Tensioni in Medio Oriente: quando i missili fermano lo sport globale

Voli cancellati, tornei rinviati, persone bloccate a Dubai: l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran paralizza tennis, Formula 1, volley, basket, scherma e ciclismo. E mette a rischio centinaia di milioni di dollari.

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Gli effetti
Image Credits: media centre Ferrari

Lo sport non vive in una bolla. Lo dimostra, ancora una volta, la crisi esplosa nel fine settimana in Medio Oriente, quando i raid americani e israeliani sull’Iran, seguiti dai missili di rappresaglia lanciati da Teheran contro le basi statunitensi nella regione, hanno innescato la chiusura degli spazi aerei di Emirati Arabi Uniti, Qatar e Bahrain, nodi cruciali del traffico aereo internazionale.

Le conseguenze sul calendario sportivo globale sono state immediate e, in alcuni casi, potenzialmente devastanti.

Tennis, quarantuno persone bloccate a Dubai

Partiamo dal tennis. Al termine del Dubai Duty Free Championships, quarantuno tra tennisti, arbitri, addetti alla sicurezza e giornalisti sono rimasti bloccati negli Emirati. Tra loro spiccano i nomi di Daniil Medvedev, fresco vincitore del torneo con il suo ventitreesimo titolo ATP in carriera, Andrey Rublev e i doppisti Harri Heliövaara, Henry Patten, Mate Pavić e Marcelo Arévalo.

Tutti attesi a Indian Wells, in California, per il BNP Paribas Open Masters 1000 il cui tabellone principale è stato sorteggiato nella notte italiana. Mentre le qualificazioni sono in corso, il primo turno del torneo sarà venerdì 6 marzo.

L’ATP ha convocato una riunione d’emergenza per individuare vie d’uscita: sei ore di auto fino all’Oman (il cui aeroporto è però chiuso) oppure dieci ore verso Riad, in Arabia Saudita. Opzioni giudicate troppo rischiose dai giocatori, che hanno scelto di restare negli hotel, trasformati in rifugi con letti nei piani sotterranei e misure di sicurezza rafforzate.

«La situazione è insolita, ma in pratica l’unico problema è che lo spazio aereo è chiuso. Nessuno sa quando potremo ripartire», ha dichiarato Medvedev in un video pubblicato sui social. Una lucidità, quella del russo, che contrasta con le ore vissute da Holger Rune a Doha per la sua riabilitazione: la madre Aneke ha descritto quattro attacchi missilistici intercettati nel cielo, con strisce bianche e detonazioni che hanno trasformato la notte in un incubo.

Formula 1: lo spettacolo va avanti, ma la logistica traballa

Diversa la situazione in Formula 1, dove il Gran Premio d’Australia di domenica non è in discussione. Tuttavia, l’impatto logistico è tutt’altro che trascurabile. Circa duemila tra tecnici, ingegneri e operatori dello staff hanno dovuto riprogrammare i propri itinerari verso Melbourne, con Dubai, Abu Dhabi e Doha – classici scali intermedi tra Europa e Australia – improvvisamente inaccessibili.

La Formula 1 ha reagito noleggiando tre voli charter per trasportare circa quattrocento addetti ai lavori ancora in Europa, replicando quanto già fatto durante la pandemia di COVID-19. «I piloti saranno qui, gli ingegneri saranno qui, i team principal saranno qui. Sono loro ad aver avuto la priorità», ha rassicurato Travis Auld, CEO del Gran Premio d’Australia.

A preoccupare maggiormente sono però le gare di aprile: il Gran Premio del Bahrain il 12 e quello dell’Arabia Saudita il 19 rischiano di trasformarsi in un rebus. Il Bahrain è stato direttamente colpito dai missili iraniani, con una base navale americana raggiunta a soli trentadue chilometri dal circuito internazionale. La FIA ha dichiarato di monitorare la situazione «con attenzione e responsabilità», mentre Pirelli ha annullato i test sugli pneumatici da bagnato previsti a Sakhir nei giorni scorsi.

