Nike ha archiviato l’esercizio fiscale 2026, terminato il 31 maggio, con ricavi sostanzialmente stabili a 46,4 miliardi di dollari, in flessione del 2% a cambi costanti. Il quarto trimestre, da solo, ha portato in dote circa 11 miliardi di dollari, in calo dell’1% su base reported e del 4% a cambi costanti.
Numeri che, sulla carta, hanno superato le attese degli analisti raccolte da Lseg, ma che il mercato ha accolto con freddezza: nelle contrattazioni after-hours il titolo ha ceduto fino al 4% prima di recuperare parte del terreno.
L’effetto tariffe gonfia l’utile per azione
Il dato più appariscente riguarda l’utile per azione diluito del quarto trimestre, salito a 0,72 dollari contro i 0,13 dollari attesi dal consensus. La cifra, però, va letta con attenzione: include un beneficio una tantum di 0,52 dollari legato al recupero atteso di circa 986 milioni di dollari di dazi Ieepa, versati in precedenza negli Stati Uniti in base all’International Emergency Economic Powers Act, dopo la decisione della Corte Suprema americana di annullare alcune politiche tariffarie dell’amministrazione Trump. Al netto di questa voce l’utile per azione si sarebbe fermato a 0,20 dollari, comunque sopra le stime.
Lo stesso effetto ha spinto il margine lordo trimestrale al 49,2%, con un incremento di 890 punti base rispetto all’anno precedente, di cui circa 900 direttamente riconducibili al rimborso tariffario. Il risultato ha fatto lievitare l’utile netto del trimestre a 1,069 miliardi di dollari, in crescita del 407% su base annua.
Un anno fiscale in chiaroscuro
Sull’intero esercizio il quadro è più complesso. L’utile netto annuale si è attestato a 3,108 miliardi di dollari, in calo del 3% rispetto ai 3,219 miliardi dell’anno precedente. Il margine lordo annuo è cresciuto solo marginalmente, di 20 punti base, fermandosi al 42,9%. L’aliquota fiscale effettiva è salita al 20,3% dal 17,1% dell’anno prima, complice l’assenza di un beneficio fiscale una tantum registrato nell’esercizio precedente.
A pesare sul risultato è soprattutto il canale diretto. I ricavi Nike Direct sono scesi del 6% su base annua a 17,7 miliardi di dollari, penalizzati da un calo del 12% del digitale di marca e da una flessione del 4% dei negozi monomarca. Il wholesale ha invece funzionato da contrappeso trainando il fatturato annuale a 27,5 miliardi di dollari con una crescita del 6%.
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Nord America locomotiva, Cina tallone d’Achille
Sul fronte geografico il Nord America si conferma il mercato più solido del gruppo con un fatturato annuo di 20,511 miliardi di dollari in crescita del 5%. Bene anche l’area Europa, Medio Oriente e Africa, salita del 3% a 12,572 miliardi di dollari.
La Greater China resta invece il nodo irrisolto: il fatturato è arretrato dell’11% su base annua fino a 5,847 miliardi di dollari, con una contrazione ancora più marcata nel solo quarto trimestre, pari al 17%. Considerando che l’area rappresenta circa il 15% dei ricavi complessivi del gruppo e il suo terzo mercato per dimensione, il tema resta centrale nella strategia di Elliott Hill, che in una call con gli analisti ha ribadito l’impegno a riconquistare terreno nel paese asiatico.
Difficile anche l’anno di Converse, che ha chiuso a 1,174 miliardi di dollari di ricavi con un calo del 31%, penalizzato da un andamento negativo trasversale a tutte le aree geografiche.
Le parole del management
«Nell’anno fiscale 2026, abbiamo intrapreso azioni decisive per rafforzare le fondamenta di NIKE, Inc. e riposizionare la nostra attività in vista di una crescita a lungo termine», ha dichiarato Hill, sottolineando i progressi ottenuti nel segmento performance e l’obiettivo di trasformare i miglioramenti parziali in risultati stabili nel tempo.
Il direttore finanziario Matthew Friend ha invece parlato di un contesto operativo diventato più difficile nel corso del trimestre, con i consumatori Nike «sotto pressione in tutto il mondo» e un impatto particolarmente marcato sull’abbigliamento sportivo, che ha registrato un calo delle vendite a doppia cifra. Friend non ha nascosto le difficoltà attese per i prossimi mesi, indicando un ulteriore calo dei ricavi nella prima metà dell’anno fiscale 2027 a causa della concorrenza e di livelli di scorte ancora elevati.
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Guardando al 2027
Per il primo trimestre del nuovo esercizio Nike prevede un margine lordo «leggermente positivo», ma senza più il sostegno del rimborso tariffario che ha gonfiato i conti del quarto trimestre appena chiuso. Sarà proprio quel trimestre, secondo diverse letture del mercato, il vero banco di prova per capire se il turnaround avviato da Hill sia in grado di reggersi sulle proprie gambe, al netto di qualunque effetto contabile straordinario.
Sul fronte della remunerazione degli azionisti, Nike ha comunque mantenuto la rotta: nel trimestre sono stati distribuiti circa 609 milioni di dollari in dividendi, in crescita del 3%, mentre sull’intero anno fiscale i ritorni complessivi hanno raggiunto 2,5 miliardi di dollari tra dividendi e riacquisto di azioni proprie, nell’ambito del programma quadriennale da 18 miliardi approvato dal consiglio di amministrazione.