L’Argentina torna a guardare alla Formula 1. Dal palco del congresso della Federazione Internazionale dell’Automobilismo, in corso a Buenos Aires, il presidente Javier Milei ha rilanciato l’ambizione di riportare il Circus nel Paese, assente dal calendario dal 1998, anno in cui a trionfare sul tracciato della capitale fu Michael Schumacher.
«L’Argentina è un paese amante delle auto – ha dichiarato Milei. – L’ultima volta di un gran premio in Argentina è stata nel 1998 nell’autodromo Gálvez, ma in tutto questo tempo la passione degli argentini per le corse non si è mai spenta: l’unica cosa che è mancata in questi ultimi 28 anni è che il mondo tornasse a guardarci come un Paese in grado di organizzare un gran premio».
Un obiettivo che Buenos Aires coltiva da tempo e che ora, secondo Milei, può contare su condizioni istituzionali più solide. Il presidente ha rivendicato la lunga tradizione automobilistica argentina, citando due figure simbolo come Juan Manuel Fangio, cinque volte campione del mondo negli anni Cinquanta, e Carlos Reutemann, vicecampione iridato nel 1981.
Inoltre, il capo dello Stato ritiene che l’Argentina abbia raggiunto quella «serietà istituzionale» necessaria per tornare a competere per un posto nel calendario della Formula 1.
Un investimento da 100 milioni di dollari
Il progetto ruota attorno all’Autodromo Oscar e Juan Gálvez di Buenos Aires, storico impianto che sta affrontando un importante piano di ristrutturazione dal valore complessivo stimato in 100 milioni di dollari.
Il completamento dei lavori, che comprendono un nuovo disegno del tracciato e il rinnovamento delle tribune, è previsto entro l’inizio del 2027, con l’obiettivo di riportare l’impianto ai massimi standard internazionali e consentirgli di ospitare nuovamente il Motomondiale. La Formula 1 rappresenterebbe il passo successivo.
Il rapporto dell’Argentina con le competizioni motociclistiche, del resto, non si è mai spezzato del tutto. Negli ultimi anni la MotoGP è tornata stabilmente nel Paese, con appuntamenti sia sul circuito cittadino sia a Termas de Río Hondo.
Per la Formula 1, invece, l’attesa dura ormai da quasi trent’anni. Ma l’interesse del pubblico argentino non sembra essersi affievolito.
L’effetto Colapinto
A confermarlo è stata la risposta del pubblico a Franco Colapinto. Lo scorso aprile, circa 500 mila persone hanno invaso le strade di Buenos Aires per assistere all’esibizione del pilota argentino su un circuito cittadino di quattro chilometri.
Il pilota di Pilar, recentemente confermato da Alpine, è diventato il volto della nuova generazione di appassionati argentini. I risultati ottenuti in questa stagione sono stati finora inferiori a quelli del compagno di squadra Pierre Gasly, ma il suo impatto sul pubblico nazionale resta significativo.
Lo stesso Milei ha manifestato pubblicamente il desiderio di vedere Colapinto correre un Gran Premio davanti ai propri connazionali. Un effetto che ricorda quello prodotto in Olanda da Max Verstappen, protagonista di una vera e propria esplosione di entusiasmo intorno al Gran Premio di casa, diventato negli ultimi anni un appuntamento da tutto esaurito.
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La possibile finestra del 2028
Il progetto argentino sarebbe già stato discusso con i vertici della Formula 1 e con Liberty Media in occasione del Gran Premio di Miami. Stefano Domenicali, amministratore delegato della Formula 1, ha confermato che sono in corso interlocuzioni con diversi Paesi sudamericani, senza però indicare scadenze precise.
Il calendario 2027 sarà caratterizzato dal ritorno di Portogallo e Turchia, mentre l’Argentina potrebbe puntare a entrare nuovamente nel Circus a partire dal 2028.
La concorrenza, tuttavia, è tutt’altro che trascurabile. Ruanda, Sudafrica, Thailandia e Germania hanno infatti espresso interesse per un ingresso o un ritorno stabile nel calendario iridato.
Per Buenos Aires, dunque, la partita è appena iniziata. L’Argentina può contare su una storia prestigiosa, con oltre venti Gran Premi disputati tra gli anni Cinquanta e la fine degli anni Novanta, su un pubblico ancora fortemente coinvolto e su un investimento infrastrutturale significativo.
La vera sfida sarà però dimostrare di poter rispettare gli standard tecnici, economici e organizzativi richiesti dalla Formula 1 moderna. Requisiti che negli ultimi anni hanno imposto profondi interventi di ammodernamento anche a circuiti storici come Monza.