Fabris: «Noi non facciamo rock, facciamo sport. E il volley femminile italiano è un sistema»

Vivai, allenatori, club e territori: il successo della pallavolo femminile non è episodico ma strutturale. Il presidente della Lega Volley Femminile, Mauro Fabris racconta a Sport e Finanza il modello italiano, i limiti dell’impiantistica, la crescita dei ricavi media e le sfide dell’ultimo anno di mandato.

Mauro Fabris_LVF
L'intervista
Image credit: Rubin / LVF

Vivai fortissimi che “non si sa più dove mettere i talenti”, tutte le under che vincono i campionati su scala europea. E ancora gli allenatori più richiesti in giro per il mondo che fanno scuola tra club e nazionali in ogni geografia.

Il volley italiano, femminile in particolare, non è un fenomeno estemporaneo ma un movimento articolato, che con le squadre di vertice esprime un’eccellenza mondiale ma che è profondo e radicato nei territori e nelle società.

Un qualcosa di difficilmente replicabile, se non con un lavoro che parte da molto lontano e che non può essere colmato semplicemente con una robusta spinta economica, come sta avvenendo in altre latitudini.

«Ho letto che in Turchia le pallavoliste sono trattate come star, come rock star. Ma noi non facciamo rock, facciamo sport».

E in questa frase si sintetizza il pensiero di Mauro Fabris, numero uno della Lega Volley Femminile, che ha scelto Sport e Finanza per raccontare gli obiettivi del suo ultimo anno alla guida della LVF, dopo vent’anni di presidenza. 

Domanda. Il volley italiano sta dominando in lungo e in largo: tanto con le compagini femminili quanto con quelle maschili, vincono i club e vincono le nazionali. Non ci si chiede più quale sia il segreto di questo movimento ma la domanda che ci si pone è come fare a preservarlo

Risposta. Preservare è la sfida di questi tempi. Noi cerchiamo sempre di alzare l’asticella e la sola risposta possibile è una e una soltanto a lavorare. Dal punto di vista sportivo è impossibile replicare quanto ottenuto nelle ultime stagioni, perché abbiamo vinto tutto. Ultimamente va di moda fare paragoni con la tra noi e la Turchia ma credo che la differenza sia invece molto evidente: noi abbiamo strutture societarie, allenatori apprezzati in tutto il mondo e una mentalità vincente, un ambiente complesso che abbiamo costruito nel tempo. Mi preme poi sottolineare che il nostro campionato non esprime solo un paio di squadre di vertice ma una serie di team, abbiamo un’eccellenza complessiva. Insomma, prima di paragonarsi a noi, i turchi ci devono prendere.

D. La passata stagione ha fatto segnare un nuovo record di spettatori televisivi, ormai stabilmente sopra i 10 milioni. A che numeri può ambire il volley femminile? Quali accordi e coperture occorrono?

R. Siamo contenti degli accordi che abbiamo, non possiamo lamentarci. Ogni volta che andiamo in chiaro facciamo record di ascolti. E pensare che io son stato chiamato, vent’anni fa perché nessuno ci voleva produrre, pazzesco. Non c’è un tema di visibilità, adesso come adesso: andiamo su Rai, DAZN e Sky per le coppe. Tutto il resto è su Volleyball World Tv. Ho detto no a più riprese al canale monotematico perché resto dell’idea che la cosa più importante sia allargare la base.

D. Anche nei palazzetti il trend è in crescita, con oltre mezzo milione di spettatori in stagione. Seguire lo sport dal vivo in Italia però ha un limite strutturale, quello di impianti vetusti, scarsamente attrezzati e in generale di scarso “appealing”. Qual è la situazione del volley?

R. La nostra realtà è che quando ci sono dei big match le squadre spesso devono spostarsi dal loro palazzetto perché non c’è spazio sufficiente.
Non abbiamo più neanche un tema di tifoserie: la volontà di seguire il volley dal vivo ha trasceso la questione. Faccio l’esempio delle Final Four di Coppa Italia a Torino a fine gennaio. Non c’era una squadra cittadina, non c’era neanche Milano come squadra di una grande città vicina, eppure abbiamo fatto 25mila persone in due giorni e l’80% del pubblico era torinese.
Mi ripeto, mantenere il livello o meno dal punto di vista sportivo mi preoccupa relativamente. Mi preoccupa invece di più il limite che abbiamo nella crescita e su questo gli impianti son fondamentali. Penso a Firenze che ha come main sponsor Wanny del Bisonte e ha dato alla città il PalaWanny – dove gioca sia Firenze che Scandicci – ed uno spazio pensato principalmente per la pallavolo ma ha anche una club house e tanti altri possibili usi. Le nostre società sono anche pronte a fare di più, certo se avessero un supporto pubblico differente, anche solo in termini di procedure autorizzative per i terreni con agevolazioni.

