L'Australia torna in America's Cup: sette sfidanti a Napoli, non accadeva dal 2007

Il Royal Prince Edward Yacht Club ha formalizzato la sfida del Team Australia per la Louis Vuitton 38a America’s Cup. L’edizione napoletana del 2027 diventa la più affollata degli ultimi vent’anni.

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accolto il cambiamento
Image Credits: media America's Cup

È ufficiale: il team Australia torna a competere per la Louis Vuitton America’s Cup. Il Royal Prince Edward Yacht Club – fondato nel 1922 a Point Piper, sul porto di Sydney – ha formalizzato la propria sfida per la 38esima edizione, con accettazione da parte del Royal New Zealand Yacht Squadron.

La notizia, attesa da settimane, porta il numero di contendenti a sei e il totale dei team in gara a sette, la partecipazione più numerosa dall’edizione 2007 di Valencia.

A finanziare l’operazione è John Winning, imprenditore alla guida di Winning Group, colosso australiano del retail, della logistica e della tecnologia, già sponsor delle squadre australiane nella Youth & Women’s America’s Cup di Barcellona 2024. Un investimento che punta lontano: costruire un’infrastruttura stabile per la vela d’élite australiana, non solo partecipare a un evento.

Un trio da manuale

La struttura di vertice di Team Australia è costruita attorno a tre figure di rango internazionale. Tom Slingsby, medaglia d’oro olimpica e due volte “World Sailor of the Year”, ricopre il ruolo di Head of Sailing. Glenn Ashby, tre volte vincitore della Coppa, sarà Head of Performance & Design. Al vertice esecutivo siede Grant Simmer, veterano della leggendaria campagna di “Australia II” del 1983, quella che spezzò 132 anni di imbattibilità del New York Yacht Club.

Una scelta che suona come un manifesto: la nuova Australia guarda avanti, ma non dimentica le proprie radici. Come dichiarato dal CEO, il progetto di Team Australia combina l’esperienza e le competenze dei professionisti locali con i nuovi talenti per sviluppare in futuro molteplici dipartimenti.

«Nel corso dei decenni, il talento australiano si è disperso tra i team di tutto il mondo, – ha dichiarato Grant Simmer, CEO del Team Australia. – Oggi abbiamo l’opportunità di riunirlo per competere ancora una volta per il nostro Paese».

Questo nuovo team sfrutterà i più moderni strumenti di ingegneria e progettazione, simulazione e ottimizzazione delle prestazioni per essere pronti a Napoli dall’inizio del prossimo anno.

La svolta regolamentare: una donna in ogni squadra

L’edizione napoletana del 2027 introduce per la prima volta nella storia della competizione l’obbligo di almeno una velista donna in ogni team. Un cambiamento strutturale, non cosmetico, che si accompagna al passaggio a sistemi di propulsione a batteria: tecnologia che sposta l’equilibrio competitivo verso stabilità, strategia e controllo del volo, avvicinando ulteriormente i programmi senior a quelli Youth & Women.

Tash Bryant, già parte del gruppo australiano, ha sottolineato come questa apertura crei percorsi più lineari per le giovani generazioni che si affacciano alla vela di alto livello.

«L’evoluzione delle barche e della competizione sta aprendo le porte a nuove opportunità e grande visibilità per le donne nella vela di alto livello, – ha dichiarato Bryant. – Per i giovani velisti australiani che oggi assistono al lancio di questa campagna, questa rappresentanza e questa ambizione hanno un grande valore».

Il quadro geopolitico della Coppa

Team Australia siederà nel board dell’America’s Cup Partnership (ACP), l’organismo di governance che supervisiona la competizione.

Grant Dalton, chairman dell’ACP e CEO di Emirates Team New Zealand, ha accolto il ritorno australiano con una nota di fair play e di velata cautela: «La vela dell’emisfero australe solitamente esprime il suo meglio nell’America’s Cup. Riconosciamo la loro temibilità come avversari».

Parole che pesano, in un contesto dove la Nuova Zelanda difende il titolo davanti a un parterre che non si vedeva così folto da quasi vent’anni.

Napoli 2027 si candida a diventare l’edizione della svolta: più team, nuove regole, nuove risorse finanziarie, un pubblico potenzialmente più ampio. Per l’Australia, il Golfo di Napoli non è solo un campo di regata: è la scenografia di un ritorno atteso da una generazione.