La Maglia Rosa compie 95 anni: il simbolo del Giro che sa raccontare l’Italia

Da Learco Guerra a Merckx, passando per Bugno e Bartali: la Maglia Rosa celebra 95 anni di storia intrecciando ciclismo, identità nazionale e memoria collettiva. L’edizione 2026 rende omaggio anche agli 80 anni della Repubblica Italiana.

Vincenzo Nibali, Giro d'Italia 2016
Il totem del Giro
Vincenzo Nibali, ultimo vincitore italiano nel 2016. Image credit: Depositphotos

Da Learco Guerra nel lontano 1931 a Guillermo Thomas Silva, il giovane uruguaiano che la indossa attualmente. Dal recordman Eddy Merckx all’ultimo italiano, Vincenzo Nibali, che l’ha indossata trionfando poi nella classifica finale.

Si parla della Maglia Rosa, che non è solo il simbolo per eccellenza del Giro d’Italia ma è la sua quintessenza e che quest’anno compie 95 anni.
Dopo l’ottimo esordio in Bulgaria, con oltre 250 mila persone a Sofia ad accogliere le prime tappe della 109esima edizione del Giro, la corsa ciclistica per eccellenza ritorna oggi in Italia e, in attesa di scoprire chi la indosserà, celebra il suo totem per eccellenza.

La maglia è infatti parte integrante dello stesso racconto che rappresenta la Corsa Rosa; un racconto di generazioni di campioni, di imprese sportive diventate memoria collettiva e di un Paese che, attraverso il ciclismo, ha spesso trovato uno specchio della propria identità, soprattutto a cavallo delle guerre e negli anni immediatamente successivi.

Come anticipato, il primo corridore a indossarla fu Learco Guerra nel 1931, dopo la vittoria nella Milano-Mantova, tappa inaugurale di quell’edizione del Giro partita il 10 maggio. Da allora la Maglia Rosa è diventata uno degli oggetti più iconici dello sport mondiale.

Nessuno, nella storia del Giro, l’ha vestita più di Eddy Merckx: il “Cannibale” belga l’ha portata per 78 tappe complessive, davanti alle 57 di Francesco Moser e alle 50 di Gino Bartali.

Sempre a Merckx appartiene anche il record di permanenza consecutiva in rosa: 36 frazioni senza mai cedere il simbolo del primato durante il Giro del 1973, dominato dalla prima all’ultima tappa.
Un’impresa riuscita successivamente soltanto a Gianni Bugno nel 1990.

Maglia Rosa 95 anni e il tributo agli 80 anni della Repubblica

L’edizione 2026 della Maglia Rosa porta con sé anche il tributo a un altro anniversario di importanza a dir poco “determinante” per il nostro Paese. All’interno del colletto compare infatti la scritta: “Lo Sport che unisce, l’Italia che ispira. 1946-2026 — 80 anni della Repubblica Italiana”.

Un omaggio al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a scegliere il futuro del Paese e le donne votarono per la prima volta, scegliendo che il proprio Paese sarebbe diventato una Repubblica democratica e non più una monarchia.

E non è la prima volta che il simbolo del Giro si intreccia con la storia italiana, proprio a rimarcare come la Corsa Rosa e il suo totem siano intrinsechi all’Italia.

Già nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, il Tricolore comparve sul colletto della maglia disegnata da Vincenzo Torriani nell’anno del successo finale di Arnaldo Pambianco.

Nel corso dei decenni la Maglia Rosa ha cambiato materiali, stile e sponsor, passando dalla lana ai tessuti tecnici moderni. Il Museo del Ghisallo ne conserva ottanta esemplari, testimonianza dell’evoluzione di un simbolo rimasto però immutato nel proprio significato sportivo e popolare.

Castelli, gli sponsor e il legame con il Friuli Venezia Giulia

La Maglia Rosa 2026 celebra inoltre i 150 anni di Castelli, azienda nata a Milano nel 1876 dal sarto Vittore Gianni e oggi parte del gruppo bellunese Manifattura Valcismon. Il brand, riconoscibile dal simbolo dello scorpione, è presente in 75 Paesi e continua a investire in ricerca e innovazione tecnica, sviluppando capi testati anche nella galleria del vento del Politecnico di Milano.

L’edizione 2026 nasce inoltre dalla collaborazione con partner come Altograno, MASAF – Io Amo La Cucina Italiana Patrimonio dell’Umanità e lo sponsor ufficiale “Io Sono Friuli Venezia Giulia”.

«La Maglia Rosa da 95 anni unisce generazioni, territori e passioni. Ogni tappa racconta fatica, coraggio e spirito di squadra: valori che appartengono anche alle nostre comunità – ha dichiarato a Il Corriere della Sera, il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga -. Il Giro ha saputo innovarsi senza perdere la sua anima popolare, restando un patrimonio collettivo del Paese. Legare il nostro marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia” a questo simbolo significa posizionare la Regione su uno dei palcoscenici più prestigiosi e riconosciuti a livello internazionale».

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