Cinque anni dopo aver promesso di non restare indietro sull’elettrico, Ferrari è pronta a dare un prezzo alla propria scommessa più rischiosa. Secondo fonti anonime citate da Bloomberg, il Cavallino Rampante avrebbe fissato un prezzo preliminare di circa 550mila euro – pari a circa 647.000 dollari – per Luce, la sua prima granturismo completamente elettrica.
Il modello sarà presentato in anteprima mondiale a Roma il prossimo 25 maggio, in quello che la casa di Maranello ha già definito un evento in tre fasi. Il prezzo definitivo potrebbe variare fino al 10% in più o in meno rispetto alla cifra indicata; Ferrari, come da prassi, ha rifiutato di commentare.
La soglia indicata è tutt’altro che casuale: collocherebbe la Luce al di sopra della Purosangue, il SUV quattro porte partito da circa 450mila euro e diventato rapidamente uno dei modelli più rilevanti per i conti del gruppo. Un posizionamento che traduce in cifre la filosofia dell’amministratore delegato Benedetto Vigna, sintetizzabile nella formula «value over volume»: meno unità, prezzi più alti, esclusività preservata.
«Nel segmento delle auto sportive, – ha dichiarato il CEO nel corso dell’ultima Assemblea degli azionisti – continueremo a tutelare l’esclusività attraverso la diversificazione orizzontale della gamma, con una media di quattro nuovi modelli all’anno tra il 2026 e il 2030, che comprenderanno motori a combustione interna, ibridi ed elettrici.»
Non una supercar, ma una granturismo
Prima di ragionare sui numeri di Borsa, vale la pena chiarire cosa sia davvero Luce. Non una supercar nel senso tradizionale del termine, bensì – come ha ribadito più volte la stessa Ferrari – una granturismo a quattro porte e quattro posti, più grande dell’attuale ammiraglia ibrida F80.
Il direttore tecnico Gianmaria Fulgenzi l’ha descritta come un veicolo capace di coniugare «agilità da coupé e stabilità da granturismo». Un equilibrio che, sulla carta, serve ad ampliare ulteriormente la base clienti senza tradire il DNA del marchio, replicando il successo ottenuto con la Purosangue.
Sul fronte del design, la scelta più dirompente è quella del collaboratore: Jonathan Ive, il leggendario designer che ha plasmato l’estetica di Apple – dall’iMac G3 all’iPhone – attraverso il suo studio LoveFrom. Per Ive si tratta della prima incursione nel settore automotive, e per Ferrari di un segnale inequivocabile sul livello di ambizione del progetto.
Il presidente John Elkann, intervenuto all’assemblea degli azionisti, ha spiegato che lo sviluppo ha richiesto «un nuovo processo creativo», precisando però che l’obiettivo non era cambiare l’identità del marchio, bensì «esplorare nuove possibilità con gli stessi standard e la stessa ambizione».
«Luce è più di un nome – ha dichiarato Elkann. – Esprime un’idea chiara: in Ferrari la tecnologia non è mai il punto di arrivo. È un modo per creare prestazioni ed emozioni in una forma nuova.»
Il valore residuo, nodo da sciogliere
Il prezzo di ingresso non è l’unica variabile che i potenziali acquirenti stanno valutando. Per una clientela abituata a considerare le Ferrari anche come investimenti – alcuni modelli hanno quintuplicato il proprio valore in pochi anni – il tema del valore residuo dei veicoli elettrici rimane una criticità concreta.
Storicamente, le EV tendono a deprezzarsi più rapidamente dei modelli a combustione interna, e i collezionisti della fascia ultra-premium lo sanno. Luce dovrà dimostrare non solo di saper emozionare al volante, ma anche di reggere nel tempo come asset. Una sfida che, secondo Bloomberg, rappresenta uno dei banchi di prova più severi per la strategia di Vigna.
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Il piano Ferrari 2030 e il mix di gamma
La Luce si inserisce in un quadro strategico definito con precisione al Capital Markets Day 2025. Come già ricostruito su Sport e Finanza, il piano Ferrari 2030 prevede un mix di gamma composto per il 40% da modelli ibridi, il 20% da elettrici e il restante 40% da vetture a combustione interna: una revisione al ribasso rispetto alle proiezioni del 2022, che riflette un approccio più cauto all’elettrificazione rispetto ai competitor del lusso.
La produzione avverrà nel nuovo stabilimento di Maranello dedicato ai sistemi di propulsione a batteria, con volumi intenzionalmente limitati per non compromettere l’esclusività.
Elkann ha posto l’accento sulla coerenza di questo percorso: «Ferrari è in grado di dare ai consumatori quello che vogliono e di utilizzare tecnologie per creare prodotti unici ed emozionali. Crediamo che il futuro debba essere rispettoso di quello che vogliono i clienti e delle nuove regole sulle emissioni.»
Un messaggio che suona tanto come promessa ai clienti quanto come rassicurazione agli analisti, in un anno in cui il titolo ha ceduto circa il 19,5% negli ultimi dodici mesi, in parte per via delle tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, regione in cui Ferrari ha sospeso temporaneamente la maggior parte delle spedizioni.
I conti e il titolo
Sul fronte finanziario, il 2025 si è chiuso in modo solido. L’assemblea degli azionisti di metà aprile ha approvato la distribuzione di un dividendo di 3,615 euro per azione per un totale di 640 milioni di euro, in crescita del 21% rispetto all’anno precedente. Vigna ha definito quello appena concluso «un anno di esecuzione coerente e di importanti nuovi inizi», con risultati solidi in tutte e tre le aree di attività. Da inizio 2026, tuttavia, le azioni segnano un saldo leggermente negativo, intorno al -1%. Il mercato attende il 25 maggio prima di riformulare un giudizio definitivo.
Quello che è già certo è che la premiere romana di Luce sarà qualcosa di inedito per il settore. Ferrari ha scelto di costruire attorno al lancio un percorso narrativo in tre fasi, un format senza precedenti per la casa di Maranello.
L’interrogativo che resta aperto e che il mercato, i collezionisti e gli appassionati si pongono con uguale curiosità, è se 550mila euro comprino davvero una Ferrari nel senso più pieno del termine, o soltanto una Ferrari silenziosa.