rimando si fa doppio: fly come il colore storico, fly come il volo del monoscafo sui foil.
Il contrasto tra i due colori richiama esplicitamente la 512 BB, primo esempio di livrea «integrata» nella storia di Ferrari. Sulla vela compare il logo con la F lunga, che garantisce continuità visiva con le monoposto di F1 del 2023/2024 e con la Daytona SP3 donata all’asta a Pebble Beach. La silhouette affusolata evoca le proporzioni della Monza SP1/SP2, mentre il profilo del coachroof richiama l’architettura della 499P vincitrice del WEC 2025.
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Oltre l’asfalto: la visione di Benedetto Vigna
L’ingresso di Ferrari nel mondo della vela offshore non è un’operazione di puro marketing: è una dichiarazione strategica. Come ha spiegato al Corriere della Sera l’amministratore delegato Benedetto Vigna: «Il nostro scopo è ridefinire con audacia i limiti del possibile. Strada o mare cambia poco. Senza Hypersail non avremmo fatto qualcosa che lei vedrà sulle auto tra qualche mese».
Una contaminazione bidirezionale, dunque. Il know-how maturato in pista entra in mare, e ciò che si scopre in mare torna sulle vetture stradali. «Guardare la realtà da più punti di vista stimola la meta-cognizione», aggiunge Vigna. Un approccio che Flavio Manzoni, Chief Design Officer di Ferrari, descrive come «un’opportunità inattesa e sfidante, che ha permesso di estendere la nostra ricerca creativa a un contesto diverso da quello consueto».
Il progetto si inserisce, non casualmente, in un momento di trasformazione per l’intero settore della vela contemporanea: dal legno al carbonio, dalla navigazione lenta al foiling, con l’America’s Cup in arrivo a Napoli nel 2027 e il SailGP impegnato a portare la disciplina verso un pubblico più ampio, seguendo il modello della Formula 1.
Ferrari non cambia natura entrando in questo mondo. Semplicemente trova un nuovo orizzonte dove oltrepassare i propri stessi limiti.