Si conclude oggi un’era per la pallavolo italiana. Mauro Fabris, 68 anni, vicentino, lascia la presidenza della Lega Volley Femminile (LVF) dopo vent’anni e otto elezioni consecutive vinte. All’Hampton by Hilton del Tronchetto, a Venezia, le società consorziate sono riunite in assemblea ordinaria elettiva per approvare il bilancio della stagione appena conclusa e rinnovare il consiglio d’amministrazione.
Come riferisce il comunicato della Lega, Fabris si concentrerà sulla presidenza di Spike Media, la newco che gestisce i diritti di immagine e media della LVF.
I candidati
A contendersi la successione sono due manager di primo piano. Massimo Beduschi è ceo e chairman di Wpp Media Italia, mentre Vito Cozzoli è amministratore delegato di Autostrade per lo Stato e già presidente di Sport e Salute.
Nella stessa assemblea saranno eletti anche i consiglieri in rappresentanza dei due campionati: tre per la A1 e due per la A2. Per la massima serie sono candidati Ivano Angeli (Vallefoglia), Sandra Leoncini (Scandicci), Enrico Marchioni (Novara), Pietro Paolella (Macerata), Giuseppe Pirola (Busto Arsizio) e Andrea Veneziani (Bergamo). Per la A2 sono in corsa Maurizio Buscaino (Marsala), Stefano Condina (Offanengo) e Roberto Mignemi (Roma Volley Club).
Il bilancio di Fabris
Il percorso di Fabris alla guida della Lega Volley Femminile ha avuto inizio nel 2006, periodo in cui il movimento italiano era la «Cenerentola della pallavolo e dello Sport italiano». Al Giornale, Fabris ricorda le condizioni di partenza:
«La pallavolo è da sempre lo sport femminile più praticato, ma a questo dato non corrispondevano la riconoscibilità, il seguito e i risultati adeguati. Al mio arrivo ho trovato un ambiente chiuso, con lotte intestine e incapace di dare i ritorni attesi a chi voleva investire. Il nostro lavoro è stato mirato a sbloccare proprio queste criticità, con un’opera che evidenziasse l’unicità della pallavolo femminile e i valori che caratterizzano questo sport».
Tra le scelte qualificanti indica il «campo rosa», pensato per conferire un’identità visiva al movimento, la scommessa su LVFTV, pioniera tra le piattaforme OTT dedicate a una lega sportiva, e la battaglia contro il «doping amministrativo», che a suo dire ha garantito solidità e credibilità al torneo, attirando investitori. Il punto di arrivo è Spike Media, nella quale ha investito il fondo internazionale NJF.
Sul piano prettamente economico, il presidente uscente sottolinea come nell’ultima stagione i ricavi siano triplicati, consentendo di mantenere la competitività anche rispetto alla potenza del campionato turco. Rivendica poi l’inserimento del Club Italia nel campionato, voluto insieme all’allora presidente federale Magri nonostante l’opposizione iniziale dei club, e la riforma sul fair play amministrativo introdotta durante la presidenza Cattaneo.
Una longevità e un sistema che ha permesso ai club di conquistare 31 trofei internazionali sotto la sua guida.
Lo scontro con la Federazione
L’addio arriva però in un clima di tensione. Intervistato da La Stampa, Fabris denuncia «pesanti interferenze dalla Federazione su queste elezioni» e parla di pressioni sul voto, che ostacolano l’autonomia. Da tempo, ormai, i rapporti tra Lega femminile e Federvolley non sono certo idilliaci: «Noi non viviamo di contributi pubblici, le nostre società versano alla FIPAV circa due milioni all’anno, non incassiamo nulla e quindi è un movimento che deve sviluppare iniziative per trovare sempre nuovi investitori».
Il nodo principale riguarda la governance: la Federazione ha modificato le regole facendo sì che i campionati siano «organizzati in base a una convenzione annuale», il che, sostiene Fabris, impedisce di stipulare contratti di lunga durata. Alla riforma dello Statuto attribuisce l’intento di esercitare un controllo politico su una Lega che «oggi funziona».
«Questo ci ha portato nei tribunali e all’Antitrust, – commenta – perché c’è una posizione dominante sul mercato che non consente la libera iniziativa a un consorzio come il nostro. Decideranno i giudici».
Ci sono poi due fronti più operativi. Il primo riguarda il Club Italia: secondo Fabris l’accordo prevedeva che, in caso di retrocessione, la squadra scendesse in B, con un’A2 a sedici squadre, ma una circolare inviata a mercato chiuso l’ha riammessa come diciassettesima. Il secondo riguarda le atlete infortunate in Nazionale, come Omoruyi (Vallefoglia) e Amoruso (Brescia): senza coperture assicurative in azzurro, i club non avrebbero ricevuto alcuna attenzione dalla FIPAV.
Nell’intervista al Giornale Fabris aggiunge il tema dei calendari, che a suo giudizio non tutelano gli investitori:
«I vertici federali anziché portare avanti le istanze dei club in campo internazionale, con una revisione dei calendari che non tutelano minimamente gli investitori, considerato che le ragazze passano cinque mesi con le nazionali ma vengono pagate tutto l’anno dai club che le hanno a disposizione soltanto per sei mesi, puntano a controllare la ricchezza e il traino formidabile che la LVF rappresenta per tutto il movimento».
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La replica di Manfredi
Sulle colonne del Corriere dello Sport risponde il presidente federale Giuseppe Manfredi, ancora scosso dall’eliminazione della Nazionale maschile prima delle semifinali dell’Europeo giocato in casa.
Manfredi contesta l’idea che il merito dei successi azzurri sia dei club: «Se così fosse non riesco a capire perché il vero boom del volley femminile, durante i 20 anni della sua presidenza di Lega, sia arrivato solo in questi ultimi tempi» con la squadra guidata da Julio Velasco. A suo avviso il risultato deriva dal lavoro dell’intero movimento attraverso l’eccellenza della Nazionale.
Il numero uno FIPAV precisa di non avere problemi con i club, con i quali i rapporti sono ottimi, e di rivolgere le proprie critiche all’attuale governance della Lega femminile, con cui da tempo «non si riesce ad andare avanti su ogni singola questione. Ogni problema, situazione, cosa viene trasformata in una rivendicazione sindacale, per ottenere un ritorno economico». Situazione opposta alla collaborazione quasi quotidiana con il consorzio maschile.
Manfredi porta anche un esempio concreto legato ai contributi: la settimana scorsa la Federazione ha erogato alla Lega maschile la somma deliberata dal Consiglio federale per il lavoro dei club nei settori giovanili, ma la stessa cifra non può essere destinata a quella femminile, perché la FIPAV attende ancora le proposte sul futuro, sulla ristrutturazione dei campionati e sull’attività giovanile. Quanto all’autonomia rivendicata da Fabris, per Manfredi nessuno l’ha mai negata, ma precisa che la Lega «organizza il campionato su delega federale».
Sull’esito del voto non ha aspettative: attende soltanto di conoscere nomi e nuova governance per riaprire un dialogo oggi poco proficuo, «così magari si potrà finalmente iniziare a parlare di pallavolo e di sport piuttosto che solo di soldi».
Cosa cambia da domani
Il nuovo presidente erediterà quindi una Lega dai conti in crescita e dalla forte attrattività per gli investitori, ma anche un contenzioso aperto con la Federazione «per non tornare a quella autoreferenzialità che in passato ha impedito al volley femminile di aprirsi all’innovazione e ottenere questi risultati straordinari».
Domani 30 settembre, al teatro La Fenice di Venezia, è prevista la presentazione della prossima stagione di Serie A, la prima con la nuova guida.