Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Gianni Petrucci, guarda con ottimismo alla stagione di Serie A appena iniziata, pur non risparmiando critiche all’esecutivo. In un’intervista al Corriere della Sera, il numero uno della FIP ha affrontato i principali temi del basket italiano, dai rapporti con la politica ai costi dei controlli sulle società, passando per le prospettive legate a NBA Europe e alle ambizioni delle Nazionali.
Le richieste al governo
Il punto di partenza è l’autonomia dello sport, un principio richiamato spesso dalle istituzioni ma che, secondo Petrucci, rimane soltanto sulla carta. «Ogni volta, da sempre e non da ora, il governo sostiene che lo sport è autonomo. Io vorrei trovare una persona che ci crede. Autonomo? Dovrebbe… Ci sono stati alcuni interventi che non hanno dimostrato questo», afferma il presidente.
Al ministro dello Sport Andrea Abodi rivolge tre domande precise. Perché i proventi delle scommesse sportive che, quando era presidente del CONI, destinava alle federazioni non tornano più a loro? Che fine hanno fatto le promesse sul credito d’imposta? E quelle relative al decreto crescita, con un tax credit analogo a quello previsto per il cinema? «Mi aspetto che dalle dichiarazioni si passi ai fatti», riassume.
Il caso dei controlli finanziari
Il tema che più irrita Petrucci riguarda i conti. Per il controllo economico-finanziario delle società professionistiche, la FIP dovrà sostenere una spesa di circa 432mila euro, una cifra che il presidente definisce «assurda, inconcepibile», considerando che «di società professionistiche ne abbiamo solo sedici». Petrucci era favorevole all’affidamento del servizio a un unico soggetto esterno e indipendente, ma a pesare è il confronto con il passato: con Comtec la spesa si aggirava intorno agli 80mila euro.
Sulla possibilità che il campionato termini con le stesse sedici squadre – vista la vicenda riguardante Trapani lo scorso anno – non offre certezze. Le verifiche, d’altronde, spettano ad altri: «Il controllo ce l’ha l’autorità di governo, la domanda andrebbe rivolta a loro: sono loro che fanno i controlli».
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Roma e l’effetto Nba Europe
La nascita di due nuovi club a Roma, dopo la scomparsa o la ripartenza dal basso di altre realtà, offre a Petrucci l’occasione per affrontare il tema di NBA Europe. Sul primo punto è categorico: «Petrucci e la federazione hanno la forza di bloccare un imprenditore che vuol lasciare la propria città e si vuole trasferire altrove? Risposta: no, non ce l’hanno». L’episodio, aggiunge, richiama però una questione più ampia: «È nata Nba Europe. Con la Formula 1, Nba è il marchio più importante di sport al mondo. Ben venga». Da qui la sua lettura della stagione appena iniziata: «Vi dico che questo è il campionato che apre al futuro».
Resta da chiarire perché in passato l’Eurolega sia stata considerata una rivale, mentre oggi la lega americana viene accolta con entusiasmo. Petrucci guarda al dialogo attualmente in corso: «Con Nba Europe ci sarà un riavvicinamento. C’è una trattativa». Il commissioner della Nba Adam Silver e il ceo di Eurolega Chus Bueno hanno annunciato che si incontreranno e, secondo il presidente, «prima o dopo l’accordo si troverà».
A completare il quadro c’è il ruolo della FIBA, coinvolta nel progetto: «Non dimenticate mai che noi federazioni dipendiamo da Fiba». All’ipotesi che la Nba possa prendere il controllo di tutto, risponde senza esitazioni: «Io non ho paura del progresso e del futuro».
Le Nazionali e il ritorno al PalaEur
Lo sguardo sulle nazionali è improntato all’ottimismo. «Vedo il grande successo della femminile, che pur non vincendo al Mondiale ha fatto grandi cose. Vedo il successo di pubblico che abbiamo avuto», afferma Petrucci. Inoltre, sulle panchine ci sono professionisti di assoluto livello: Andrea Capobianco e Luca Banchi.
Tra i progetti futuri figura anche il ritorno degli azzurri nella capitale. «Stiamo lavorando per riportare a Roma la Nazionale», annuncia il presidente. L’obiettivo è disputare la sfida con la Turchia al PalaEur e utilizzare l’occasione per ricordare Giorgio Armani, «un grande amico del nostro sport», davanti a un impianto gremito: «Sarà bello farlo in un palasport pieno».
Un’ambizione che Petrucci rivendica per l’intero movimento: «Anche se non sempre ci siamo riusciti, non abbiamo mai smesso di farlo».