Lo sport globale è diventato un nuovo terreno di conquista per il capitale privato. Secondo una ricognizione di Plus24, inserto del Sole 24 Ore, aggiornata a metà agosto 2026, gli investimenti complessivi di private equity, operatori di private credit e fondi sovrani in club, leghe, diritti televisivi, infrastrutture e contenuti hanno raggiunto 66,5 miliardi di dollari.
Una cifra significativa in valore assoluto, ma ancora marginale rispetto alle dimensioni complessive dell’industria del private capital. Il capitale destinato allo sport rappresenta infatti appena l’1,1% dei 6.101 miliardi di dollari di patrimonio gestito dagli stessi investitori.
Il dato racconta quindi una doppia dinamica: lo sport continua a essere una componente minoritaria dei portafogli, ma la sua attrattività cresce rapidamente.
Silver Lake guida la classifica
A guidare la graduatoria degli investimenti è Silver Lake, con 16,85 miliardi di dollari investiti nello sport. Per il fondo si tratta di un’esposizione particolarmente rilevante: il 14,78% dei 114 miliardi di dollari di patrimonio gestito.
Al secondo posto si trova KKR, con 6,61 miliardi di dollari, pari allo 0,83% dei 796 miliardi complessivamente gestiti. Segue il Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita, con 6,2 miliardi, equivalenti allo 0,67% dei suoi 925 miliardi di patrimonio.
Più indietro c’è CVC, con 5,3 miliardi investiti nello sport, pari al 2,17% dei 244 miliardi gestiti. Apollo e Sixth Street si attestano entrambi a quota 4 miliardi, ma con un’incidenza molto diversa: appena lo 0,38% per Apollo, che amministra 1.047 miliardi, contro il 2,96% di Sixth Street, il cui patrimonio è pari a 135 miliardi.
Tra gli operatori più specializzati nello sport emergono invece Arctos, che ha destinato al comparto 2,5 miliardi di dollari, pari al 16,67% dei 15 miliardi gestiti, e RedBird, con 2,2 miliardi, equivalenti al 15,71% dei 14 miliardi complessivi. Chiudono la classifica Clearlake, con 2,1 miliardi su 185 (1,14%), e Ares, con 2 miliardi su 671 (0,30%).
Yankees e Atlético de Madrid: la strategia di Apollo
Tra le operazioni più recenti spicca quella di Apollo. L’11 agosto 2026 la divisione Apollo Sports Capital ha annunciato un finanziamento da 2,6 miliardi di dollari, articolato tra credito ed equity, a favore di Yankee Global Enterprises, la holding della famiglia Steinbrenner che controlla i New York Yankees e detiene partecipazioni in Yes Network e Legends.
L’entità della quota acquisita non è stata resa pubblica e il controllo della holding resta alla famiglia Steinbrenner. L’operazione conferma tuttavia l’ambizione di Apollo di costruire una presenza sempre più ampia nel mondo dello sport.
Il fondo aveva già accelerato nel calcio pochi mesi prima. Il 12 marzo 2026 Apollo aveva completato l’acquisizione della maggioranza dell’Atlético de Madrid, dopo essere entrato anche nel capitale del Wrexham. La valutazione del club spagnolo è stata stimata dalla stampa finanziaria in circa 2,5 miliardi di euro. L’accordo prevede inoltre fino a 100 milioni di euro di nuovo capitale destinato al club e allo sviluppo del progetto Ciudad del Deporte.
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CVC punta su una piattaforma multisport
La strategia di CVC è invece quella di aggregare partecipazioni diverse all’interno di un’unica piattaforma. È nata così Global Sport Group, che riunisce interessi nella società commerciale della Ligue francese, nel Sei Nazioni attraverso Premiership Rugby, nello United Rugby Championship, nella Wta, in Volleyball World e in Equine Network.
Dal 2018 CVC ha investito nella piattaforma circa 4,6 miliardi di euro. Un percorso che nel marzo 2026 ha compiuto un ulteriore salto di scala, con un finanziamento vicino ai 3,7 miliardi di euro, sostenuto principalmente da KKR e Pimco.
KKR ha inoltre concordato un investimento fino a 200 milioni di euro per una quota del 6%. L’operazione implica una valutazione di circa 3,5 miliardi per la componente equity e di circa 7 miliardi considerando anche il debito.
L’intreccio tra sport e intrattenimento
Il confine tra sport, media e intrattenimento è ormai sempre più sottile. Un esempio emblematico è il take-private di Endeavor, completato da Silver Lake nel marzo 2025 con una valutazione di 13 miliardi di dollari per l’equity e superiore ai 25 miliardi considerando l’intero enterprise value.
Endeavor continua a occupare una posizione centrale nell’economia dello sport attraverso TKO, la società che controlla UFC e WWE, oltre alle attività di rappresentanza, organizzazione di eventi e produzione di contenuti.
La stessa logica emerge dall’acquisizione di Electronic Arts, conclusa nell’agosto 2026 per 55 miliardi di dollari dal consorzio formato da PIF, Silver Lake e Affinity Partners. L’operazione riguarda un editore di videogiochi diversificato e non può essere classificata interamente come investimento sportivo. Ma franchise come EA Sports FC, Madden NFL e Formula 1 mostrano quanto videogiochi, community digitali e diritti sportivi siano ormai parte di una filiera economica sempre più integrata.
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Dagli stadi ai dati dei tifosi
Negli Stati Uniti Sixth Street ha ulteriormente ampliato il proprio portafoglio con una partecipazione di minoranza nei New England Patriots ed è stata tra i principali investitori nell’operazione sui Boston Celtics, inizialmente valutata 6,1 miliardi di dollari.
Il private capital non guarda più soltanto al valore di un club o alle sue performance sportive. L’obiettivo è costruire piattaforme capaci di monetizzare ogni segmento dell’ecosistema: biglietteria, hospitality, sponsorizzazioni, stadi, sviluppo immobiliare, dati dei tifosi e distribuzione dei contenuti.
L’ingresso di Harbinger Sports Partners negli Athletics, avvenuto nel luglio 2026, è un ulteriore tassello di questa strategia. In questo caso, però, né la quota acquisita né il prezzo dell’operazione sono stati resi pubblici.
Il rischio non è sempre misurabile
Dietro la crescita degli investimenti resta però un elemento difficile da tradurre in un modello finanziario: il rischio specifico dello sport. A sottolinearlo è Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca, interpellato da Plus24.
«La crescita del capitale privato nello sport – spiega Cagnetta – nasce dalla scarsità degli asset, dalla fedeltà delle tifoserie e dalla possibilità di sviluppare ricavi globali. Ma il rendimento dipende anche da fattori che non entrano facilmente in un foglio di calcolo: risultati, retrocessioni, regole federali, leva finanziaria, proprietà multi-club e consenso delle comunità».
Il caso di 777 Partners, che aveva investito anche nel Genoa, rappresenta un monito. Il collasso del gruppo ha mostrato come una struttura caratterizzata da debito elevato e governance fragile possa trasmettere rapidamente il rischio da una partecipata all’altra.
È anche per questo che, nel mondo dello sport, il valore di un investimento non si misura soltanto con multipli, ricavi e flussi di cassa. Come conclude Cagnetta, «la licenza sociale non è un elemento accessorio: è una componente del valore».