Mentre il Mutua Madrid Open entra nel vivo – in programma dal 21 aprile al 3 maggio – il Santiago Bernabeu si appresta a ospitare sessioni di allenamento dei migliori tennisti ATP e WTA del circuito mondiale, con un campo in terra battuta installato all’interno dell’impianto tra il 23 e il 30 aprile. Una finestra temporale non casuale: il Real è sceso in campo il 21 aprile contro l’Alaves in Liga, poi due trasferte consecutive lasciano lo stadio libero.
L’operazione è al tempo stesso un esperimento logistico, una trovata di marketing e, soprattutto, un segnale preciso sulla direzione che stanno prendendo i grandi impianti sportivi contemporanei.
Una scelta di posizionamento, prima che di praticità
«Dobbiamo differenziarci, – ha dichiarato Feliciano López, direttore del Madrid Open. – Siamo sempre stati un torneo molto innovativo e abbiamo sempre corso i rischi maggiori, con l’intento di fare qualcosa di nuovo e sorprendere il pubblico».
L’iniziativa nasce anche da un’esigenza concreta: l’espansione del torneo – oggi con tabelloni da 96 giocatori su due settimane – ha saturato rapidamente la capienza della Caja Mágica, che dispone di tre campi principali e sedici campi secondari ma difetta di strutture per gli allenamenti. Negli ultimi anni diversi impianti privati sparsi per Madrid sono stati utilizzati per decongestionare gli spazi.
Il Bernabeu, con i suoi 80mila posti e la sua recente trasformazione architettonica, si presenta come la soluzione più visibile e la più redditizia in termini di immagine.
López ha però tenuto a precisare i limiti dell’iniziativa: le sessioni al Bernabeu saranno private e su base volontaria, la routine dei giocatori non cambierà, e il Tennis Garden alla Caja Mágica resta il fulcro del torneo, accessibile al pubblico con il normale biglietto d’ingresso.
«C’è stato un fraintendimento comunicativo, – ha ammesso il direttore del torneo. – Alcuni pensavano che ci sarebbero stati più campi, che i giocatori si sarebbero sempre allenati lì, ma non è così».
C’è anche una componente logistica che rivela quanto l’operazione sia stata pianificata nei minimi dettagli: la maggior parte dei tennisti iscritti al Madrid Open alloggerà in hotel nelle vicinanze dello stadio, riducendo al minimo gli spostamenti verso il Bernabeu. Per raggiungere la Caja Mágica, invece, sono necessari circa trenta minuti d’auto.
Un dettaglio apparentemente minore, ma sintomatico di una visione in cui l’esperienza del giocatore – e non solo quella del pubblico – viene curata come variabile strategica.
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Il Bernabeu come piattaforma economica
Ciò che rende questa storia significativa non è tanto il tennis in sé, quanto il modello che il Bernabeu sta costruendo attorno a sé. Dopo una ristrutturazione da circa 525 milioni di euro – ripagabili in 35 anni tramite finanziamento – lo stadio ha introdotto un sistema di campo retrattile che permette di riporre il manto erboso in un’area di stoccaggio sotterranea, liberando la superficie per altri utilizzi in tempi rapidi.
Il risultato è un impianto che, nel giro di pochi giorni, può transitare dal calcio al tennis, dall’NFL ai grandi concerti. Lo scorso novembre ha ospitato la prima partita di regular season NFL in Spagna, con oltre 78mila spettatori sugli spalti: un successo che ha convinto la lega americana a siglare un accordo pluriennale per continuare a giocare a Madrid. In programma c’è anche la partita inaugurale di EuroBasket 2029, con aspettative di pubblico vicine alla capienza massima.
«Gli stadi dei club, – spiega Tim Bridge, lead partner di Deloitte Sports Business Group, a Il Sole 24 Ore – rappresentano ormai qualcosa di più di un semplice asset per il giorno della partita. Molti club stanno convertendo i loro impianti in luoghi di intrattenimento a 360° in grado di attrarre nuovi visitatori, sponsor e opportunità di vendita al dettaglio».
I numeri del Real Madrid confermano questa lettura: il club è stato il primo nella storia a superare il miliardo di euro di ricavi in una singola stagione, con i proventi legati alle partite raddoppiati a 248 milioni nella stagione 2023/24, in buona parte grazie al completamento dei lavori di ristrutturazione.
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E se Sinner giocasse contro Alcaraz al Bernabeu?
Gli organizzatori del Madrid Open non escludono sviluppi futuri.
«L’idea di una vera e propria esibizione di tennis è ancora in piedi, – hanno dichiarato nella conferenza stampa di presentazione del torneo. – Se il club di Florentino Pérez riterrà opportuno fissare un big match celebrativo, dal canto nostro non vediamo l’ora».
Anche López ha lasciato aperta questa possibilità: «La considerano una buona opportunità per utilizzare maggiormente lo stadio e magari in futuro si potrebbe organizzare qualcosa del genere».
Non è fantascienza. Nel 2019 fu già Florentino Pérez in persona, spesso avvistato alla Caja Mágica durante il torneo, a proporre un’esibizione tra Rafael Nadal e Roger Federer proprio al Bernabeu.
All’epoca l’idea non si concretizzò. Oggi l’infrastruttura c’è, il contesto è cambiato, e l’interesse economico di entrambe le parti è evidente.
Il modello che avanza
Quello che sta accadendo a Madrid è la manifestazione di una tendenza globale. Lo stadio moderno non può permettersi di essere soltanto la casa di una squadra: deve generare valore 365 giorni l’anno, attrarre pubblici diversi, dialogare con il territorio.
Come spiega Silvia Prandelli, Senior Principal di Populous Italia, al Corriere della Sera: «oggi non progettiamo più soltanto un contenitore per una partita o per un concerto. Progettiamo luoghi funzionali capaci di attivare il territorio e di generare valore economico, sociale e urbano».
Per il Bernabeu e per il Madrid Open, il tennis è il passo successivo di questa trasformazione. Non l’ultimo.
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