Internazionali nella storia. Roma ha vissuto un’edizione degli Internazionali destinata a restare come un punto di svolta, raggiungendo risultati senza precedenti sia dal punto di vista sportivo che organizzativo.
Il successo di Jannik Sinner nel singolare maschile, quello di Simone Bolelli e Andrea Vavassori nel doppio e il record di pubblico oltre quota 400mila presenze hanno trasformato il torneo in una grande celebrazione del tennis azzurro.
Il 2026 come spartiacque per gli Internazionali
Per Diego Nepi Molineris, amministratore delegato di Sport e Salute, il 2026 rappresenta l’anno della consacrazione del tennis italiano a Roma, e al contempo l’inizio di una fase nuova per l’intero complesso del Foro.
«Gli Internazionali 2026 resteranno nella memoria collettiva e aprono una nuova epoca. Tutti i nostri sforzi sono rivolti all’esperienza indimenticabile che può provare il pubblico – ha dichiarato in un’intervista concessa a Il Messaggero -. Abbiamo lavorato anni per stupire con le innovazioni e gli impianti, cercando di avvicinare la gente ai giocatori, all’emozione di un bambino che si fa firmare la pallina dai suoi tennisti preferiti».
Il Foro Italico ha intercettato il momento più alto del tennis italiano, dentro una cornice costruita negli anni attraverso investimenti oculati con una crescente attenzione all’esperienza del pubblico.
«In tutti questi anni abbiamo lavorato immaginando tante volte come sarebbe stato vivere il momento perfetto. Dietro ci sono la visione, le strategie, lo sviluppo, il marketing i ricavi i partner e gli sponsor, ma poi sono le persone che fanno la differenza con le loro emozioni. E domenica tutto questo si è allineato perfettamente».
Il traguardo dei 400mila spettatori
La vittoria di Sinner a Roma diventa così il simbolo di una maturazione complessiva del movimento, amplificato nella cornice del Foro Italico, palcoscenico che ha fatto da cassa da risonanza al trionfo sportivo.
«L’effetto moltiplicatore dello sport. Vinci il doppio con due italiani, cosa mai accaduta, e il singolare maschile dopo 50 anni. Sinner che vince a Roma è uno spartiacque tra quello che è successo negli ultimi 20 anni al Foro Italico e quello che succederà da oggi».
Sul fronte organizzativo, il torneo ha superato la soglia delle 400mila presenze e, nonostante le difficoltà organizzative legate al meteo, ha mantenuto una qualità percepita molto alta anche da parte degli atleti..
«Roma così ha incontrato l’Italia e il mondo, anzi è stata il centro del mondo. Più di 400mila persone hanno vissuto il torneo con grande partecipazione e tutti i giocatori ci hanno detto che c’era un’atmosfera magica. E in un torneo che non ci ha risparmiato nulla a imprevisti. Ha piovuto spesso eppure ci siamo adattati».
Internazionali d'Italia 2026: record di presenze al Foro Italico, oltre 418mila spettatori
L’unicità del Foro Italico
Per Sport e Salute, non basta considerare il prestigio di Roma come un elemento sufficiente alla riuscita del torneo, ma anzi l’unicità del contesto ospitante viene vista come una responsabilità aggiuntiva di avere un’organizzazione all’altezza.
«Non sentirsi mai arrivati è la vera forza degli Internazionali. Roma è Roma ma non basta, anzi dato che siamo Roma dobbiamo migliorarci sempre. Cerchiamo l’eccellenza organizzativa per esaltare ancora di più la grandezza di Roma. Come i servizi per il pubblico, i giocatori, i partner. La logistica ad esempio: il completamento della fermata della metro C è un obiettivo molto importante. Anche pensando al turismo high spender, di alto livello a cui la città deve continuare ad andare incontro».
Il progetto più rilevante della nuova fase riguarda il campo Centrale, destinato a cambiare funzione e identità grazie alla copertura, con un intervento che dovrebbe concludersi entro il 2028.
Il futuro del campo Centrale
Oltre a proteggere il tennis dalla pioggia, l’obiettivo è creare un’infrastruttura indoor capace di ospitare un ventaglio molto più ampio di discipline, trasformando la struttura in una venue sportiva multifunzionale utilizzabile per tutto l’anno.
«Con la copertura e i lavori, che termineranno entro il 2028, sarà l’arena dello sport che nasce per lo sport. Una struttura indoor che potrà diventare la casa di tante discipline, oltre ovviamente a basket e pallavolo, e il tennis che dunque avrà una copertura per eliminare il problema della pioggia. Tutti i giochi di squadra come il padel e il futsal, poi la lotta, il judo, il taekwondo».
La nuova arena viene immaginata come uno spazio ad alta intensità visiva, in grado di avvicinare il pubblico capitolino a discipline che in Italia spesso faticano a trovare palcoscenici adeguati.
«Sarà una cavea molto particolare, verticale e con le pareti a picco, da cui si possono seguire benissimo anche dagli ultimi posti, sport che non siamo abituati a vedere da così vicino. Pensiamo al salto in alto o al salto in lungo, alla scherma, alla ginnastica: il sogno è di portare le Farfalle della ritmica al Foro… La fantasia per cercare di creare eventi è infinita. Sarà la più grande arena dello sport che si sia mai vista in Italia, e Roma ha un pubblico captive, che si fa affascinare dagli eventi».
Il nuovo Stadio dei Marmi
Accanto al Centrale, un altro tassello riguarda lo Stadio dei Marmi, pensato come spazio aperto e accessibile alla comunità, rendendolo un luogo quotidiano di pratica sportiva e socialità.
«All’aperto, h24 e 365 giorni all’anno, gratuito, aperto a chiunque. Illuminato, e con spogliatoi e servizi. La pista da 400 metri per l’atletica e intorno un anello esterno del doppio della lunghezza, chi vorrà potrà correre su un asfalto bianco diverso, per allenarsi per il fondo o la maratona. Aperto ai runner ma magari anche per fare yoga, parkour, tutte le attività che si possono fare su una piazza sportiva all’aperto».
Sullo sfondo resta anche un ulteriore dossier, ancora soltanto accennato, ma potenzialmente destinato a cambiare i connotati del Foro. «Abbiamo un sogno per lo Stadio del Nuoto del Foro Italico».