Si chiude un ciclo. O almeno si interrompe. Per due stagioni consecutive, il volley femminile italiano aveva costruito un dominio europeo difficilmente paragonabile a qualsiasi altra era recente: triplete europeo con i club, oro olimpico, titolo mondiale e due Nations League con la nazionale. Una striscia che aveva fatto della Serie A il punto di riferimento planetario della pallavolo femminile. Fino alle Final Four di Istanbul.
All’Ülker Sports Arena, sede prescelta per le finali di Champions League fino al 2028, le due rappresentanti italiane – Prosecco Doc A.Carraro Imoco Conegliano e Savino Del Bene Scandicci – si sono arrese entrambe in semifinale alle padrone di casa, con identico punteggio: 3-2. Vakifbank ha superato Conegliano, Eczacibasi ha eliminato Scandicci.
Ne è scaturita una finale tutta turca, la seconda nella storia della competizione, che ha incoronato il Vakifbank per la settima volta nella propria storia.
Italiane al bronzo, turche sul trono
Conegliano e Scandicci si sono ritrovate a disputare la finalina per il terzo posto, con le trevigiane a imporsi 3-0 sulle rivali toscane. Un epilogo che non era nelle previsioni di nessuno, ma che il campo ha imposto senza appello.
«Non era il risultato che speravamo, ma il verdetto del campo va sempre accettato, – ha dichiarato Mauro Fabris, presidente della Lega Pallavolo Serie A Femminile. – Complimenti alle squadre turche vincitrici, sarà bellissimo riprendere nella prossima stagione la sfida sportiva con loro. Le ultime annate sono state straordinarie, i nostri club hanno vinto tutto ciò che c’era da vincere. Quest’anno in Europa conquistiamo un primo, un secondo ed un terzo posto: questo dopo che le squadre italiane nelle ultime due stagioni hanno vinto due triplete consecutivi nelle Coppe Europee».
Numeri che Fabris utilizza per inquadrare il momento senza drammatizzarlo. E qualche dato conforta la lettura ottimistica: nelle fasi finali delle tre coppe europee, quattro delle otto squadre partecipanti erano italiane; la finale del Mondiale per Club era stato un derby nazionale tra Conegliano e Scandicci; la CEV Challenge Cup è andata alla Megabox Vallefoglia, mentre la medaglia d’argento in CEV Cup è della Reale Mutua Fenera Chieri.
Il dettaglio degli allenatori
C’è un paradosso che racconta meglio di ogni statistica lo stato dei rapporti tra i due sistemi-paese: tutte e quattro le finaliste della Champions League erano guidate da tecnici italiani.
Daniele Santarelli a Conegliano, Marco Gaspari a Scandicci, Giovanni Guidetti al Vakifbank, Giulio Bregoli all’Eczacibasi. L’unico dei quattro a non sedere sulla panchina di una nazionale è Gaspari.
Non è un caso isolato. È la fotografia di un meccanismo ormai strutturale: la Turchia acquista competenze, metodologie e giocatrici dall’Italia, offre condizioni economiche che la Serie A non può replicare, e costruisce club capaci di competere – e oggi di vincere – ai massimi livelli continentali.
Conegliano lancia la sfida alla Turchia: il modello italiano compete con budget fuori portata
Il peso delle risorse
I club turchi appartengono a grandi polisportive con sezioni di calcio e basket, bacini di tifosi ampi e sponsor che amplificano esponenzialmente le risorse disponibili. Il modello Fenerbahce è l’esempio più citato. La concentrazione di struttura finanziaria a Istanbul non è casuale: è il prodotto di anni di investimenti mirati.
Sul punto, Fabris è diretto. «Va di moda fare paragoni tra noi e la Turchia, – ha dichiarato nell’intervista realizzata da Sport e Finanza – ma credo che la differenza sia molto evidente. Noi abbiamo strutture societarie, allenatori apprezzati in tutto il mondo e una mentalità vincente, un ambiente complesso che abbiamo costruito nel tempo. Il nostro campionato non esprime solo un paio di squadre di vertice, ma un’eccellenza complessiva».
Lo storico parla chiaro
Nelle ultime venti edizioni della Champions League, l’Italia conta undici titoli, la Turchia con questa vittoria sale a nove. Dal 2019 in poi, in finale sono arrivate soltanto formazioni dei due paesi. Una coppia di movimenti che si contendono la supremazia europea con una intensità crescente, stagione dopo stagione.
Istanbul, per ora, sorride alla Turchia. Ma la Serie A, forte di un sistema più profondo e di vivai che continuano a produrre talento di alto livello, non ha intenzione di restare ferma a guardare.
L’appuntamento è alla prossima stagione.