Il CIO svolta: 10mila dollari a ogni atleta olimpico da Milano Cortina 2026

Il CIO introduce per la prima volta nella storia un contributo universale di 10mila dollari per ogni partecipante ai Giochi. La misura, retroattiva a partire da Milano Cortina 2026, è sostenuta da un fondo da 140 milioni.

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misura retroattiva
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Losanna, giugno 2026. Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso di distribuire denaro a tutti i propri atleti, senza eccezioni. Dopo 132 anni di ferreo attaccamento al dogma del dilettantismo, la presidenza di Kirsty Coventry ha impresso una svolta che avrebbe fatto inorridire il barone Pierre de Coubertin: d’ora in poi, ogni partecipante ai Giochi olimpici riceverà un contributo di 10mila dollari, equivalenti a circa 8.800 euro al cambio attuale.

Lo ha annunciato il 45enne spagnolo Pau Gasol, presidente della commissione atleti ed ex cestista NBA, durante il 146° Congresso del CIO.

Il meccanismo: un fondo da 140 milioni, nessuna distinzione di merito

L’iniziativa, battezzata «Fit for the Future Olympic Grant», si applica retroattivamente a partire dai 2.880 atleti in gara a Milano Cortina 2026. Per le sole edizioni estive, la cifra complessiva supererà i 100 milioni di dollari: Parigi 2024 ha visto 10.714 partecipanti. A sostenere l’operazione è un fondo da 140 milioni per ogni coppia di Giochi (invernali ed estivi), interamente a carico del CIO e della sua Fondazione.

Il contributo non è un premio legato al risultato. È accessibile a chiunque non abbia violato le norme antidoping, il Codice Etico del CIO o la Carta Olimpica. «Si tratta di riconoscere il percorso e la dedizione necessari per diventare un atleta olimpico, – ha spiegato Gasol, – di sostenere la carriera degli atleti e la transizione verso nuove professionalità dopo il ritiro».

La procedura di erogazione transiterà dai Comitati Olimpici Nazionali: le domande degli atleti di Milano Cortina dovrebbero aprirsi entro fine 2026, con i primi pagamenti previsti nel 2027.

Come scrive la Gazzetta dello Sport, eventuali premi garantiti dagli enti nazionali restano intatti. Gli azzurri potranno continuare a contare sui contributi del CONI, 180mila euro per l’oro, 90mila per l’argento e 60mila per il bronzo, esentasse a partire dai Giochi invernali appena disputati.

La fine di un’ipocrisia centenaria

Se fino al mese scorso era netto il rifiuto a concedere premi in denaro agli atleti nelle gare olimpiche, ora Kirsty Coventry ha dovuto fare un dietrofront. Ripensando alla storia recente dei Giochi, il CIO aveva criticato apertamente la World Athletics quando, a Parigi 2024, aveva corrisposto 50mila dollari ai 48 vincitori dell’atletica. Ieri Sebastian Coe, presidente della stessa federazione, è stato tra i primi a complimentarsi dalla platea del Congresso: una riconciliazione che vale quasi quanto la notizia stessa.

La misura stabilisce una parità deliberata tra LeBron James – stimato attorno ai 130 milioni di dollari di entrate annue – e la velocista sud-sudanese Lucia Moris, pressoché sconosciuta al di fuori della pista di Parigi.

Coventry, prima donna alla guida del movimento olimpico, conosce bene il valore di un sostegno economico nei momenti cruciali di una carriera: in gioventù aveva beneficiato di una borsa di studio del CIO. «Svilupperemo nel dettaglio la procedura di richiesta e di erogazione del contributo, – ha dichiarato. – L’obiettivo iniziale è aprire le candidature ai partecipanti di Milano Cortina entro fine 2026».

Quello che per un atleta d’élite sarà poco più di un riconoscimento simbolico, per un ginnasta del Malawi o una tiratrice della Moldova potrà cambiare concretamente la prospettiva di una stagione.

I Giochi hanno sempre prodotto ricchezza, distribuita tra federazioni, comitati e organismi di ogni genere. Erano l’unica grande industria globale in cui i protagonisti dello spettacolo non vedevano un centesimo del fatturato.

Fino a ieri.