Ducati resta tedesca: Volkswagen esclude la vendita nei prossimi tre anni

Ducati resta nel gruppo Volkswagen: la casa tedesca esclude la vendita del marchio di Borgo Panigale nei prossimi tre anni, dopo mesi di indiscrezioni.

Ducati Borgo Panigale
Il piano
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Ducati non cambierà proprietario, almeno per il momento. Volkswagen ha infatti fatto sapere che «non è prevista alcuna vendita della casa di Borgo Panigale nel prossimo triennio», ponendo così un punto fermo dopo settimane di indiscrezioni, smentite e prese di posizione politiche. La conferma, riportata dal Sole 24 Ore, arriva a circa quattro mesi dalle prime voci relative a un possibile disimpegno del gruppo tedesco dal marchio motociclistico bolognese.

La posizione appare più chiara rispetto a quanto sostenuto finora. Quando il dossier era finito sotto i riflettori, la posizione ufficiale parlava dell’assenza di decisioni sulla proprietà e di una partecipazione ancora inclusa nella revisione del portafoglio. Un segnale differente era invece emerso informalmente dall’incontro del 25 settembre tra il ministro delle Imprese Adolfo Urso e i vertici di Audi, proprietaria della controllata dal 2012. Ora il quadro è stato chiarito.

Il piano di riassetto di Volkswagen

A portare Ducati tra gli asset oggetto di valutazione è stato il Future Plan 2030, il programma attraverso cui Volkswagen affronta la crisi dell’industria automobilistica europea e le pressioni esercitate dai sindacati tedeschi. Il piano prevede un taglio di circa 50mila posizioni e una revisione di oltre 2mila partecipazioni. Il perimetro dovrà essere ridotto di circa un terzo, conservando soltanto le attività capaci di garantire un contributo strategico e finanziario chiaro al business principale.

A settembre l’amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, aveva inserito il marchio tra gli asset sottoposti a esame, precisando però che non era stata presa alcuna decisione. Da quel momento il tema aveva acquistato sempre più rilevanza, fino alla stima di Bloomberg Intelligence, che in caso di cessione aveva indicato un valore di circa 1,25 miliardi di euro.

Si trattava comunque di una valutazione teorica, e non del valore di una trattativa in corso. Secondo le ricostruzioni, a Wolfsburg non sarebbe mai maturata una reale intenzione di vendere: valutare una partecipazione non significa necessariamente decidere di cederla.

I conti di una società che si finanzia da sola

Nel 2025 la società ha chiuso con 925 milioni di euro di ricavi, 52 milioni di risultato operativo e 50.895 moto consegnate. Si tratta di valori inferiori rispetto ai picchi raggiunti in precedenza, ma comunque sufficienti a sostenere i programmi industriali senza dover ricorrere alla casa madre, e che spiegano perchè Ducati sia rimasta all’interno del gruppo.

Lo aveva sottolineato a luglio l’amministratore delegato Claudio Domenicali, che aveva definito l’azienda «totalmente self standing» e priva di dossier aperti a Borgo Panigale. Il piano prevede circa 100 milioni di euro di investimenti ogni anno, per un totale di 500 milioni in cinque anni, con l’obiettivo di tutelare il posizionamento premium in un mercato influenzato da dazi, variazioni sfavorevoli dei cambi e concorrenza asiatica.

La spinta politica per il ritorno italiano

Proprio la solidità dei conti, oltre all’inserimento di Ducati tra gli asset di valutazione, aveva rafforzato in Italia l’ipotesi di un passaggio a una proprietà nazionale. Il 21 settembre Urso, dopo una visita allo stabilimento insieme al presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale e al presidente di Confindustria Emanuele Orsini, aveva dichiarato: «È giunto il momento che questa azienda torni pienamente nelle mani italiane».

Si trattava però dell’espressione di un obiettivo politico, e non dell’annuncio di un’operazione. Quattro giorni dopo, nel confronto con i vertici di Audi, il clima era già diventato più freddo. La conferma di oggi chiude quella finestra almeno fino alla fine del decennio e lascia aperto un interrogativo: se la casa madre non aveva intenzione di vendere, quale senso aveva mobilitare in anticipo il sistema-Paese?

Cosa cambia davvero

Per i tifosi più legati alla bandiera tricolore tramonta l’ipotesi di vedere la rossa tornare italiana. Per l’azienda cambia poco: proprietà tedesca, sede e identità in Emilia e investimenti già programmati.

Va però precisato che l’impegno di Volkswagen riguarda soltanto i prossimi tre anni e non stabilisce un destino definitivo oltre quell’orizzonte.