Dal 2031 la maratona non sarà più una disciplina dei Campionati Mondiali di atletica leggera. World Athletics ha scelto, e la strada – è il caso di dirlo – è tracciata. I puristi si indignano, i modernisti esultano, e nel mezzo resta la domanda che divide il mondo del podismo: è una svolta necessaria o il tradimento di un’identità sportiva costruita in oltre un secolo?
La decisione, annunciata dalla federazione internazionale, prevede una transizione graduale: la maratona resterà ai Mondiali classici nel 2027 e nel 2029, poi uscirà definitivamente di scena. Dal 2031 nascerà un Campionato Mondiale di Maratona autonomo, a cadenza annuale, alternando uomini e donne e disputandosi all’interno delle grandi maratone cittadine già esistenti.
La prima edizione dovrebbe tenersi ad Atene, alla Maratona “The Authentic”, con arrivo allo Stadio Panatenaico: un omaggio simbolico a Filippide, l’emerodromo greco che nel 490 a.C. corse da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria sui Persiani.
Il problema era già visibile da anni
La logica economica alla base della scelta è difficile da contestare. Le grandi maratone autunnali e primaverili – New York, Londra, Berlino, Parigi, Tokyo – dispongono di budget milionari e ingaggiano i migliori specialisti mondiali. Ai Mondiali estivi, spesso disputati in agosto, arrivano le seconde scelte: chi ama abbastanza la propria maglia nazionale da rinunciare a compensi ben più sostanziosi.
Come riportato da Avvenire, preparare una maratona per agosto significa quattro mesi di allenamenti intensi, circa 200 km settimanali, sotto il caldo, per poi rischiare di chiudere ventesimo senza poi poter gareggiare in autunno. Il caso emblematico resta la maratona dei Mondiali di Doha 2019, corsa praticamente di notte con 40 gradi di temperatura, un’edizione ricordata come un disastro organizzativo e atletico.
Il presidente di World Athletics Sebastian Coe ha motivato la svolta con parole ambiziose: creare “una celebrazione mondiale dedicata alla maratona” in un contesto che ne onori il patrimonio storico, riflettendo al tempo stesso “la portata e lo spirito della comunità mondiale dei corridori“.
Parole che, secondo Avvenire, hanno convinto poco i tifosi più legati alla tradizione, preoccupati anche dal rischio di sovrapposizioni con i già esistenti Campionati Mondiali di Corsa su Strada.
Il boom che giustifica tutto
Dietro questa riforma c’è però un fenomeno di mercato difficile da ignorare. Il running sta vivendo una trasformazione strutturale senza precedenti. In Italia, nel 2025, i maratoneti che hanno tagliato un traguardo sui 42,195 km sono stati 72.722, con un incremento di oltre 19mila finisher rispetto al 2024, quasi tre volte la crescita dell’anno precedente. La Acea Run Rome The Marathon ha superato per la prima volta i 20mila arrivi – con una crescita del 44% – e l’edizione 2026 ha chiuso le iscrizioni con 36mila pettorali assegnati, il 65% dei quali a stranieri.
A livello globale si organizzano oggi più di 800 maratone l’anno, e le sette World Marathon Majors – Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago, New York e Sydney, quest’ultima entrata nel circuito nel 2025 – sono diventate oggetti di desiderio per milioni di runner amatori.
La domanda è talmente alta che la partecipazione si ottiene attraverso tempi di qualificazione, lotterie pubbliche con oltre un milione di candidati (come a Londra) oppure pacchetti organizzati da tour operator specializzati o no profit. Come nota Avvenire, cinquantamila iscritti che pagano in media 100 euro generano un budget che la World Athletics da sola non riuscirà mai a produrre.
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Chi vince e chi perde
Il nuovo formato promette visibilità mediatica ampliata, diritti televisivi più remunerativi e prestazioni atletiche più elevate, con i migliori specialisti finalmente liberi di gareggiare per il titolo mondiale senza sacrificare la propria stagione commerciale. Ciò che si perde, però, è l’unità narrativa dei Mondiali di atletica: quella kermesse in cui convivono sprint, salti, lanci e mezzofondo, e dove la maratona rappresentava il punto di chiusura, la gara più lunga e umana di tutte.
Tra chi guarda con ottimismo al cambiamento c’è Iliass Aouani, primatista italiano di maratona con il 2h04’26” corso a Tokyo il 1° marzo scorso e campione europeo nel 2025. Bronzo ai Mondiali di Tokyo in settembre 2025, Aouani riconosce che un Mondiale dedicato unicamente alla maratona porterà una visibilità più ampia in un contesto globalizzato, con numeri in forte crescita e milioni di appassionati runner pronti a seguire la competizione.
Un punto fermo resta, comunque: le Olimpiadi. La maratona non uscirà mai dai Giochi, che diventeranno così ancora più importanti nell’immaginario collettivo.
Il rischio concreto, che qualcuno già intravede, è che la maratona si trasformi progressivamente in uno sport di élite sia per i professionisti che inseguono cachet sempre più alti, sia per gli amatori che devono sostenere costi crescenti di iscrizioni, viaggi e pacchetti hotel pur di partecipare alle gare più prestigiose.
Haruki Murakami scriveva nel suo L’Arte di Correre (Einaudi, 2009) che “quando corro, non devo parlare con nessuno e non devo correre con nessuno“. Oggi, tra app come Strava, piattaforme di iscrizione digitale e classifiche in tempo reale, non si è mai davvero soli.
La maratona è diventata un fenomeno collettivo, globale, economicamente potente.
World Athletics ha deciso di seguire questa corrente. Se sia la direzione giusta, lo dirà il tempo: probabilmente 42,195 chilometri alla volta.