Sinner-Djokovic in semifinale, la sfida parallela: chi vince nei conti prima ancora che in campo

Prima della semifinale di Wimbledon, il confronto tra Sinner e Djokovic si sposta sui conti: montepremi in carriera, patrimonio netto, sponsorizzazioni e i nuovi investimenti del serbo in private equity e startup.

Sinner Djokovic
Il confronto
Image Credits: Virginie Bouyer / Panoramic / Insidefoto

Oggi alle 14:30, sul campo centrale, Jannik Sinner e Novak Djokovic si giocano un posto in finale a Wimbledon. Il campione in carica, chiamato a confermarsi, contro l’uomo che il torneo lo ha vinto sette volte e arriva all’appuntamento con una competitività che sembra sfidare l’anagrafica. Ma sotto la superficie dello scontro sportivo si consuma quello economico.

Perché la sfida tra i due riguarda anche montepremi, patrimonio netto, contratti di sponsorizzazione e, sempre più spesso, investimenti fuori dal campo.

 

Il montepremi: Djokovic ancora inarrivabile

Sul fronte dei guadagni in carriera, il divario tra i due resta ampio. Djokovic guida la classifica ATP aggiornata al 29 giugno 2026 con oltre 193,4 milioni di dollari di prize money, primo tennista della storia ad aver superato quota 200 milioni includendo anche le esibizioni e gli eventi speciali. Sinner si ferma per ora a circa 64,8 milioni, cifra comunque già superiore a quella con cui Pete Sampras chiuse l’intera carriera.

Il confronto cambia però prospettiva se si guarda alla stagione in corso. Nel 2026 è l’italiano a guidare la classifica dei guadagni, con 6,87 milioni di dollari già incassati grazie soprattutto ai successi nei Masters 1000. Djokovic, quattordicesimo nella graduatoria dell’anno, si ferma a 1,81 milioni.

Il paragone diventa interessante se si guarda a un altro parametro: quello del guadagno per minuto giocato. Secondo i calcoli del sito Tennis Connected, ripresi dalla Gazzetta dello Sport, nel 2026 Sinner viaggia a una media di circa 1.403 euro al minuto, mentre Djokovic si attesta intorno ai 748 euro.

Un dato che racconta la qualità della stagione azzurra, chiusa finora con sole tre sconfitte e cinque titoli Masters 1000 tra Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma.

Un tennis che vale il doppio

C’è poi un elemento strutturale che gioca a favore delle nuove generazioni: l’inflazione dei montepremi. Tra il 2016 e il 2026 il totale distribuito agli Australian Open è cresciuto di oltre il 150%, quello di Wimbledon di circa il 129%, passando da 28,1 a 64,2 milioni di sterline distribuite. Nel 2016 il vincitore londinese incassava 2 milioni di sterline, oggi ne guadagna 3,6. Anche Roland Garros e US Open hanno praticamente raddoppiato il valore dei premi.

Djokovic, Federer e Nadal hanno costruito gran parte della propria fortuna in un’epoca in cui il circuito pagava e valeva molto meno. Sinner e Carlos Alcaraz, al contrario, stanno accumulando cifre record proprio negli anni in cui gli Slam pagano di più.

Se il trend dovesse proseguire, per loro il traguardo dei 200 milioni potrebbe arrivare con largo anticipo rispetto ai tempi dei Big Three.

Patrimonio netto: il divario si assottiglia

Guardando al patrimonio complessivo, che include premi, sponsorizzazioni e investimenti, Djokovic resta saldamente in testa. Secondo le stime di Celebrity Net Worth, il serbo vanta un patrimonio di circa 240 milioni di dollari nel 2026, frutto di oltre due decenni di dominio nel circuito ATP e di accordi di lungo corso con marchi come Lacoste, Head, Asics, Hublot e Seiko.

Sinner, secondo Forbes, si ferma a 54,6 milioni di dollari. Il tennista altoatesino è l’unico italiano presente nella top 50 mondiale degli atleti più pagati stilata da Forbes, dove chiude proprio in cinquantesima posizione fissando comunque una soglia d’ingresso record.

Sponsorizzazioni: due modelli di business diversi

Sul fronte dei contratti commerciali, Sinner mostra numeri già da top player consolidato. Le entrate legate alle sponsorizzazioni valgono circa 32 milioni di dollari, distribuiti su 14 partnership attive che includono Rolex, Gucci, Intesa Sanpaolo, Fastweb, Lavazza, De Cecco, Enervit, La Roche-Posay e Head. L’accordo più longevo e rilevante resta quello con Nike, firmato nel 2019 e rinnovato nel 2022 per un decennio a 150 milioni di dollari complessivi.

La gestione dei diritti d’immagine è affidata all’agenzia Avima, guidata da Alex Vittur, impegnata a selezionare partner con vocazione internazionale mentre monetizza l’esplosione mediatica del campione italiano.

Djokovic, dal canto suo, ha costruito nel tempo un portafoglio più orientato verso accordi storici e continuativi, che ogni anno gli fruttano milioni tra sponsorizzazioni, investimenti e compensi per apparizioni pubbliche.

Dagli sponsor agli investimenti

L’ultima frontiera riguarda il mondo della finanza e dell’imprenditoria. Alla vigilia di Wimbledon, Djokovic è stato nominato global strategic advisor di General Atlantic, uno dei principali operatori globali di private equity e growth equity. Un ruolo che segna un cambio di paradigma nel modo in cui i grandi fondi guardano agli atleti: figure capaci di aprire porte nel mondo dei founder e degli investitori.

Non è la prima incursione del serbo in questo campo. A novembre 2025 è diventato co-fondatore e principale investitore di Cob, startup lanciata con uno snack a base di antichi cereali pensato come alternativa al popcorn tradizionale, con un investimento pari a 5 milioni di dollari. In precedenza era già entrato nel capitale di Incrediwear, azienda californiana specializzata in tessuti bioattivi per il recupero degli atleti, di cui è anche ambasciatore globale.

Sinner, per ora, resta concentrato quasi esclusivamente sul campo. Ma con un patrimonio in crescita costante e un appeal commerciale sempre più forte, l’ingresso in nuovi settori appare più una questione di tempo che di possibilità.

Sinner e Djokovic: due rette incrociate

In vista della semifinale di oggi, il verdetto economico resta netto: Djokovic guida ancora la classifica dei guadagni complessivi. Ma la traiettoria di Sinner, sostenuta da un mercato del tennis che continua a crescere, racconta una storia diversa, quella di un divario destinato ad assottigliarsi negli anni a venire.

Sul campo la sfida si giocherà in poche ore. Sui bilanci, la partita è appena cominciata.

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