D. Lavorare sinergicamente con i club, fare pressing su politica e istituzioni sportive, interessarsi a forme di partenariato pubblico-privato: su quali leve può spingere la LVF sul fronte dell’impiantistica?

R. Al movimento volley servono strutture adeguate e ricevere l’attenzione che merita dal punto di vista della fiscalità. Non vogliamo la “Norma Ronaldo”, non vogliamo la spalma debiti come nel calcio o tutta quella serie di agevolazioni che toccano anche l’ordine pubblico. Non vogliamo tutto questo, ci basterebbe invece cominciare defiscalizzazione delle sponsorizzazioni sportive e poter contare finalmente su scelte di natura politica e amministrativa coerenti.

D. Con il fondo di investimenti NJF avete creato la newco Spike Media che gestisce i diritti di immagine della Lega. Una scelta alla quale ha lavorato a lungo e che si è rivelata vincente, con ricavi triplicati. Da quest’anno si occuperà anche dei diritti media, subentrando a Volleyball World. Cosa è lecito aspettarsi in termini commerciali e dunque economici?

R. Un movimento che cresce e monetizza questo straordinario successo planetario. Lo scorso anno abbiamo visto delle Final Four di Champions League con tre italiane su quattro partecipanti e una finale di Coppa del Mondo per club con due finaliste italiane. Questo solo per ribadire la forza del movimento. Tornando alla sua domanda, già nel primo anno con la NewCo abbiamo distribuito circa tre volte tanto quello che facevamo di margine nello scorso campionato. Abbiamo inoltre introdotto la pubblicità elettronica sul campo come avviene da tempo nel calcio: gli sponsor hanno capito l’importanza di andare sui social…

D. A tal proposito il nuovo modello di Spike Media vede la strategia digitale al centro, una partnership con Meta e l’accesso gratuito ad alcuni contenuti sui social per aumentare l’engagement. Ci racconti di questo nuovo approccio.

R. In termini di visualizzazioni siamo sopra il basket e sopra il volley maschile, siamo dietro solo al calcio anzi, siamo dietro solo alla Serie A perché facciamo numeri più alti della Serie B. Puntare sui social e sugli aspetti contenutistici, anche grazie a molte nostre atlete che hanno scelto di giocare nel nostro campionato, vuol dire accedere a milioni di follower ben oltre i confini dell’Italia e monetizzare quindi su tanti altri mercati. Il potere oggi è di chi “controlla” e noi abbiamo la possibilità avvicinarci a milioni e milioni di dati che riguardano i fans della pallavolo in giro per il mondo.

D. Nelle ultime settimane si è tornato a parlare del passaggio al professionismo per il volley femminile. Il campionato italiano resta un luogo d’elite per il volley mondiale ma il richiamo di economico di altri campionati, quello turco su tutti, potrebbe farsi sentire. Quali sono le opportunità di questa rivoluzione e quali invece le criticità.

R. Non è il principale tema, mi spiego, non è che non sia un tema e che non ritengo che sia da lì che si costruisca il futuro o un’ulteriore crescita, pur essendo un qualcosa che seguiamo con molta attenzione. Penso invece alla riforma del lavoro sportivo che poteva rappresentare un’opportunità per dare modo ai club di arrivare al professionismo con gradualità. La lavoratrice sportiva non gode, dal punto di vista previdenziale, delle stesse coperture delle lavoratrici di qualsiasi altro settore, su tutti il congedo di maternità. Iniziamo a parificare le sportive a tutte le altre lavoratrici e vediamo che pian piano si arriva al professionismo. Detto questo, son convinto che sia un qualcosa che dovrà esser sistemato più prima che poi anche perché di fatto l’attività professionale a tempo pieno di queste ragazze è lo sport.

D. Un’ultima domanda presidente: è sicuro di voler lasciare la guida della Lega Volley Femminile quest’anno?

R. C’è qualche club che inizia ad avanzare il tema ma abbiamo stabilito un limite di mandati ed è giusto cambiare, sono due decadi che ricopro questo ruolo. Posso ritenermi soddisfatto però se penso a dove siamo arrivati e da dove arrivavamo e alle sfide che ho superato, l’ultima quella dell’ingresso del fondo che è stata una battaglia durissima. Non andrò comunque molto lontano, andrò a fare il presidente della NewCo e sarò ancora più carico di responsabilità commerciale ma, quel che conta, è ottenere il massimo da questo lungo momento d’oro del nostro movimento.

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