Il tennis si trova oggi davanti a una contraddizione sempre più difficile da ignorare: da una parte, il mondo delle scommesse è diventato una fonte di ricavi fondamentale per l’intero movimento; dall’altra, la crescente esposizione al betting sta sottoponendo i giocatori a pressioni, minacce e tentativi di corruzione che rischiano di compromettere l’integrità stessa delle competizioni.
Come riporta La Gazzetta dello Sport, nel 2025 il giro d’affari mondiale delle scommesse sportive ha raggiunto i 110,3 miliardi di dollari, quasi 26 dei quali riconducibili al tennis, ormai quarta disciplina più scommessa al mondo dopo calcio, basket e ippica. Un dato che non sorprende se si considera l’enorme quantità di eventi sui quali è possibile puntare: dai tornei Slam e ATP/WTA fino ai 217 Challenger e agli oltre 1.200 tornei ITF disputati nel corso dell’anno, competizioni in cui, in molti casi, vengono messi in palio premi di poche centinaia di euro per il semplice passaggio del turno.
Il denaro che ruota attorno al circuito, del resto, non coinvolge soltanto gli organizzatori locali, che possono contare sugli introiti derivanti da biglietti e sponsorizzazioni. Una quota significativa finisce nelle casse dell’ATP, che gestisce diritti televisivi, dati e servizi di live streaming, elementi ormai indispensabili per il funzionamento delle piattaforme di betting. Proprio questa voce, affidata da due anni a Sportradar, ha prodotto nel 2024 ben 194 milioni di dollari sui 363 milioni complessivi del bilancio dell’ATP, rappresentando quindi più della metà delle entrate totali.
Il lato oscuro del micro-betting
Se i numeri raccontano quanto le scommesse siano diventate centrali nell’economia del tennis, le testimonianze dei giocatori restituiscono invece il volto più preoccupante del fenomeno. Matteo Berrettini, dopo la vittoria contro Stan Wawrinka al primo turno degli US Open, ha scoperchiato il vaso di Pandora: suo fratello Jacopo, subito dopo una partita vinta dal tennista romano al Roland Garros, aveva ricevuto messaggi contenenti minacce di morte. «Matteo è scarso. Se non gli dici di perdere, uccideremo la tua famiglia», gli avevano scritto.
Il fenomeno viene indicato con il termine micro-betting e consiste nella possibilità di scommettere su singoli dettagli di una partita, come il vincitore del primo game, il numero di ace realizzati da un giocatore o addirittura l’esito del punto successivo. In questo modo, ogni scambio può trasformarsi in un’occasione per puntare denaro e, di conseguenza, in un potenziale motivo di rabbia per chi perde la propria scommessa.
Secondo un rapporto WTA-ITF citato da Repubblica, il 59% degli abusi online più gravi rivolti contro i tennisti arriva proprio da scommettitori.
Corruzione e squalifiche
Quando l’offerta economica non è sufficiente a convincere un giocatore a perdere un game o un set, possono entrare in gioco le minacce, pronunciate direttamente dagli spalti oppure affidate ai social network. Un fenomeno che colpisce soprattutto i livelli più bassi del circuito, dove le somme offerte possono assumere un peso enorme rispetto ai guadagni dei giocatori: in alcuni casi, si arriva a proporre anche 4mila euro per cedere un singolo punto, una cifra che può superare il montepremi ottenibile in una determinata fase del torneo.
Quando i tentativi di manipolazione vengono scoperti, le conseguenze possono essere molto pesanti. La Stampa ricorda il caso del francese Quentin Folliot, numero 488 del mondo, squalificato per vent’anni e multato di 44mila euro dopo essere stato riconosciuto colpevole di aver alterato 27 incontri.
Nel corso del 2025, l’ITIA, l’agenzia incaricata di vigilare su doping e corruzione nel tennis, ha ricevuto 64 segnalazioni sospette e comminato 47 sanzioni, due delle quali con effetto permanente. Nella prima metà del 2026 gli allarmi sono già arrivati a quota 31.
A fotografare la dimensione del problema contribuiscono anche i dati raccolti da WTA e ITF nel 2024: complessivamente sono stati analizzati 1,6 milioni di post e commenti pubblicati sui social, 8mila dei quali sono stati verificati come contenuti abusivi o minacciosi, mentre 458 giocatori sono stati direttamente presi di mira. Il 40% di questi episodi, secondo i dati disponibili, sarebbe riconducibile a scommettitori infuriati per aver perso una puntata.
US Open, il tennis fa squadra con i grandi brand: tutti gli sponsor
Uno sport che non può fare a meno del betting
Nonostante la gravità della situazione, è lo stesso Matteo Berrettini a riconoscere quanto il tennis sia ormai legato economicamente al mondo delle scommesse. «Il betting fa parte del nostro sport: molti soldi del Tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo», ha dichiarato.
Una conferma della centralità di questo settore arriva anche dalle scelte commerciali dei grandi tornei. Lo US Open ha infatti annunciato Kalshi come nuovo Official Prediction Market Partner, attraverso un accordo pluriennale che prevede la fornitura di dati e statistiche. La USTA ha presentato l’iniziativa come uno strumento per aumentare il coinvolgimento dei tifosi, assicurando allo stesso tempo di aver rafforzato i sistemi di controllo e monitoraggio a tutela dell’integrità delle competizioni.
Resta così il paradosso di fondo: il tennis dipende sempre di più dal denaro generato dalle scommesse proprio mentre lo stesso fenomeno espone i suoi protagonisti a rischi crescenti, dalle molestie online fino alle minacce e ai tentativi di manipolazione delle partite.
Alla luce delle cifre in gioco, appare difficile immaginare che il movimento possa rinunciare a una fonte di introiti tanto rilevante; più realistico, invece, sembra un ulteriore rafforzamento dei sistemi di monitoraggio, prevenzione e tutela dei giocatori, soprattutto di quelli che militano nei circuiti minori e che risultano maggiormente esposti alle pressioni del betting.