ATP, il piano da 350 milioni per il 2028: più soldi ai giocatori e nuove regole per il circuito

Gaudenzi illustra la nuova fase di OneVision: il Bonus Pool aumenta a 50 milioni, cresce il peso dei punti assegnati nei tornei più importanti e il calendario viene riorganizzato.

ATP Tour
one vision
Image Credits: Antonietta Baldassarre / Insidefoto

L’ATP cerca di rispondere attraverso la leva economica a una questione che da anni interessa il tennis maschile: come aumentare i guadagni dei giocatori senza obbligarli ad affrontare una stagione sfiancante. Oggi, giovedì 15 ottobre, il presidente Andrea Gaudenzi ha diffuso una lettera aperta che anticipa la nuova fase di OneVision, il piano strategico per trasformare il circuito.

Le proposte, previste a partire dal 2028, sono ancora sottoposte a consultazione e approvazione: nessuna misura è attualmente operativa. L’obiettivo dichiarato è «rafforzare la competizione, allineare meglio gli incentivi ed estendere il sostegno a un maggior numero di giocatori, aiutandoli ad affrontare i costi legati all’attività nel circuito».

 

Premi e Bonus Pool

L’aspetto più concreto riguarda i fondi centrali amministrati dall’ATP. Il Bonus Pool, la somma riservata ai giocatori che partecipano ai principali appuntamenti, salirebbe dagli attuali 21,5 a 50 milioni di dollari, con un aumento di 28,5 milioni. Ai primi 250 giocatori della classifica di fine anno verrebbe assegnato un bonus complessivo di 25 milioni, concepito per contribuire a sostenere i costi dell’attività agonistica.

A completare il quadro ci sarebbe poi un contributo pensionistico annuo di circa 30 milioni destinato a 300 giocatori.

Nel complesso, queste voci raggiungono 105 milioni e portano l’investimento centrale dell’ATP per la remunerazione degli atleti oltre i 100 milioni all’anno. Sommando i montepremi conquistati sul campo e la partecipazione agli utili dei singoli tornei, la remunerazione complessiva del circuito, con l’esclusione degli Slam perché organizzati autonomamente, è stimata in 350 milioni a partire dal 2028.

Il dato acquista importanza se messo a confronto con quello dei quattro tornei più prestigiosi. Quest’anno i montepremi sono arrivati a 79,92 milioni agli Australian Open, 71,56 milioni al Roland Garros, 86,79 milioni a Wimbledon e al record di 108 milioni agli US Open. Sommando le cifre, si raggiungono circa 346 milioni: un importo paragonabile a quello che l’ATP prevede per l’intero circuito, pur considerando con cautela il fatto che i premi degli Slam includono anche il tabellone femminile.

La pressione dei giocatori

Il pacchetto di proposte arriva dopo mesi di tensioni. Nel marzo 2025 i giocatori hanno avviato una campagna per ottenere una maggiore partecipazione alle decisioni riguardanti gli Slam, più fondi destinati al benessere e una quota più consistente dei ricavi, fissando al 22% l’obiettivo per i premi in denaro. La protesta si è intensificata quest’anno, quando diversi atleti hanno interrotto anticipatamente gli impegni con i media alla vigilia del Roland Garros e di Wimbledon. Successivamente, tutti gli Slam hanno aumentato i premi.

Il gruppo dei giocatori ha ammesso che l’obiettivo di raggiungere il 22% entro il 2030 non è stato centrato, ma ha definito l’accordo per la creazione di un nuovo Consiglio consultivo dei giocatori un «passo avanti significativo». Ha anche accolto positivamente l’impegno degli US Open a destinare 2 milioni di dollari al benessere degli atleti, auspicando che gli altri tornei adottino la stessa iniziativa.

La proposta di Gaudenzi si inserisce quindi in una trattativa già in corso, nella quale l’ATP punta ad assumere il ruolo di interlocutore principale sulle questioni economiche.

Ranking e calendario

Oltre all’aspetto economico, sul banco delle discussioni tra tennisti e ATP vi sono il calendario e la distribuzione dei punti.

Sul secondo tema, i risultati conseguiti negli eventi più prestigiosi avrebbero un peso maggiore nel corso della stagione, mentre l’intenzione è quella di «ridurre l’incentivo per i giocatori a disputare un numero eccessivo di tornei dopo un risultato deludente». Attualmente, chi viene eliminato nelle fasi iniziali di un grande torneo tende a recuperare terreno partecipando ad altre competizioni, anche a costo di ridurre i tempi dedicati al recupero. Gli aspetti tecnici però non sono ancora stati definiti.

Il calendario sarebbe riorganizzato secondo una struttura più chiara, suddivisa in settimane dedicate a specifiche categorie di tornei. In questo progetto rientra il decimo Masters 1000, già assegnato all’Arabia Saudita. La filosofia è sintetizzata da una frase contenuta nella lettera: «Incentivi, non obblighi: i giocatori scelgono dove e quando competere e la struttura deve fare in modo che la scelta migliore sia anche quella più conveniente». I tennisti manterrebbero quindi la libertà di partecipare a qualsiasi torneo del circuito, ma il sistema di premi e punti dovrebbe influenzare le loro decisioni.

La questione è particolarmente delicata perché la stagione si protrae per undici mesi e le critiche sono aumentate. Verso la fine dello scorso anno, diverse partite della tournée asiatica non sono state portate a termine a causa di infortuni, un episodio che ha contribuito ad alimentare il dibattito sul carico fisico.

Il nodo del doppio

La quarta area di intervento è quella più delicata dal punto di vista sindacale. L’ATP vuole rivedere la struttura dei formati, valutando possibili cambiamenti ai tabelloni di doppio per rendere più sostenibile il ruolo della specialità all’interno del circuito. Le eventuali risorse sottratte al doppio resterebbero destinate ai giocatori e verrebbero trasferite ai premi delle qualificazioni e dei primi turni del singolare, a vantaggio di chi deve sostenere i costi del professionismo senza poter contare sui guadagni dei campioni.

Il precedente non è incoraggiante: all’inizio dell’anno i doppisti avevano reagito con rabbia alle indiscrezioni relative a una riduzione del numero di partecipanti ai tornei, e l’ATP aveva replicato di voler realizzare un modello più solido nel lungo periodo. Una redistribuzione che trasferisce risorse da una categoria di atleti a un’altra renderà più complicato raggiungere un equilibrio.

I passaggi che mancano

L’iter decisionale coinvolge il Player Advisory Council, il Tournament Advisory Council e il Board, oltre alla più ampia base dei membri. L’obiettivo è sottoporre un pacchetto definitivo alle riunioni di fine anno a Torino.

Gaudenzi, 53 anni, è stato rieletto a febbraio per un terzo mandato in scadenza nel 2028, lo stesso anno in cui dovrebbero entrare in vigore le nuove regole: il progetto rappresenta quindi anche una prova decisiva per la sua eredità.

Restano ancora alcuni interrogativi. Un Bonus Pool più consistente favorisce chi prende parte agli eventi principali, e questo potrebbe conciliarsi con l’obiettivo di ridurre i carichi soltanto se la riforma della distribuzione dei punti sarà definita con precisione. I tornei, da parte loro, dovranno accettare un calendario più rigido per le diverse categorie senza perdere attrattiva commerciale.

Gaudenzi difende la logica dell’intero progetto: il circuito si basa sulle prestazioni dei migliori nei grandi eventi, che «alimentano l’interesse dei tifosi» e attirano investimenti. La sfida, in definitiva, consiste nel rendere conveniente giocare meno e meglio per chi vive di punti e premi.

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