Fusione ATP-WTA congelata: la crisi di bilancio del tennis femminile blocca l'accordo

La piattaforma commerciale unica tra ATP e WTA resta congelata a tempo indeterminato. Il tennis femminile fa i conti con tagli al budget, divario di ricavi con l’ATP e la pressione del fondo CVC.

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non c'è più ottimismo
Image Credits: Rolex / Jon Buckle

La creazione di una piattaforma commerciale comune tra ATP e WTA è stata messa in pausa a tempo indeterminato. Lo riporta il Guardian, secondo cui il tennis femminile si troverebbe di fronte alla prospettiva di tagli significativi al proprio budget operativo.

Le trattative per l’unificazione dei diritti commerciali e media tra i due circuiti si sono arenate sui termini della ripartizione dei ricavi proposta, con la WTA che avrebbe di fatto abbandonato un’intesa che sembrava vicina alla chiusura lo scorso anno.

Le ragioni dello stallo

Secondo fonti citate dal quotidiano britannico, la presidente della WTA Valerie Camillo non condividerebbe le condizioni accettate dal suo predecessore Steve Simon, che ha lasciato l’incarico dopo un decennio alla guida del circuito femminile.

Ad aprile lo stesso amministratore delegato dell’ATP, Eno Polo, si era detto ottimista, dichiarando che i due circuiti erano «molto vicini a raggiungere un accordo». Un ottimismo che, a distanza di mesi, si è rivelato infondato.

Il divario economico tra i due circuiti resta il nodo centrale della trattativa. Nel 2024 i ricavi della WTA si sono fermati a 142 milioni di dollari, meno della metà dei 294 milioni generati dall’ATP. Sul piano teorico il circuito femminile avrebbe potuto beneficiare della condivisione delle risorse nel lungo periodo, ma non ha ritenuto accettabili i termini proposti.

I segnali della crisi finanziaria

Nel frattempo la WTA avrebbe già avviato misure di contenimento dei costi, riducendo il personale operativo presente ad alcuni tornei, tra cui Wimbledon. Al momento non si registrano effetti sui montepremi, ma nel circuito circolerebbe una certa preoccupazione per possibili tagli o congelamenti dei premi nelle prossime stagioni.

A inizio luglio, la WTA ha deciso di interrompere con un anno di anticipo il contratto triennale che prevedeva lo svolgimento delle Finals a Riyadh, in Arabia Saudita. L’edizione 2026 si disputerà invece a Indian Wells, in California.

Nonostante le difficoltà finanziarie, la WTA non intenderebbe seguire la strada già intrapresa dall’ATP sul fronte del doppio. Il circuito maschile ha infatti discusso con i giocatori una proposta che dimezzerebbe i tabelloni di doppio negli eventi ATP 1000, portandoli a sedici coppie, con soli otto pairing ammessi nei tornei minori, e che ridurrebbe la quota di montepremi riservata al doppio dal 20 al 10 per cento.

ATP e WTA non hanno rilasciato commenti sulla vicenda.

Il ruolo di CVC

Rilevante in tal senso la partnership strategica tra WTA e il fondo di private equity CVC, i cui rischi fossero stati segnalati già tre anni fa.

In un’intervista al Financial Times a giugno, il presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi è tornato sull’argomento: «La diluizione ha un costo. Una volta che lo fai, stai rinunciando a ricavi e profitti in modo perpetuo. Non sono un grande sostenitore di questo perché la liquidità dovrebbe essere reinvestita nella crescita».

Se nel 2024 i ricavi della WTA erano in crescita del 24%, ben oltre le aspettative, i conti starebbero ora arrivando al pettine, in un momento in cui la pressione esercitata da CVC renderebbe la situazione finanziaria del circuito femminile ancora più precaria.

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