LIV Golf verso il Chapter 11: il circuito saudita rischia il fallimento già a settembre

LIV Golf potrebbe ricorrere al Chapter 11 già a settembre. Il circuito sostenuto dall’Arabia Saudita affronta una grave crisi finanziaria e cerca nuovi investitori per evitare il fallimento.

Mazza golf
difficoltà pif

Il progetto rivoluzionario finanziato dall’Arabia Saudita sembra arrivato a un punto di svolta drammatico. LIV Golf starebbe valutando il ricorso al Chapter 11, la procedura prevista dalla legge statunitense per la riorganizzazione delle aziende in difficoltà finanziaria. La richiesta potrebbe essere presentata già nella settimana del 7 settembre davanti al tribunale distrettuale federale del New Jersey, dove LIV ha costituito una società controllata proprio in vista dell’operazione. A riferirlo è il Financial Times, secondo quanto riportato da fonti vicine al dossier.

La prospettiva di una procedura fallimentare arriva dopo settimane segnate da crescenti difficoltà finanziarie e da un drastico ridimensionamento della struttura organizzativa.

Nei giorni scorsi è infatti emersa la decisione di licenziare gran parte del personale negli Stati Uniti e nel Regno Unito. La comunicazione, anticipata il mese scorso nel rispetto della normativa americana sui licenziamenti collettivi, rappresenta uno dei segnali più evidenti della crisi attraversata dal progetto.

Il sostegno saudita al capolinea

Il principale nodo della vicenda è il futuro del finanziamento garantito dal Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita che ha sostenuto LIV Golf fin dalla sua nascita, nel 2022.

Nel corso degli ultimi quattro anni, il PIF ha destinato al progetto oltre 5 miliardi di dollari. Un investimento enorme, che ha permesso a LIV di strappare alcuni dei principali nomi del golf mondiale ai circuiti tradizionali e di costruire un campionato alternativo al PGA Tour.

Ad aprile, tuttavia, il fondo aveva annunciato l’intenzione di interrompere il sostegno finanziario al termine della stagione 2026. Una decisione che aveva già sollevato interrogativi sulla sostenibilità del progetto e sul ruolo che LIV avrebbe avuto nella strategia sportiva internazionale di Riad.

Secondo le fonti citate dal Financial Times, il PIF sarebbe ora disposto a mettere a disposizione soltanto un prestito ponte, inferiore ai 100 milioni di dollari, per accompagnare la società durante la procedura fallimentare. Non sarebbe invece previsto un nuovo significativo apporto di capitale.

Una posizione che evidenzia il cambio di approccio del fondo saudita nei confronti di un progetto che, nonostante gli ingenti investimenti, non sarebbe riuscito a raggiungere l’equilibrio economico auspicato.

Offerte al ribasso per i giocatori

Le difficoltà finanziarie di LIV Golf avrebbero già avuto conseguenze dirette sui rapporti con i giocatori.

Secondo le indiscrezioni, il circuito avrebbe sottoposto ai propri golfisti, molti dei quali legati da contratti garantiti anche oltre il 2026, proposte di transazione con risarcimenti pari a pochi centesimi per ogni dollaro ancora dovuto.

Una strategia che potrebbe aprire un nuovo fronte giudiziario. Alcuni fornitori avrebbero già avviato azioni legali per recuperare somme rimaste insolute, mentre la gestione della crisi avrebbe prodotto ulteriori costi per decine di milioni di dollari, tra consulenze e compensi destinati agli amministratori indipendenti coinvolti nella procedura.

Il rischio, dunque, è che la crisi finanziaria si trasformi rapidamente in una complessa battaglia legale tra la lega, i suoi giocatori e i creditori.

La ricerca di nuovi investitori

Nonostante lo scenario difficile, LIV Golf non sembra intenzionata a chiudere definitivamente i battenti.

Il circuito sarebbe infatti alla ricerca di nuovi investitori e, secondo le fonti citate, avrebbe avviato trattative con BC Partners, società di private equity che starebbe valutando un investimento fino a 300 milioni di dollari, circa 261 milioni di euro, per rilevare le attività della lega.

All’operazione avrebbe mostrato interesse anche Liberty Strategic Capital. Un elemento che suggerisce come, nonostante il fallimento dell’attuale modello finanziario, il marchio e il format di LIV possano conservare un certo valore agli occhi degli investitori istituzionali.

L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di una profonda ristrutturazione del progetto a partire dal 2027. Il campionato potrebbe essere ridotto a un calendario di appena dieci tornei internazionali, molto distante dalla strategia di espansione globale immaginata al momento del debutto.

Le incognite sul futuro

Il futuro di LIV, tuttavia, non dipenderà soltanto dalla disponibilità di nuovi capitali.

Resta irrisolto anche il conflitto con il sistema tradizionale del golf professionistico. Il DP World Tour ha ribadito la propria intenzione di sanzionare i giocatori che dovessero prendere parte a eventi LIV in concomitanza con le proprie competizioni, mantenendo una linea particolarmente rigida nei confronti del circuito rivale.

Una posizione che continua a complicare qualsiasi ipotesi di riavvicinamento tra LIV, PGA Tour e gli altri principali organismi del golf professionistico.

Per LIV Golf si apre dunque una delicata fase di transizione. La sopravvivenza del brand dipenderà non solo dall’esito della procedura fallimentare, ma anche dalla capacità di attrarre nuovi capitali pronti a scommettere su un modello di business profondamente diverso da quello con cui il circuito è stato lanciato quattro anni fa.

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