Chi taglierà il traguardo di Roma domenica con la maglia rosa sulle spalle, simbolo che quest’anno compie 95 anni, incasserà un assegno da 265mila euro, da dividere con la squadra. Undici mila euro, invece, spettano al vincitore di ciascuna tappa di un percorso che distribuisce in totale 1.642.860 euro.
Numeri importanti, ma secondari rispetto all’obiettivo più grande che il Giro d’Italia sta giocando fuori dall’asfalto: quella dell’internazionalizzazione.
Il Giro 2026, giunto alla settimana decisiva, è al centro di una profonda trasformazione strategica. Trasmessa in oltre 200 Paesi con una platea potenziale di oltre 700 milioni di appassionati, la Corsa Rosa, oltre ad essere una delle tre grandi corse a tappe del ciclismo mondiale, è diventata uno dei più efficaci strumenti di promozione dell’Italia nel mondo, capace di trasformare ogni tappa in una cartolina in movimento destinata a milioni di spettatori internazionali.
La strategia quinquennale: più Paesi, più diritti, meno dipendenza dal territorio
«Abbiamo aumentato molto i Paesi in cui si trasmette il Giro d’Italia con l’obiettivo di aumentare l’audience globale» ha dichiarato a Il Sole 24 Ore Paolo Bellino, amministratore delegato di Rcs Sport, delineando un progetto di cinque anni per rafforzare il valore complessivo della manifestazione.
Il fronte più caldo è quello americano: la partnership con HBO, piattaforma da 140 milioni di subscriber, segna un salto di qualità nella distribuzione oltreoceano, affiancandosi alla crescita registrata in Sud America e in nuovi mercati europei.
Le quattro gambe del modello di business – diritti tv nazionali, diritti tv internazionali, sponsor e contributi delle località di partenza e arrivo – restano invariate nella struttura, ma cambiano nei pesi. «Stanno crescendo diritti internazionali e sponsor, mentre si sta riducendo l’incidenza percentuale dei contributi delle città di tappa» conferma Bellino.
Un riequilibrio che racconta plasticamente la direzione di marcia: meno dipendenza dal territorio italiano, più leva sulle audience globali.
Nuovi modelli di comunicazione
In questo contesto, l’organizzazione sta investendo sulla qualità della produzione televisiva e su nuovi formati narrativi. Quest’anno il Giro ha lanciato una docuserie distribuita su HBO dedicata al dietro le quinte della corsa: non le immagini di gara, già visibili in diretta, ma la preparazione, la vita degli atleti, le tensioni e le storie umane che si celano dietro ogni tappa.
Il modello di riferimento è Drive to Survive, la serie Netflix che ha trasformato la Formula 1 in un fenomeno di massa globale. «Loro raccontano una stagione, non una gara – precisa Bellino. – Noi siamo invece un tassello di un ecosistema più ampio».
Un ecosistema che, però, soffre di un problema strutturale: «Non si capisce il senso del ranking internazionale e in calendario convivono eventi e categorie differenti senza una struttura lineare per il pubblico». Il manager invoca una riforma della governance del ciclismo internazionale, indicando nella narrazione il nodo irrisolto.
«Il ciclismo sta entrando in una fase di comunicazione meno controllata ma più coinvolgente, in cui è importante che ci sia un rapporto diretto tra tifosi e corridori.»
Diventa così fondamentale avere i campioni, oltre a nuovi protagonisti capaci di alimentare la narrazione quotidiana.
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La Bulgaria e le grandi partenze estere: entusiasmo oltre le aspettative
Per la prima volta nei suoi oltre cent’anni di storia, il Giro d’Italia ha preso il via dalla Bulgaria, segnando un nuovo debutto dopo la scelta dell’Albania per il 2025 e confermando la forte attenzione ai Paesi balcanici. L’esperienza ha superato le previsioni più ottimistiche: solo a Sofia si sono radunate oltre 250mila persone, e la Family Ride collegata all’evento ha coinvolto 11mila partecipanti.
Anche il merchandising ha registrato numeri inattesi, alla prima tappa il materiale era già esaurito, in un risultato completamente diverso rispetto a quello registrato in Albania.
La Bulgaria ha investito 9 milioni di euro per aggiudicarsi la Grande Partenza, la stessa cifra versata dall’Albania nel 2025. Una spesa giustificata dalla visibilità internazionale garantita dalla corsa: le lunghe riprese televisive, gli scorci paesaggistici rilanciati in mondovisione e amplificati dai social trasmettono nello spettatore il desiderio di visitare quei luoghi di persona.
Per il 2027 il percorso tornerà interamente su strade italiane, ma le porte restano aperte su altri territori, con il vincolo che l’Uci consente una giornata di riposo aggiuntiva soltanto una volta ogni tre anni.
Il Giro d’Italia dimostra che tradizione e ambizione globale non si escludono: si alimentano a vicenda.