La MotoGP in questo 2026 ha un nuovo padrone. Marco Bezzecchi ha tagliato il traguardo del Circuit of the Americas per la terza volta consecutiva in questa stagione, portando a cinque la sua striscia di vittorie di fila se si comprendono gli ultimi due Gran Premi del 2025.
Un primato che nessun pilota dell’era moderna era mai riuscito a costruire nel modo in cui l’ha costruito lui: comandando ogni singolo giro di ogni singola gara.
Il record che riscrive la storia
I numeri parlano da soli. Bezzecchi è partito dalla seconda fila dopo essere stato penalizzato di due posizioni in griglia – sanzionato per aver ostacolato Marc Marquez in qualifica – e ha preso il comando dalla seconda fila nel giro d’apertura, come se la penalità fosse un dettaglio trascurabile. Al momento della bandiera a scacchi, il contatore segnava 121 giri consecutivi in testa nei Gran Premi: record assoluto nella storia della classe regina. Jorge Lorenzo nel 2015 era arrivato a 103; Bezzecchi lo ha già abbondantemente superato.
Non era soltanto un primato di giri da difendere. Come ha riconosciuto la Gazzetta dello Sport, «nessuno dubitava delle sue chance di vittoria, ma che potesse chiudere il primo giro in testa, scattando dalla seconda fila, quello no, non lo avevamo considerato». E invece in poche curve il romagnolo ha mostrato la misura della sua superiorità.
Era dal 2014 — con Marc Marquez — che nessun pilota vinceva le prime tre gare di una stagione. Bezzecchi lo ha fatto, e lo ha fatto sulla pista dove il campione spagnolo aveva trionfato per sette volte.
L’Aprilia come riferimento tecnico
Il successo non è soltanto individuale. L’Aprilia ha completato una doppietta ad Austin grazie al secondo posto di Jorge Martin, replicando quanto già ottenuto in Brasile. Se Ai Ogura non fosse stato costretto al ritiro per un guasto tecnico mentre puntava al podio, si sarebbe sfiorata una tripletta con le tre RS-GP nei primi tre posti.
Un ulteriore elemento tecnico merita attenzione: in Thailandia e in Brasile la Michelin aveva fornito una carcassa posteriore rinforzata, considerata particolarmente adatta alla moto di Noale. Ad Austin si tornava alla specifica standard, quella che in teoria avrebbe dovuto ridimensionare i valori in campo e aprire spazio alla Ducati. Non è andata così.
L’Aprilia ha dominato comunque, e il CEO Massimo Rivola ha smesso di nascondersi dietro la prudenza: «Al momento mi sento di dire che l’Aprilia è la moto di riferimento. Forse non siamo abituati a sentirci dire così, ma ad oggi i numeri dicono questo», ha dichiarato a fine gara.
Davide Tardozzi, team manager della Ducati, ha ammesso apertamente il cambio di gerarchie: «Dobbiamo dire chapeau all’Aprilia, che ha fatto un salto tecnico notevole, perché Bezzecchi ha avuto un passo di sette decimi più veloce rispetto all’anno scorso. – E ha aggiunto: – Ci sono ancora 19 gare, nulla è perduto, anche se sembra che in questo momento stiano prendendo il largo».
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La Ducati alla ricerca di risposte
Per la seconda volta nelle ultime tre domeniche, nessuna Ducati è salita sul podio. Sulla pista di Marquez – dove lo spagnolo aveva costruito una leggenda che sembrava intoccabile – la migliore delle Desmosedici è stata quella di Fabio Di Giannantonio, quarto a quasi sette secondi da Bezzecchi.
Il campione in carica Marquez ha chiuso quinto, penalizzato anche da un long lap penalty rimediato per un incidente con il pilota romano nella Sprint del sabato. Francesco Bagnaia, dopo una prima parte di gara con i migliori, è crollato nel finale concludendo decimo.
Come ha scritto il Corriere della Sera, «la risposta è rimasta in sospeso» per una Ducati che non sembra più la moto da battere, protagonista di un inizio stagione al di sotto delle aspettative dopo anni di dominio incontrastato.
La classifica e lo scenario europeo
Bezzecchi guida il Mondiale con 81 punti contro i 77 di Martin, suo compagno di squadra. L’Aprilia occupa quindi le prime due posizioni in campionato, con Pedro Acosta su KTM terzo a quota 60. Il miglior pilota Ducati è Di Giannantonio, quarto con 50 punti.
Con il rinvio del Gran Premio del Qatar, ci sarà quasi un mese di pausa prima di Jerez. Un calendario favorevole per Noale, che potrà godersi il momento. Meno per Borgo Panigale, che dovrà lavorare a fondo per presentarsi al ritorno europeo con aggiornamenti tecnici credibili.
La tradizione vuole che le gare del Vecchio Continente rivelino i veri valori di una stagione. Stavolta, però, chi arriva in Europa con cinque vittorie consecutive e 121 giri condotti in testa ha già detto molto.
Il momento storico
Per chiudere con una nota di contesto, vale la pena ricordare che questa domenica ha prodotto un evento che non aveva precedenti in tutto il motorsport: per la prima volta nella storia, due italiani guidano contemporaneamente sia il Mondiale di Formula 1 sia quello di MotoGP.
Andrea Kimi Antonelli in testa al campionato F1, Marco Bezzecchi al vertice della MotoGP.
Una coincidenza o un segnale che il motorsport tricolore, nel 2026, ha trovato una strada tutta sua verso la cima.