Non è la prima volta che il Circus si trova in questa posizione: nel 2011 il GP del Bahrain fu cancellato per le rivolte della Primavera Araba, nel 2022 una raffineria vicino a Jeddah fu colpita dai missili Houthi durante il weekend di gara.

Ma la posta in gioco finanziaria è oggi molto più alta. Le quote di partecipazione versate dai promotori mediorientali ammontano a decine di milioni di dollari, e i legami tra capitali del Golfo e squadre di F1 sono profondi. Il fondo sovrano del Bahrain possiede la McLaren Racing, Abu Dhabi controlla la casa automobilistica, il Qatar ha quote nell’Audi in F1 e il colosso saudita Aramco è sponsor globale dello sport e main sponsor dell’Aston Martin.

Volley, scherma e ciclismo: danni collaterali

Le ripercussioni si moltiplicano anche in altri sport. Le squadre di Superlega di volley Cuneo e Cisterna sono a Dubai nel mezzo del Nas Sport Tournament.

«La pallavolo passa in secondo piano, – ha ammesso con onestà Candido Grande, direttore sportivo di Cisterna. – La preoccupazione c’è: non siamo abituati a vivere in un contesto con il rischio che possa succedere qualcosa di incontrollabile».

Il torneo prosegue con il benestare del governo locale, ma la situazione è definita dagli stessi protagonisti «in evoluzione».

La Federazione Internazionale di Scherma (FIE) ha invece optato per la prudenza totale, rinviando a data da destinarsi le tappe di Coppa del Mondo di fioretto al Cairo e quelle di sciabola a Padova e Atene, con delegazioni che non avrebbero potuto raggiungere la destinazione. «Una scelta di forza maggiore, – spiega la FIE, – per garantire che le delegazioni non siano private della partecipazione per ragioni indipendenti dalla loro volontà».

Ancora più netta la rinuncia della Federciclismo italiana alla prima prova di Coppa del Mondo su pista a Perth: la cancellazione dei voli Qatar Airways e l’assenza di alternative valide hanno reso impossibile organizzare la trasferta australiana «garantendo la partenza dell’intera squadra in un’unica soluzione».

Basket europeo nel caos

Il basket europeo non è stato risparmiato. Il torneo Next Gen di Abu Dhabi, in corso proprio mentre gli Emirati venivano colpiti dai raid iraniani, è stato immediatamente sospeso. In grossa difficoltà anche il Dubai Basketball, la cui trasferta sul campo del Partizan prevista per il 5 marzo è stata rinviata a data da destinarsi.

In Israele, dove il campionato è stato nuovamente fermato, il derby tra Maccabi e Hapoel Tel Aviv non si disputerà: entrambe le società hanno lasciato il Paese, con il Maccabi che si trasferirà temporaneamente a Belgrado e l’Hapoel che farà base a Sofia. Uno scenario che complica ulteriormente la situazione di Hapoel-Paris Basketball, gara valida per il ventunesimo turno di EuroLega: inizialmente fissata per il 6 gennaio, poi riprogrammata al 3 marzo, è ora nuovamente in stand-by.

Il dato forse più eclatante riguarda però i giocatori bloccati negli Emirati. Secondo quanto riferito da Dejan Kamenjašević, GM del Dubai Basketball, sarebbero quattordici i cestisti che si trovavano negli Emirati per una breve vacanza e ora non possono raggiungere le rispettive squadre.

Un sistema vulnerabile

Ciò che emerge con chiarezza da questa crisi è la fragilità strutturale del calendario sportivo internazionale di fronte agli imprevisti geopolitici. Lo sport globale dipende da infrastrutture aeroportuali concentrate in aree instabili, da sponsor e investitori legati a governi che oggi si trovano al centro di un conflitto aperto e da logistiche millimetri che bastano pochi missili a mandare in frantumi.

La stagione 2026 di Formula 1, come il circuito ATP o le coppe mondiali delle discipline minori, è costruita su un equilibrio precario.

Quando la realtà irrompe – e lo fa sempre, prima o poi – lo sport scopre di non poter davvero isolarsi dal mondo in cui esiste.