Puma chiude il secondo trimestre dell’esercizio 2026 con vendite in flessione ma con risultati che riescono comunque a sorprendere in positivo il mercato. Il gruppo di Herzogenaurach ha registrato ricavi per 1.690,6 milioni di euro, in calo del 9,4% a cambi costanti rispetto ai 1.871,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Il dato, seppur negativo, si è rivelato migliore rispetto al consensus degli analisti, che si attendevano un fatturato di circa 1,67 miliardi di euro.
La flessione delle vendite è legata principalmente alle misure di riorganizzazione avviate nel terzo trimestre del 2025 e a una domanda dei consumatori più debole nelle regioni chiave, in un contesto reso ancora più complesso dal conflitto in Medio Oriente.
Gli effetti negativi sono stati in parte attenuati dallo smaltimento delle scorte in eccesso.
I profitti in miglioramento non evitano il calo in Borsa
Sul fronte della redditività, il quadro mostra segnali di miglioramento. Il margine di profitto lordo è salito di circa 180 punti base al 48,0% grazie al calo dei costi di approvvigionamento e agli effetti positivi legati al rimborso dei dazi doganali statunitensi. L’EBIT è passato da -109,1 milioni di euro nel secondo trimestre 2025 a -53,1 milioni di euro nel 2026, un dato migliore rispetto alla perdita di 54,8 milioni stimata dal mercato. Anche la perdita per azione, pari a 0,49 euro, si è attestata al di sotto delle previsioni degli analisti che indicavano 0,65 euro.
Nonostante questi numeri superiori alle attese, il titolo ha reagito con un calo di oltre il 4% nelle prime contrattazioni, segno che gli investitori restano cauti sulla capacità del marchio di invertire la rotta in tempi brevi.
Il mercato di Puma
A livello geografico il quadro resta disomogeneo. Le Americhe hanno sofferto il calo più marcato, con vendite in flessione del 15,4%, penalizzate dallo smaltimento di scorte a prezzi scontati e da difficoltà operative legate all’implementazione di iniziative strategiche in Messico. L‘area EMEA ha segnato un calo del 12,9%, riflesso della debolezza del canale wholesale e dell’impatto del conflitto mediorientale sulla domanda.
In controtendenza l’Asia-Pacifico, cresciuta dell’8,6% grazie al successo dei modelli a basso profilo della linea Speedcat e a una solida performance del canale digitale in Cina.
Guardando ai canali distributivi, il wholesale continua a perdere terreno, con un calo del 14,0% legato alla razionalizzazione dei rapporti con i partner considerati non strategici. Il segmento Direct-to-Consumer è invece cresciuto dello 0,4%, portando la sua incidenza sul fatturato totale al 35,2% contro il 32,1% dell’anno precedente.
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Cassa e scorte
Sul piano finanziario, il flusso di cassa libero è balzato a 328,8 milioni di euro dai 94,9 milioni dello stesso periodo del 2025, sostenuto da una gestione più efficiente del capitale circolante e da investimenti in conto capitale ridotti a 15,8 milioni di euro. Le scorte sono scese del 15,3% a 1.821,1 milioni di euro, con il processo di normalizzazione atteso entro la fine dell’anno.
L’amministratore delegato Arthur Hoeld ha sottolineato l’impegno del gruppo nel ricostruire Puma come organizzazione centrata sul marchio.
«I nostri atleti hanno offerto prestazioni eccezionali, generando grande visibilità per PUMA e i nostri prodotti in tutto il mondo – ha dichiarato l’AD. – Dal punto di vista operativo, nel secondo trimestre abbiamo compiuto passi significativi verso un modello di business strutturalmente più solido, riducendo le inefficienze, ottimizzando la nostra struttura dei costi e migliorando l’assetto organizzativo. Insieme al nostro approccio incentrato sul marchio, questi cambiamenti costituiscono le basi per la crescita futura. Dopo un primo trimestre solido e un secondo trimestre più debole, in linea con le aspettative, prevediamo un miglioramento sequenziale delle vendite nella seconda metà del 2026. Ciò rafforza la nostra fiducia nell’andamento dell’intero anno e confermiamo le nostre previsioni per l’intero anno».
Le prospettive per il resto dell’anno
Guardando avanti, l’azienda ha confermato le previsioni per l’intero anno fiscale: vendite in calo a cambi costanti tra il basso e il medio 5%, un EBIT compreso tra -50 e -150 milioni di euro e investimenti in conto capitale intorno ai 200 milioni di euro. La guidance aggiornata tiene ora conto sia degli effetti negativi del conflitto mediorientale sia di quelli positivi derivanti dal rimborso dei dazi doganali statunitensi, che secondo l’azienda si compenserebbero in larga parte.
Per Puma il 2026 resta quindi un anno di transizione, dopo un 2025 dedicato al riassetto strategico. Il management confida che le misure adottate pongano le basi per un ritorno alla crescita a partire dal 2027, in linea con l’ambizione dichiarata di rientrare tra i primi tre marchi sportivi al mondo nel medio termine.