Il futuro di LIV Golf passa da un fondo di credito londinese. BC Partners Credit ha messo a disposizione fino a 300 milioni di dollari per permettere alla lega di affrontare la stagione 2027, nell’ambito della ristrutturazione avviata dopo il Chapter 11.
Resta tuttavia da capire quanto di quella somma sia realmente necessario per avviare il calendario e quali giocatori saranno al via.
Il nodo dei giocatori
I partecipanti vantano crediti per almeno 45 milioni di dollari e hanno la possibilità di andarsene. L’accordo di sostegno alla ristrutturazione (RSA), depositato lunedì in tribunale, concede alla lega più tempo per negoziare: la scadenza per i giocatori è infatti stata spostata dal 13 al 25 ottobre. Nessuno è tenuto a firmare per la cosiddetta «LIV 2.0», nemmeno chi aveva già sottoscritto contratti pluriennali.
Cambia anche la soglia necessaria per l’adesione. In origine l’intesa prevedeva il consenso del 50% dei giocatori titolari di crediti e, contemporaneamente, di un gruppo che rappresentasse almeno due terzi delle somme dovute. Ora invece non si fa più riferimento a queste percentuali: i «giocatori richiesti» sono quelli «necessari a garantire la continuazione dell’attività come lega di golf in buona fede». In sostanza sarà BC Partners a decidere se gli impegni raccolti siano sufficienti. Il prossimo passaggio sarà l’udienza del 14 ottobre, durante la quale un giudice dovrà approvare l’RSA e altre richieste operative.
Una prima crepa si è aperta mercoledì: nel corso dell’udienza fallimentare, l’avvocato di Jon Rahm ha comunicato che lo spagnolo non farà parte della LIV 2.0, giudicando «inaccettabili» le condizioni proposte. Le parti sono in «discussioni avanzate per un accordo consensuale di separazione». Rahm, 31 anni, era arrivato dal PGA Tour nel 2023 con un contratto che alcune stime valutano oltre i 300 milioni di dollari. Il suo addio pesa, perché senza i giocatori più pagati tra quelli aderenti, l’investimento di BC Partners non scatterebbe.
Chi controllerà la nuova LIV
Secondo il term sheet riportato da Golf Channel, i giocatori avrebbero il 52,5% della LIV 2.0. Il 45% spetterebbe a BC Partners e agli eventuali investitori di minoranza, mentre il restante 2,5% andrebbe al management.
Ted Goldthorpe, cofondatore e partner di BC Partners Credit, si è dichiarato «all in» sul progetto. Intervenuto a Sportico Invest London e a Leaders Week London, ha sostenuto che le squadre potrebbero superare «in tempi molto brevi» i 100 milioni di dollari di valore ciascuna. Il modello, ha spiegato, è quello degli atleti che hanno guadagnato maggiormente grazie alle quote di proprietà e non agli stipendi, come David Beckham a Miami o Magic Johnson ai Lakers. Nel lungo periodo immagina una lega simile alla Formula 1.
Goldthorpe ha poi contestato quelli che definisce «miti»: l’idea che alla LIV non interessi a nessuno, quando tornei come quelli di Adelaide e del Sudafrica superano i 100mila spettatori, e quella secondo cui nessuno la guardi. A suo giudizio sulla lega circola molta disinformazione, legata alla sua storia e agli attriti con i circuiti tradizionali. Ha inoltre annunciato che gli altri investitori saranno resi noti al momento dell’uscita dal fallimento e che si tratta di miliardari e proprietari di franchigie sportive. Quanto ai giocatori, ha indicato Bryson DeChambeau, Cam Smith e Dustin Johnson come asset commerciali, senza fare il nome di Rahm.
LIV Golf verso il Chapter 11: il circuito saudita rischia il fallimento già a settembre
Il piano di O’Neil
L’amministratore delegato Scott O’Neil ha ricostruito il percorso seguito dopo il ritiro del Public Investment Fund (PIF) saudita ad aprile: prima la conclusione della stagione con il sostegno di giocatori e partner, poi la definizione di un piano in grado di reggere senza il finanziatore storico. Ha parlato di una «crescita a tripla cifra» nel 2025 e di ricavi in aumento di altri 100 milioni di dollari nel primo trimestre 2026. Fox, ha aggiunto, continua a mantenere libere alcune finestre nel palinsesto per i futuri eventi. L’abbandono dei contratti monstre che avevano attirato Rahm e DeChambeau ridurrà drasticamente i costi, anche se renderà più difficile trattenere i protagonisti.
L’ossatura del piano prevede la vendita di quote delle singole squadre, con i giocatori titolari di una partecipazione in ognuna. BC Partners sta inoltre creando una holding per i propri investimenti sportivi e intende utilizzare i media del gruppo per aumentarne il valore. Con i suoi 300 milioni l’operazione non consentirà di coprire le perdite accumulate in passato, stimate tra 5 e 8 miliardi di dollari di investimenti del PIF dal 2021, ma dovrebbe permettere alla lega di uscire dal Chapter 11.
I dubbi del mercato
Anche la prima versione della LIV puntava a rendere preziose le franchigie, ma non ci è riuscita. Il formato a squadre, promosso in ogni occasione, non ha ancora conquistato il pubblico, mentre l’ampia copertura televisiva ha mascherato ascolti effettivi contenuti. O’Neil cita come esempio il TGL, la lega indoor di Rory McIlroy e Tiger Woods, nella quale le squadre sono state vendute per oltre 80 milioni di dollari e la lega vale un miliardo. Il confronto, però, è valido solo fino a un certo punto: il TGL si affianca ai circuiti esistenti invece di sfidarli, assicura la presenza dei campioni e ha un accordo televisivo con ESPN.
La LIV punta ora sui tifosi locali di Australia, Sudafrica e Corea del Sud, nella speranza di generare un coinvolgimento paragonabile a quello della Ryder Cup. «Questa è una lega di cinque anni, un bambino», ha detto O’Neil, secondo il quale gli spazi di crescita, dagli sponsor principali ai mercati televisivi chiave, sono enormi. Con i circuiti rivali, infine, la lega non vuole più contrapporsi: partendo da zero, ha ammesso, si sarebbe presentata «con un ramoscello d’ulivo» e con uno spirito collaborativo, perché le liti, le multe e le squalifiche distruggono valore.
La risposta decisiva arriverà nelle prossime due settimane: l’udienza del 14 ottobre e la scadenza del 25 stabiliranno quanti giocatori saranno disposti a restare.
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