NBA, ufficiale il nuovo salary cap: per il 2026-27 tetto a 164 milioni di dollari

La NBA ha fissato il salary cap per la stagione 2026-27 a 164,961 milioni di dollari, in aumento rispetto ai 154,647 milioni della stagione precedente. Ecco tutti i nuovi parametri.

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inizia la free agency
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La National Basketball Association (NBA) ha ufficializzato i nuovi parametri finanziari per la stagione 2026-27, entrati in vigore alla mezzanotte di oggi, 1° luglio. Il Salary Cap è stato fissato a 164,961 milioni di dollari, mentre il Tax Level si attesta a 200,428 milioni.

Rispetto alla stagione precedente, quando il tetto era di 154,647 milioni, l’incremento sfiora i 10,3 milioni di dollari.

Le squadre potranno iniziare a trattare con i free agent già a partire dalle 18:00 ET di oggi, sei ore prima dell’avvio del cosiddetto periodo di moratoria, che si chiuderà alle 12:00 ET di lunedì 6 luglio.

NBA Salary Cap 2026/2027: parametri in crescita

  • Salary Cap: 164,961 milioni di dollari
  • Minimum Salary Floor (90% del cap): 148,465 milioni di dollari
  • Luxury Tax Threshold: 200,428 milioni di dollari
  • First Apron: 209,015 milioni di dollari
  • Second Apron: 221,686 milioni di dollari
  • Mid-Level Exceptions:
    • Non-Taxpayer: 15,044 milioni
    • Taxpayer: 6,064 milioni
    • Room Exception: 9,366 milioni

I numeri raccontano un trend ormai consolidato. Nelle ultime cinque stagioni il salary cap è passato da 123,6 milioni (2022-23) a 136 milioni (2023-24), poi a 140,5 milioni (2024-25), a 154,6 milioni (2025-26) fino agli attuali 164,9 milioni.

Un percorso di crescita progressiva che riflette l’espansione dei ricavi della lega, in particolare quelli legati al maxi accordo siglato nel luglio 2024 con NBC, ESPN/ABC e Amazon per i diritti media: un’intesa da 77 miliardi di dollari in 11 anni, che incrementa del 33% le distribuzioni annuali.

Come funziona il Salary Cap

L’NBA adotta un modello di cap soft, che consente alle squadre di superare il tetto salariale attraverso un articolato meccanismo di eccezioni contrattuali. Il sistema impone però vincoli progressivamente più stringenti man mano che una franchigia si avvicina o supera determinate soglie.

Il superamento della luxury tax comporta sanzioni economiche dirette, mentre lo sfondamento dei due apron, rafforzati con il CBA del 2023, attiva restrizioni operative concrete nella costruzione del roster, tra cui l’impossibilità di completare operazioni di sign-and-trade.

A bilanciare il sistema interviene anche il minimum salary floor, la soglia sotto la quale nessuna franchigia può scendere in termini di monte ingaggi. Se una squadra non raggiunge il 90% del cap, è comunque tenuta a versare la differenza ai propri giocatori, perdendo al contempo il diritto alla redistribuzione dei proventi generati dalla luxury tax.

La lezione del 2016

L’attuale architettura di crescita graduale e controllata affonda le radici in un precedente che la lega non ha dimenticato: il salto improvviso del cap del 2016, quando un aumento del 34,5% in un’unica stagione spianò la strada ai Golden State Warriors per firmare Kevin Durant in free agency, alterando gli equilibri competitivi della lega.

Per evitare che si ripeta uno scenario simile, il CBA attuale fissa un limite massimo di crescita annuale del 10%.

Se questo ritmo dovesse mantenersi stabile fino alla scadenza dell’accordo collettivo, prevista per la stagione 2029-30, le proiezioni indicano che il salary cap potrebbe raggiungere circa 226 milioni di dollari entro quella data, segnando quasi un raddoppio rispetto ai livelli attuali in meno di un decennio.

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